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Venerdì 19 e Sabato 20 Dicembre,  doppio imperdibile appuntamento de "AL RITMO DEL GOAL". Venerdì dalle 22.35 circa (su Puntoradio.it e in streaming su www.1000cuorirossoblu.it) e sabato dalle 18, immancabile sugli 87.7 e 87.9 di Radio Sportiva (già Punto Radio), andrà in onda "AL RITMO DEL GOAL" versione double, per commentare insieme il post partita Bologna vs Avellino. In streaming su www.1000cuorirossoblu.it e sul canale 196 del Digitale Terrestre di PuntoRadioTv.

 Aspettiamo i Vostri numerosi  sms al 342-1301989: fate sentire la Vostra voce. 

Il 4 settembre scorso avevo raccontato, nella mia rubrica "L'Uomo nel Pallone", l'incredibile storia del Racing Avellaneda e della "maledizione dei sette gatti neri". La squadra, che incredibilmente si trovava a corto di vittorie da tempi immemori, aveva appena riabbracciato Diego Milito, eroe del Triplete interista e operazione che sapeva tanto, per molti, di puro "effetto nostalgia". Io sarà che sono un romantico, ma ci avevo invece visto una grande storia: il campione che a fine carriera mette il cuore davanti ai soldi e sceglie di tornare nel club, affascinante e ricco di storia, che lo ha visto dare i primi calci. E che magari spezza la maledizione.


"Il Racing è molto più che vincere o perdere. O ci credi o non ci credi." Queste le parole di Milito quando raccontava di cos'era "La Academia", la squadra del suo cuore, soprannominata così per via di un tradizionale stile calcistico che era sopravvissuto anche agli anni '60 del calcio argentino, quando nel Paese che ha dato i natali ad alcuni tra i più grandi calciatori di sempre si resero conto che la tecnica pura, da sola, non bastava.
Già, perché gli argentini, complice anche un isolazionismo dovuto a varie crisi economiche e di governo, nel dopoguerra si era ritrovata calcisticamente fuori dal resto del mondo. Era allora stata sviluppata una cultura calcistica chiamata "Nuestra", la "nostra", intesa come "nostra scuola calcistica". Un modo di giocare che esaltava i numeri fini a se stessi, quasi come se il risultato fosse una cosa secondaria in una partita di calcio.
Quando però si era riaffacciata nel calcio mondiale erano arrivate per la Nazionale una serie di scoppole epocali, che avevano fatto capire che la bravura tecnica, l'eleganza, sono solo parte della ricetta per vincere. Una parte di cui si poteva fare anche a meno, ed ecco che quasi tutte le squadre argentine misero da parte la tecnica per esaltare corsa e soprattutto aggressività. Tutte tranne il Racing, che continuò nel suo percorso per restare fedele al suo soprannome: "La Academia", quella dove impari il calcio.

Lungo cappello per spiegare cosa rappresenta il Racing de Avellaneda nel panorama calcistico sudamericano. Qualcosa di più di una squadra, una fede. Una fede che la crisi di risultati che seguì dall'incredibile maledizione dei gatti neri - sotterrati nello stadio dai tifosi dei rivali cittadini dell'Independiente mentre la squadra era a vincere una Coppa Intercontinentale - non solo non aveva avuto crisi, ma anzi, aveva generato proseliti. Perché mentre nel calcio ci sarà sempre chi tiferà per le squadre vincenti da sempre, una parte forse più romantica sosterrà sempre le magnifiche perdenti, le squadre che una volta furono grandi. Del resto, se il mondo del tifo desse il suo cuore solo a chi vince, esisterebbero molte meno squadre.


