Carspillar – Maserati Barchetta: ritorno alle origini

Scritto da  Gen 17, 2022

Una lucidata al Tridente

Rilanciare un marchio prestigioso richiamandone il DNA sportivo: ecco l’obiettivo della dirigenza FIAT quando la casa torinese divenne azionista di maggioranza in Maserati. Era il 1991, Alejandro De Tomaso stava rapidamente uscendo dalla proprietà e la casa del Tridente poteva contare su un modello sempre validissimo come la Biturbo. Tuttavia serviva qualcosa di innovativo per dare una scossa al mercato. Perché non realizzare una vettura in serie limitatissima con cui i “gentlemen driversavrebbero potuto partecipare ad un monomarca? Nacque così il progetto “THB CMM”, al secolo Maserati Barchetta.

Dal concept alla pista

I tecnici Maserati partirono dal telaio in alluminio costruito per il prototipo Chubasco, concept senza sbocco produttivo. Esso nasceva con uno schema monotrave longitudinale sul quale erano installate sospensioni a quadrilateri indipendenti con schema a puntone per l’anteriore ed a tirante per il posteriore. La trasmissione prevedeva un cambio con comando meccanico a sei rapporti più retromarcia accoppiato ad una frizione monodisco a secco, con trazione posteriore. L’impianto frenante, comandato idraulicamente e servoassistito, era a disco sulle quattro ruote. Queste ultime calzavano pneumatici 245-40 ZR 18 all’anteriore e 285-35 ZR 18 al posteriore. Le dimensioni estremamente contenute (passo 2600 mm, lunghezza 4050 mm, larghezza 1965 mm) ed il minimo sbalzo al retrotreno erano garanzie per il comportamento dinamico della vettura. Ma il vero asso nella manica, anzi sotto il cofano, era il propulsore.

Rimuovendo il cofano anteriore è visibile il cinematismo delle sospensioni anteriori di chiara impostazione corsaiola (Club Alfa - Sconosciuto)

Cuore da Biturbo

Il motore scelto per la Barchetta era il noto 6 cilindri da 1996 cc con V di 90° e doppio albero a camme in testa della Biturbo nella sua configurazione più elaborata, con iniezione elettronica e due turbocompressori IHI. Installato in posizione posteriore-centrale, era caratterizzato da un rapporto di compressione pari a 8,5:1 che sviluppava una potenza massima di 315 CV a 7200 giri al minuto. L’ampio utilizzo di alluminio, fibra di carbonio e materiali compositi limitava il peso complessivo a 775 chilogrammi, dato che portava la potenza specifica ad un valore di 157,79 CV/litro. Il tutto si traduceva in una velocità massima di oltre 300 km/h.

Il motore della Maserati Barchetta è la versione più spinta del propulsore sviluppato per la Biturbo (Club Alfa - Sconosciuto)

Richiami retrò

Lo stile doveva essere quello di una vera Maserati da corsa richiamando le linee delle vittoriose barchette anni Cinquanta. Fu Carlo Gaino dello studio Synthesis Design a dare vita ad una biposto estrema, alta solo 845 mm e caratterizzata da un’ampia presa d’aria sull’anteriore, dove il Tridente era protagonista. La linea generale richiamava un enorme cuneo, con il posteriore alto e bruscamente troncato sul quale dominava un ampio alettone. Sulla fiancata la morbida curva dei parafanghi anteriori, sui quali i incastonavano i proiettori, si raccordava dolcemente alla bombatura delle porte e sfumava nel cofano motore con forme che univano design ed efficienza aerodinamica. Caratteristica la scalfitura ai lati dell’abitacolo che indirizzava l’aria verso le prese sul cofano motore. Al posteriore una griglia a listelli orizzontali si estendeva su tutta la larghezza interrompendo la continuità della superficie, con la fanaleria di forma circolare alle estremità. L’assenza del tetto era compensata da un roll-bar largo quanto l’abitacolo a garantire la sicurezza del pilota in caso di ribaltamento. In sintesi una sportiva senza compromessi, che non poteva lasciare indifferenti.

Il massiccio posteriore della Maserati Barchetta è forse la parte stilisticamente meno riuscita della biposto del Tridente (Club Alfa - Sconosciuto)

Numeri e curiosità

La Maserati Barchetta era nata per il monomarca ed era venduta al prezzo di 148 milioni di Lire. A tale esborso andavano aggiunti i 12 milioni necessari per l’iscrizione alle gare, 6 per la prima edizione del "Gran Trofeo Monomarca Barchetta Maserati" nel 1992 e 10 l’anno successivo. La risposta dei clienti fu tiepida: solo 17 ordini a fronte di una previsione di 25-30 unità. L’idea di realizzare una versione stradale si arenò dopo la costruzione di un solo esemplare statico e l’operazione si concluse dopo un biennio. Nel 2018, Sotheby’s ha proposto un esemplare con base d’asta a 225-250 mila sterline, ma la vettura è rimasta invenduta. Un finale simbolo per la storia di una vettura che resta nei ricordi degli appassionati come una piccola incompresa della Motor Valley.

In pista con una Maserati Barchetta sul circuito di Fontenay le Comte (Carrossimo su YouTube)

Ultima modifica il Martedì, 15 Febbraio 2022 15:14
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.