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Senza vincoli contrattuali: Kaio Jorge

Scritto da  Francesco Bernardi Dic 17, 2021

Sono gli attaccanti che fanno giocare bene la squadra. La citazione attribuita a Osvaldo Bagnoli, l’allenatore che condusse il Verona alla conquista del suo unico scudetto, nasce dal calcio d’altri tempi ma si esalta nel contesto contemporaneo. Mai come negli ultimi dieci anni il centravanti influisce sull’economia di squadra.

Se una volta infatti la punta poteva permettersi di vivere la partita scollegato dalla manovra, a patto che mantenesse le attese realizzative, oggi non basta più. Il calcio moderno esige dal centravanti la partecipazione allo sviluppo dell’azione e la prima pressione in fase di non possesso. Non è una stravaganza di chi aspira ad emulare il “calcio totale”, è il minimo sindacale per esprimere una trama di gioco credibile.
 
Il Bologna ne è un chiaro esempio. La stagione scorsa è stata segnata dalla mancanza di un centravanti di ruolo. Per mesi Sinisa Mihajlovic ha alternato Musa Barrow e Rodrigo Palacio come riferimenti centrali, ma entrambi non hanno mai nascosto la preferenza per l’ossigeno della fascia, rispetto al traffico dell’area di rigore. Sinisa ha fatto di necessità virtù, impostando un centravanti ombra che facesse da diversivo per favorire gli inserimenti di Roberto Soriano. Il capitano ha così potuto approfittare della situazione per raggiungere il record di marcature personali in Serie A, ma tutti in società erano ben consapevoli che si trattasse di un ripiego che non avrebbe retto sul lungo periodo.
Così Walter Sabatini è sceso sul sentiero di guerra ed ha smosso mari e monti per regalare a Mihajlovic il tanto agognato attaccante. Dopo sei mesi di trattative lungo la via della seta, il capitano Achab riesce finalmente a mettere le mani sulla balena bianca. Il 26 luglio Marko Arnautovic sbarca a Bologna sommerso dalla folla: Sinisa ora ha in mano tutti i pezzi del puzzle.
 
L’austriaco si rivela insostituibile fin dalle prime uscite stagionali. Arnautovic non incide in modo determinante soltanto sull’indice di pericolosità offensiva, ma ricopre un ruolo fondamentale nell’uscita del pallone da dietro. Offre sempre una soluzione per il passaggio in avanti. Si piazza spalle alla porta e chiama il pallone addosso, permettendo a tutta la squadra di salire. È l’unico attaccante a disposizione di Mihajlovic in grado di dirigere la manovra offensiva: detta i tempi, apre gli spazi, chiude i triangoli, lega il gioco. Se guardarlo giocare non bastasse per rendersi conto di come sia imprescindibile, è sufficiente guardare gli effetti che produce la sua assenza. Nella sfida del Dall’Ara contro la Fiorentina è stato fermato dal ripresentarsi del fastidio alla coscia destra. Milenkovic e Martinez Quarta si sono accampati sulla linea di centrocampo, incuranti dello spazio libero alle proprie spalle, che tanto non attaccava nessuno. I rossoblù non sono mai riusciti a trovare le punte per poter imbastire un’azione manovrata che costringesse gli avversari nella propria trequarti. Il Bologna spuntato non trova sbocchi.
 
