IL GRILLO PENSANTE - La serenità di Sinisa e le polveri bagnate

Scritto da  Apr 03, 2022

Ci sono avversari ostici che è difficile sbaragliare ed altri invece più malleabili sui quali è più agevole prevalere. La leucemia mieloide è uno di quegli avversari infidi, subdoli, bastardi, estremamente complicati da abbattere e sempre in agguato anche quando sembrano sconfitti, motivi per i quali tutta Bologna ha trattenuto il fiato quando sabato scorso Mihajlovic ha svelato segnali di recrudescenza della patologia all’interno di una conferenza stampa indetta a sorpresa. Il gelo è piombato sulla città come metallo ma un po’ meno opprimente rispetto all’estate 2019 quando vennero palesati i primi sintomi da un Sinisa atterrito e spaventato, questa volta l’avversario è ben conosciuto e le avvisaglie manifestate saranno neutralizzate come serenamente annunciato dal tecnico serbo “a differenza di due anni e mezzo fa sono più sereno. So cosa devo fare e la situazione è diversa, spero che i tempi siano brevi” che non perde neppure occasione per mostrare i muscoli ad un nemico che ha già battuto “non entrerò in scivolata come due anni e mezzo fa su un avversario lanciato, ma giocherò d’anticipo per non farlo partire.  Si vede che questa è una malattia molto coraggiosa per tornare ad affrontare uno come me. Io sono qua, se non gli è bastata la prima lezione gliene darò un’altra”.

 

Il nuovo intoppo del mister giunge al termine di una striscia nera come la notte di risultati, nelle 10 partite giocate nel 2022 sono stati accantonati la penuria di 6 punti figli di 1 vittoria, 3 pareggi e 6 perse; nella più recente sconfitta casalinga con l’Atalanta, sotto gli occhi mesti di Saputo e Signora, il Bologna ha sfoderato in grande stile tutte le pecche che lo attanagliano da inizio stagione, compresi i cronici limiti realizzativi ed anche un po’ di affezionata sfortuna. “Tra Fiorentina e Atalanta ci siamo presentati 5 volte davanti al portiere senza segnare” lamentava sconsolato Sinisa; in effetti la mancanza di cinismo è tratto distintivo del DNA della squadra, il suo Bologna quest’anno ha un centravanti degno di tal nome (sebbene le 9 reti di Arnautovic siano un bottino poco più che onesto) ma sta avendo poco da Barrow (5 reti) ed Orsolini (4) e addirittura zero scarabocchio da Soriano e Sansone, una voragine soltanto parzialmente mascherata dai sorprendenti 9 gol provenienti dalle retrovie (4 Hickey, 3 De Silvestri e 2 Theate). In sostanza il reparto offensivo spara spesso a salve e la mediana, a parte Svenberg (3), ha le polveri bagnate fradice con numeri che alla distanza stanno diventando impietosi.

 

Il campionato riprende al termine di una pausa che ha spazzato via dall’elitè mondiale il calcio italiano, prestigio che era stato sorprendentemente riconquistato con il titanico trionfo europeo dell’estate scorsa ma che aveva già vacillato dopo il recente sterminio di club nostrani in Champions League; l’assenza di tricolore nei Quarti di Finale della massima competizione continentale fa il paio con la mortificante sconfitta interna con la modesta Macedonia del Nord che ha determinato l’estromissione dal mondiale in Qatar degli azzurri per la seconda volta consecutiva. Un record storico. Il primo mondiale giocato in inverno ci priverà di oltre un mese di Serie A senza la gratificazione di poter seguire l’Italia nel percorso mondiale.

Per alleggerire i grigi umori del periodo, in data 1 Aprile sono rimbalzate nell’etere goliardici pesci riguardanti l’interessamento di Roman Abramovich all’acquisto del Bologna o l’entrata in società di Pavel Nedved in fuga dalla Juventus, favolette che non hanno distratto il popolo rossoblu dai reali obiettivi che gli ultimi mesi della stagione contemplano: non assistere ad stucchevole passerella primaverile da parte della squadra (come già visto troppe volte in passato) e, soprattutto, riabbracciare mister Mihajlovic sul prato verde di Casteldebole. Per tutto il resto c’è ancora tempo.