Eppure al Racing ci credevano, quest'estate. Milito non era finito, affatto: si, ok, aveva un'età importante, ma soprattutto si era ritrovato a giocare le ultime due stagioni con infortuni pesanti e in un Inter in crisi di identità, non la situazione ideale insomma per lasciare il segno. Scelta conveniente? Non scherziamo, uno come lui, solo per i successi passati, avrebbe potuto benissimo trovare posto in un qualche campionato americano, indiano, arabo e chi più ne ha più ne metta. Non si pensi che al Racing lo hanno ricoperto d'oro infatti. L'inizio non è stato dei migliori, la sconfitta contro gli eterni rivali cittadini dell'Independiente - i due stadi in linea d'aria distano meno di trecento metri - aveva fatto scattare una dura contestazione verso il tecnico e i giocatori, e del resto Mister Diego Cocca aveva sancito prima della gara "meglio perdere questa e lottare per il titolo". Ragionamento logico, ma per chi conosce il tifo argentino anche molto pericoloso. Infatti la panchina era stata salvata per miracolo, la squadra si era ritrovata ed ecco l'incredibile rimonta: 8 vittorie nelle ultime 9 gare, il River Plate avvicinato sempre di più e infine superato. Ultima giornata, tutto ancora in gioco: doveva vincere, il Racing, e si può soltanto immaginare la tensione che c'era. Ci ha pensato Ricardo Centurion, troppo presto a mio avviso bocciato dal calcio italiano dopo la scorsa stagione al Genoa. Un colpo di testa che è valso il ritorno alla vittoria dopo 13 anni, attesa lunga (considerando che in Argentina si giocavano fino a questo due campionati l'anno) ma nemmeno così lunga, vista la maledizione che pende sullo stadio "Cilindro". Maledizione che adesso Diego Milito, il Principe, è riuscito insieme ai suoi compagni a spezzare. Un ultimo, bellissimo, capitolo di un calcio romantico che più che ripeti che "non esiste più" e più sa regalarti storie come questa.


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Sabato 13 Dicembre,  alle 18, immancabile sugli 87.7 e 87.9 di Radio Sportiva (già Punto Radio), andrà in onda "AL RITMO DEL GOAL", per commentare insieme il post partita Bologna vs Frosinone. In streaming su www.1000cuorirossoblu.it e sul canale 196 del Digitale Terrestre di PuntoRadioTv.

In studio, dove al mixer di regia troveremo Ale Barbieri, avremo Andrea Bonomo e Andrea Neri, con cui analizzeremo il postpartita dei Rossoblù e il momento della squadra e della società. Inoltre, in  collegamento telefonico, avremo Matteo Matterazzi, fratello del campione del Mondo Marco e procuratore di molti giocatori italiani fra cui Daniele Portanova. Aspettiamo i Vostri numerosi  sms al 342-1301989. Non mancate.

Noi Vi invitiamo tutti ad andare al più grande aperitivo per Sergio. Dai!!!

Appena qualche settimana fa Genova era sommersa dall'acqua: abitazioni in frantumi, negozi allagati e tanta rabbia per un disastro che si poteva evitare. I genovesi però non hanno mollato, si sono rimboccati le maniche e hanno incominciato a spalare via tutto quel fango che si era depositato lungo le strade. I motivi per sorridere erano davvero pochi, ma ecco che è venuto in soccorso il calcio. Perché in fondo il calcio è un gioco e serve proprio per divertirsi, per legarsi ad una squadra con passione. Gioire insieme a lei quando si vince, sostenerla quando si perde. E se i genovesi hanno ritrovato in parte il sorriso, il merito è anche di Genoa e Sampdoria. Qualche settimana fa nessuno avrebbe mai pensato di vederle così in alto in classifica, eppure ad oggi rossoblù e blucerchiati sono rispettivamente la terza e la quarta forza del campionato. Merito di due allenatori preparati come Gasperini e Mihajilovic che curano ogni minimo dettaglio e hanno dato un'identità alle proprie squadre. Il Genoa dopo aver battuto i Campioni d'Italia della Juventus, ieri si sono ripetuti battendo un'altra grande come il Milan e ora sognano i preliminari di Champions League. Certo, il campionato è ancora lungo ma se il Grifone giocherà ogni partita come ieri, sarà difficile togliergli il terzo posto. Gasp è stato abile ad assemblare un gruppo di giocatori con discrete qualità, proponendo un'idea di gioco che esalta le capacità dei singoli. Altrettanto ha fatto Mihajilovic con la Sampdoria che, con la vittoria di ieri in casa del Verona, è salita a quota 25 punti in classifica. I blucerchiati inoltre sono l'unica squadra, insieme alla Juventus, ad aver perso una sola volta in questo campionato. Con questi numeri, per Genova è lecito sognare.