Il programma della diciottesima giornata di Serie A oppone al Bologna la squadra che, meglio di tutte negli ultimi anni, può essere presa come modello per dimostrare il peso del centravanti nel gioco di squadra. Dalla partenza di Gonzalo Higuain, uno dei migliori registi offensivi dell’ultimo decennio, la Juventus ha faticato a trovare un numero nove che fosse in grado di elevare il collettivo. Cristiano Ronaldo, che ne ha raccolto in campo l’eredità, ha addirittura migliorato il numero di reti segnate, ma non si è nemmeno avvicinato al contributo che il suo predecessore dava allo sviluppo dell’azione. Se Higuain gioca per seminare, mettendo la costruzione davanti ai numeri personali, Cristiano è sempre focalizzato sul raccogliere il maggior numero di frutti. Non è un caso che l’espressione calcistica della Juventus ne abbia risentito in modo considerevole.
Consapevole della lacuna nel reparto avanzato, la società bianconera ha lavorato di anticipo, assicurandosi uno dei prospetti più interessanti del panorama sudamericano. Kaio Jorge Pinto Ramos, nato a Olinda il 24 gennaio 2002, è sbarcato in estate all’aeroporto di Caselle, dopo che la Juventus è riuscita vincere la concorrenza dei club di mezza Europa. Nonostante però il momento di difficoltà attraversato dagli attaccanti bianconeri, tra gli infortuni ricorrenti di Paulo Dybala e le prestazioni altalenanti di Moise Kean, fatica a trovare spazio. Dall’inizio della stagione è sceso in campo soltanto per 107 minuti, 64 dei quali in occasione di Venezia-Juventus dove ha sostituito l’acciaccato Dybala. Per caratteristiche tecniche e interpretazione del ruolo, il giovane talento scuola Santos, sarebbe il profilo ideale per vestire i panni dello scudiero di Arnautovic.
 
Nei quattro anni trascorsi vestendo la maglia bianca del Peixe, Kaio Jorge, ha dato prova di come nelle sue vene scorra puro il sangue del centravanti moderno. Ama uscire dall’area di rigore per associarsi ai compagni nel palleggio, è abile nel dribbling e si esalta quando gli spazi sono stretti. La tecnica individuale è coerente con la terra che gli ha dato i natali e la scuola che lo ha cresciuto. La stessa di Neymar, Robinho e Pelé, tanto per non mettere pressione al ragazzo.
L’ingaggio fantasioso di Kaio Jorge da parte del Bologna, non consentirebbe soltanto di consegnare a Sinisa un’alternativa valida ad Arnautovic. Oltre infatti a fare da supplente al titolare, il brasiliano amplierebbe il ventaglio delle strategie offensive. Rispetto ad Arnautovic perde qualcosa in centimetri, ma può vantare una maggiore rapidità e la capacità di svariare su tutto il fronte offensivo.
Se, da una parte, avere due calciatori con caratteristiche speculari nello stesso ruolo può rappresentare una certezza, dall’altra potrebbe rivelarsi un rischio; come mettere tutte le uova nello stesso cesto. Appena una partita si dovesse incartare, l’allenatore non avrebbe a disposizione quel giocatore in grado di riscrivere la sceneggiatura tattica per sorprendere gli avversari, ormai abituati ad un certo tipo di gara. Gian Piero Gasperini è il manifesto di quanto possa risultare micidiale equipaggiare la propria faretra con alternative offensive dalle diverse caratteristiche. Duvan Zapata e Luis Muriel hanno contribuito in modo massiccio a costruire le fortune dell’Atalanta nelle ultime stagioni. Nonostante il titolare del ruolo sia senza dubbio Zapata (che nel gioco delle coppie assomiglia ad Arnautovic), nella scorsa stagione Muriel (più simile a Kaio Jorge) ha totalizzato 22 reti e 10 assist subentrando in venti occasioni dalla panchina, contro sedici apparizioni da titolare.
Poter cambiare tipo di centravanti senza perdere la fonte di gioco, offre anche all’intera squadra l’occasione per imparare a gestire diversi generi di partita. A seconda della gara, o del momento all’interno della stessa, l’allenatore, sostituendo la punta, cambia il modo di attaccare della squadra. Di conseguenza si aprirebbero numerosi spiragli tattici che potrebbero favorire quegli elementi che adesso fanno più fatica a trovare spazio, come Andreas Skov Olsen e Riccardo Orsolini.
È difficile immaginare l’impiego simultaneo di Barrow, Arnautovic ed un terzo attaccante, come potrebbe essere Kaio Jorge, se non per un disperato assalto finale. Ma la scorsa stagione di Luis Muriel, o quella ancora precedente di Caicedo alla Lazio, dimostrano come nel calcio moderno si possa avere lo stesso peso di un titolare — se non addirittura di più — partendo dalla panchina. Perché non è una questione di tempo, ma di qualità. E la qualità, il ragazzo allevato nella culla di Pelé, Robinho e Neymar, l’ha iniziata a respirare ancora prima di imparare a camminare.
Ultima modifica il Venerdì, 17 Dicembre 2021 22:55