Umarells rossoblu - Bologna - Brescia - 16 Novembre

Scritto da  Nov 16, 2014
(Premessa d'obbligo, certi articoli li scrivo, li cancello e li riscrivo, onde evitare scurrilità eccessive.)
 
Percorro Via Saragozza a passo svelto, senza pensare, bevendo una birra calda e fumando una sigaretta. Sono giorni roventi per i colori rossoblu, ancora sotto il profilo societario.
In molti non danno peso a quanto successo, io un po' sì. Premetto di essere "americano" sin dal principio e che ciò che è accaduto non mi farà cambiare idea, però qualche dubbio è venuto anche a me.
 
Senza Saputo, Joe può essere figo come vuole, ma è come se io provassi a fare figli senza una donna, ben che vada ne faccio uno con il didò.
Produrre una fideiussione dalla Banca del Seme, non è come farla fare a una banca che abbia un appeal internazionale.
 
Premesso anche questo, ecco, sono in coda per entrare in curva e la mia birra è ancora più calda.
 
Prima di cominciare un minuto di silenzio per il giovane Costantini, talento del Lanciano, scomparso per una leucemia, dentro di me un altro minuto di silenzio, per Tilde, uno dei MilleCuoriRossoBlu. Roba che ti spacca il petto.
 
Calcio d'inizio.
 
Il Brescia parte forte, il bomber a forma di tricheco Sodinha sembra non dar peso ai quintali di troppo e si muove leggiadro come un fringuello. In difesa, noi, balliamo forte. 
 
I nostri accusano il colpo, nei primi venti minuti solo una punizione di Morleo da distanza oscena e il risultato lo è altrettanto.
 
Sodinha sguilla, forse incespicato su una sua maniglia dell'amore e va anzitempo negli spogliatoi dove lo aspetta una banana split.
 
La partita non è che cambi molto. Mi guardo attorno, il Dall'Ara sembra tiepido oggi. A forza di prendere degli schiaffi il morale poi si guasta.
 
Poi, ecco il classico colpo di lato B, Buchel tira, Minelli vuole partecipare a Tale e quale show e questa imita "Saponetta" Cusin, respinge corto e Cacia (finalmente) la butta dentro.
 
Faccio un salto che sembro un atleta, poi mi ricordo di non esserlo e mi viene male alla sciatica, ma sono contento lo stesso. Ci voleva. Per me, per noi, per Cacia, per la squadra. Pure per Joe.
 
I nostri sembrano essersi svegliati, ma è come il primo caffè del lunedì mattina, fa effetto solo cinque minuti.
 
Le rondinelle continuano a spingere. Caracciolo, Scaglia e Di Cesare, affondano come lame roventi nella nostra retroguardia di margarina, neanche di burro.
 
Si arriva al fischio della fine del primo tempo con un groppo alla gola.
 
Fumo una sigaretta nell'intervallo, guardo San Luca sperando s'intenda di banca e gli affido le mie speranze sulle fideiussioni e magari anche sui cross di Morleo, ma so di chiedere troppo.
 
Alla ripresa del gioco non è che sia cambiato molto, Morleo continua a non beccarne una e Tacopina non è entrato in campo sventolando bei dollaroni e una bandiera canadese.
 
Il Brescia preme forte, c'è poco da dire, ne hanno di più. Dei nostri non ne salvi molti, forse Coppola, Cacia e Buchel. Il resto è peggio che andar di notte.
 
Poi cominciano i cambi di Massimo Lopez (sì, non Diego, il comico, perchè alcune sue scelte ormai fanno giusto ridere). Giù Zuculini, dentro Troianiello.
 
Il Bologna ha un sussulto, tipo le rane di Galvani. Cross di Ceccarelli, testa di Cacia, le mie gambe sono pronte al salto per l'esultanza, ma il palo centrato dal nostro bomber mi ferma. Sfiga.
 
Altro cambio, fuori Acquafresca e dentro Improta.
 
Poi Buchel si fa male, ecco, altra sfiga.
 
La sostituzione è geniale, Livorno style. Il buon Lopez mette su Abero, ecco, poteva mettere su anche la Marchesini o Solenghi, per rimanere in tema di comicità. La partita la vuoi pareggiare? La vuoi perdere?
 
Ora è notte fonda. I nostri non ne toccano più una.
 
Il Brescia, che sin qui in campionato ha preso calci nel sedere da tutti, ci sta prendendo a pallonate.
 
Caracciolo è un osso davvero duro e non fa altro che avere occasioni. Finchè di testa non la mette dentro. E' il minuto ottantatre. Molto bene. Sette minuti più recupero. Molto bene. Qua si suda freddo e si impreca caldo.
 
Neanche il tempo di sudare la prima maglietta che il Brescia mette la freccia, ci mostra il medio e sorpassa. Gran bel gol di Morosini e siamo sotto.
 
Riesco a battere il record mondiale di improperi in sessanta secondi che avevo stabilito durante Bologna Entella al loro gol.
 
Rimarrebbe anche qualche minuto per raddrizzarla, ma non ce la possiamo fare. 
 
Tre fischi, tutti a casa e vaffa.
 
Esco con passo ciabattante e chiamo mio nonno.
 
"Perdere così è un po' una presa per il culo!".
 
"Sì.".
 
"Nonno, ma come fai a non perdere mai la fede?".
 
"E' questione di cuore, il rosso e il blu sono radicati là. Tatuati. Roba che neanche un infarto li manderebbe via.".
 
Ultima modifica il Sabato, 27 Agosto 2016 21:04
Paolo Panzacchi

Nato a Sassuolo per puro caso, una vita a Bologna, ora vivo a Ferrara.

Scrittore (dicono), fotografo (dico io), blogger (quel che è).

Fazzoletto da tasca colorato, occhiale sulla punta del naso per darmi un tono, centomila idee nelle tasche.