 

Stato d'animo completamente opposto, invece, per le due milanesi. Nel giorno di Sant'Ambrogio sono arrivate due sconfitte, un record negativo: non accadeva infatti dal 1969. Entrambe stanno intraprendendo un percorso di rinascita, ma “Quanto è dura la salita” canterebbe Gianni Morandi in una delle sue canzoni. C'è tanto da lavorare. E possibilmente a gennaio bisogna intervenire sul mercato per cercare di sistemare un reparto sia nel Milan che nell'Inter: la difesa. I rossoneri prendono troppi goal sui calci piazzati (vecchio problema) e, a metà campionato circa, non si è ancora capito qual è la coppia di centrali titolari. Inzaghi, però, ha da risolvere anche la grana Torres. Lo spagnolo è desaparecido. Doveva essere il “top player” del Milan ed invece rischia di essere uno dei più grandi flop di Galliani. Menez alterna giornate da campione, ad altre in cui non si sa se sia in campo o meno. Raggiungere il terzo posto con queste premesse diventa dura, ma per fortuna del Milan, la matematica lascia aperta ancora la speranza. Se per i rossoneri la Champions sembra lontana, lo è ancora di più per l'Inter che si trova addirittura nella parte destra della classifica. Il cambio in panchina con l'arrivo di Roberto Mancini, non ha prodotto i risultati sperati. Ma è presto per emettere sentenze. L'ex allenatore del Galatasaray ha bisogno di lavorare e cercare di dare un'identità alla squadra. Forse non era tutta colpa di Mazzarri? Di sicuro non era solo colpa di Stramaccioni, congedato a fine 2013 da Massimo Moratti. Domenica sera Strama si è preso la “vendetta” con la sua Udinese ribaltando il risultato dall'1-0 al 1-2. In bocca al lupo a Mancini perché la sensazione è che non sarà facile riportare l'Inter ai livelli che gli compete.

 

Piccolo scossone nella lotta scudetto. Poteva essere il week-end giusto per la Roma per ridurre la distanza dalla Juventus e invece fino al 90' di Roma-Sassuolo i punti di distacco erano passati da 3 a 4. I Campioni d'Italia hanno arrestato la loro corsa pareggiando per 0-0 in casa della Fiorentina, campo sempre ostico per i bianconeri. I giallorossi però non ne hanno approfittato. Il Sassuolo ha gelato l'Olimpico segnando due goal nel giro di pochi minuti con Zaza. Poi la squadra di Garcia, rimasta in dieci per l'espulsione di De Rossi, è riuscita a pareggiare il match allo scadere, grazie anche un rigore dubbio concesso a Gervinho per mani di Vrsaliko. La distanza dunque rimane invariata, la lotta scudetto rimane viva.

 

Detto di Genoa, Sampdoria e Udinese, in chiave terzo posto c'è da registrare anche il ritorno al successo della Lazio sul campo del Parma fanalino di coda. La squadra di Pioli è ora a un solo punto dal Napoli (che ha conquistato tre punti nelle ultime tre gare), che con l'Empoli ha compiuto l'ennesimo passo falso.

In fondo alla classifica è costata cara la sconfitta rimediata a Bergamo a Pierpaolo Bisoli. La dirigenza del Cesena ieri l'ha esonerato e chiamato al suo posto Domenico Di Carlo dopo il no di Davide Ballardini. All'ex allenatore di Chievo e Sampdoria il compito di agguantare una zona salvezza che ora dista cinque lunghezze e ha risucchiato anche il Cagliari. La squadra di Zeman al Sant'Elia proprio non sa vincere e ieri ha perso contro il Chievo di Maran che in Sardegna ha conquistato il suo quinto risultato utile consecutivo e in un colpo solo ha superato sia il Torino che lo stesso Cagliari.

In questa settimana si è giocato il quarto turno di Coppa Italia, sfide a eliminazione diretta che hanno sancito il quadro degli ottavi. Per molte squadre è stata l'occasione di schierare quei giocatori che hanno avuto meno spazio nel corso della stagione e che potrebbero tornare utili con il proseguio del campionato. Hanno aperto le danze Lazio e Varese. I biancocelesti hanno liquidato la pratica rifilando un secco 3-0 alla squadra lombarda grazie alle reti di Konko, Djordjevic e Felipe Anderson. Ora per gli uomini di Pioli ci sarà il Torino. Passa il turno anche il Sassuolo che al Mapei Stadium batte di misura il Pescara grazie ad uno splendido goal di Floro Flores. L'attaccante campano non sta trovando molto spazio nelle file dei neroverdi e a gennaio potrebbe decidere di andare via. Su di lui è forte l'interesse del Bologna, che ha chiesto informazioni anche per Pavoletti. La squadra di Squinzi agli ottavi dovrà vedersela con il Milan. Nella serata di martedì è stato il turno del Verona. I gialloblù passano il turno contro il Perugia grazie ad un calcio di rigore trasformato da Saviola, al suo primo centro in Italia. Ospiti ridotti in dieci per quasi tutto il secondo tempo, a causa dell'espulsione di Giacomazzi. Agli ottavi sarà la Juventus a sfidare la formazione degli scaligeri.

Nella giornata di mercoledì la prima squadra a qualificarsi è l'Atalanta che grazie ad una doppietta di Boakye supera l'Avellino per 2-0. I bergamaschi tornano così alla vittoria, seppur in Coppa Italia, dopo un periodo non molto positivo. Ottime risposte per Colantuono da parte dell'attaccante di proprietà della Juventus in chiave campionato. Nel tardo pomeriggio è stato il turno di Empoli e Genoa. La squadra di Gasperini, visto il momento d'oro che sta attraversando, sembrava essere la favorita, invece gli uomini di Sarri sono passati subito in vantaggio con una vecchia conoscenza del Bologna: Diego Laxalt. Partita divertente nonostante il terreno reso pesante dalla pioggia, con il pallino del gioco sempre in mano all'Empoli. Nella ripresa Sturaro ha l'occasione per pareggiare ma colpisce il palo. Ma la perla della serata è proprio del georgiano Levan Mchedlidze il cui gol entra di diritto fra i più belli degli ultimi anni: un colpo dello scorpione su corner, una rete alla Ibrahimovic, che chiude la gara. Empoli atteso a gennaio dalla sfida negli ottavi di finale contro la Roma. Chiude la serata il match tra Udinese e Cesena. L'Udinese accede agli ottavi di Coppa Italia e ora affronterà il Napoli al San Paolo: battuto il Cesena ai supplementari per 4-2 dopo una partita vibrante ed intensa. Djuric (4') e Succi (55') non bastano agli ospiti che al 61' rimangono in 10 uomini per l'espulsione di Volta. Per i padroni di casa ci sono i gol di Allan (20') e Fernandes (44') a mettere in piedi una sfida iniziata male con il goal del Cesena. I tempi regolamentari, dunque, si chiudono sul 2-2. Poi al 99' arriva la rete di Evangelista e al 113' quella di Thereau che qualificano i bianconeri ed eliminano i romagnoli.

Due sole sfide invece nella giornata di ieri. Nel tardo pomeriggio è andata in scena Zemanlandia con il Cagliari che passa il turno contro il Modena solo dopo i calci di rigore. Alla fine dei tempo supplementari il risultato era fissato sul 4-4 . La squadra di Novellino chiude il primo tempo in vantaggio, grazie all'autorete di Cragno. Nella ripresa il Cagliari pareggia con Conti su rigore. Il Modena torna avanti con Luppi, ma viene raggiunto nuovamente dai rossoblù, grazie alla rete di Longo, in pieno recupero. Nei supplementari il Modena va in vantaggio per la terza volta: prodezza di Granoche. I padroni di casa non ci stanno e ristabiliscono la parità ancora con Longo. Le emozioni non finiscono mai: Granoche illude i suoi tifosi segnando su rigore, ma a due minuti dalla fine Farias butta dentro la palla del 4-4. Nei calci di rigore, decisivo Cragno con le sue parate. La squadra di Zeman passa gli ottavi di finale, dove incontrerà il Parma. In serata, la Sampdoria vince 2-0 contro il Brescia al Ferraris. In gol Gabbiadini e Bergessio. I blucerchiati se la vedranno contro l'Inter agli ottavi.  

La settimana scorsa ero partito ad analizzare il turno di campionato, raccontando le emozioni che il derby della Madunina ci aveva trasmesso, anche se a memoria non ricordo un episodio particolarmente emozionante. Oggi, invece, posso dire che il derby della Mole tra Juventus e Torino di emozioni ne ha trasmesse eccome. Ai veri appassionati di calcio, la partita di domenica avrà sicuramente ricordato le memorabili sfide degli anni 80'-90', quando il risultato era in bilico fino alla fine ed in mezzo al campo si lottava come se fosse una finale. Domenica, infatti, non si è vista differenza tra le due squadre, non si sono visti i 22 punti che separano Juventus e Torino in classifica, ma solo una voglia di vincere da parte di entrambe le formazioni. Alla fine l'hanno spuntata i bianconeri, che all'ultimo secondo sono riusciti ha trovare il goal da tre punti che ha permesso alla banda di mister Allegri di salire a quota 34 in classifica. A “domare” il Toro ci ha pensato Pirlo con un tiro da fuori area che per Gillet è risultato imparabile. Per il calcio italiano, questa partita è stata sicuramente un ottimo spot, perché per tornare “grandi” in Europa abbiamo bisogno di partite come queste in cui si esprime un calcio totale. Chissà se dopo questo derby il nostro campionato tornerà ad essere visto di nuovo come uno dei più belli del mondo.

 

Un'altra sfida che di sicuro avrà lasciato qualcosa nei cuori di chi ama il calcio è Roma-Inter. Qualche anno fa, spesso, questo match decideva lo scudetto o l'assegnazione della Coppa Italia, oggi invece è sembrato fin troppo facile per i giallorossi battere un'Inter che pare ancora un cantiere aperto. I neroazzuri di Mancini hanno provato a dare battaglia fino all'ultimo, hanno rimontato per ben due volte il risultato, ma alla fine si sono dovuti arrendere allo strapotere degli uomini di Rudi Garcia. Il pallino del gioco è stato sempre in mano alla Roma, che però si è concessa il lusso di subire due goal. Per il Mancio c'è ancora tanto da lavorare: qualche segnale incoraggiante c'è, ma per raggiungere la qualificazione alla Champions League, di strada da fare ce n'è ancora parecchia.

 

Torna il sorriso sul volto dell'altra squadra di Milano. Contro l'Udinese i rossoneri sono stati favoriti da un errore di Valeri, ma hanno meritato il successo. Con questi tre punti il Milan torna davanti alla Lazio che sabato sera al Bentegodi contro il Chievo Verona ha dato vita a uno scialbo 0-0. In chiave terzo posto da registrare il completo rientro nel gruppone della Fiorentina. Grazie al secondo successo consecutivo, la squadra di Montella rilancia le sue ambizioni e si prepara nel migliore dei modi all'attesissima sfida di venerdì sera contro la Juventus.

 

Sogna Genova grazie a due squadre che in questo momento sarebbero entrambe qualificate in Europa. In copertina Genova grazie al pragmatismo di Gasperini e alla voracità di Mihajlovic. Domenica è stato il turno dei rossoblù, una partita chiusa sul nascere con due gol in meno di dieci minuti che hanno subito stanato l'entusiasmo iniziale del Cesena. La squadra di Gasperini s'è presentata al Manuzzi con l'atteggiamento da grande squadra ed è tornata al successo senza grosse difficoltà. Peggio è andata alla Sampdoria, raggiunta nel finale dal Napoli ma non per questo protagonista di una brutta prestazione. La squadra blucerchiata ha sopperito con l'ardore agonistico al gap tecnico, ha trovato il gol con l'aiuto della difesa partenopea ed è stata raggiunta all'ultimo respiro. Due punti persi che non hanno permesso il sorpasso sui cugini, ma che consolidano le certezze di un gruppo ancora imbattuto in casa. Una domanda però sorge spontanea: ma il Napoli è più dottor Jekyll o mister Hyde? Gli uomini di Benitez, infatti, alternano prestazioni ottime a prestazioni mediocri. Dopo le due vittorie ottenute con Roma e Fiorentina prima della sosta, sono arrivati due pareggi contro Cagliari e appunto Sampdoria. Certo, la squadra di Mihajlovic abbiamo capito che non sarà un avversario facile per nessuno, ma una squadra che vuole puntare allo scudetto (questo era l'obiettivo ad inizio stagione), non può permettersi di lasciare punti per strada in questo modo.

 

Nei bassifondi della classifica prosegue la discesa a picco di Parma e Cesena. Male anche l'Atalanta che ha strappato a Empoli l'ennesimo pareggio poco convincente della stagione. Nota di merito, invece, per Palermo e Sassuolo. Le squadre di Iachini e Di Francesco dopo un inizio difficile hanno inanellato una serie di risultati utili consecutivi e hanno accumulato un margine importante sulle ultime tre della classe.

 

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