Intervista a Gianluca Pagliuca: "Ottimo inizio del Bologna, oggi mi rivedo in Donnarumma..."

Scritto da  Ott 31, 2019

Il mondo del calcio italiano ha avuto tanti grandi portieri: da Zoff a Zenga, da Tacconi a Marchegiani, da Peruzzi ad Albertosi passando infine per Buffon. Tra questi non poteva non esserci uno che ha avuto un ruolo fondamentale ovunque sia andato a giocare: stiamo parlando di Gianluca Pagliuca. Classe '66, la sua carriera è stata un continuo salire di livello. Non doveva nemmeno fare il portiere, viene spostato in mezzo ai pali alla tenera età di 12 anni, dopo aver militato nel Casteldebole. Di proprietà del Bologna, passò alla Sampdoria nel 1986 e lì ci rimase per 7 anni.


"Pagliuca? Lo abbiamo comprato gratis dal cielo". (Mantovani, presidente della Samp dal 1979 al 1993)


Con la maglia blucerchiata vince uno scudetto, una Supercoppa italiana, tre Coppe Italia, una Coppa delle Coppe. Nel 1994 passa all'Inter, dove in cinque stagione all'ombra di San Siro porta a casa una Coppa UEFA. Nel 1999 torna dove tutto ebbe inizio, a Bologna, dove ci resta fino al 2006, prima di concludere la carriera ad Ascoli. Nel mezzo anche un bronzo ad Italia '90 e un argento ai Campionati Mondiali del '94. Una carriera brillante, un simbolo prezioso della storia dello sport italiano; abbiamo avuto l'onore di incontrarlo ed intervistarlo in esclusiva.


Buongiorno caro Gianluca, è un onore poter intervistarla. Prima di parlare della sua carriera soffermiamoci un attimo sulla situazione attuale del Bologna: secondo lei sta convincendo in questo inizio la squadra rossoblù e pensa che la malattia di Mihaijlovic paradossalmente stia dando forza alla squadra?

"Sì, questo problema che ha coinvolto Sinisa sta dando forza alla squadra, ha compattato in modo forte tutto l'ambiente rossoblù. Ovviamente era meglio che non succedesse questa cosa, ma io son convinto che guarirà: è talmente forte che vincerà questa battaglia, infatti lui spera di tornare definitivamente a gennaio".


Dove può arrivare questa squadra in campionato?

"Dal mio punto di vista potrebbe arrivare nello stesso punto di classifica dell'anno scorso, tra il nono e l'undicesimo posto. C'è da apprezzare il fatto che il Bologna giochi allo stesso modo con tutte le squadre che incrocia, perché è molto importante che la squadra giochi sempre allo stesso modo, sia con la prima che con l'ultima in classifica".


Torniamo un pò indietro: in occasione della partita delle leggende tra Bologna e Real ha incontrato tanti amici del passato. Che effetto le ha fatto?

"Mi ha fatto un bellissimo effetto rivedere tanti miei ex compagni, è stato un amarcord bellissimo. Ho riassaporato l'erba del Dall'Ara dopo tanti anni, è stato emozionante vedere uno stadio abbastanza pieno: c'erano quasi 20.000 persone che non sono poche per una partita del genere. Vivere tutto questo da bolognese è stato ancora più bello, perché io abito qui e sono ovviamente affezionato a questo ambiente. Sono ricordi bellissimo che custodirò per sempre con me".


Crede che a Bologna sia tornata la passione per il calcio rispetto a qualche anno fa?

"Sì, perchè ora abbiamo una società importante che non fa false promesse. Il presidente è un'ottima persona ed è riuscito a caricare tutto l'ambiente. ha portato entusiasmo. Qualche anno fa i tifosi andavano a vedere la partita con pessimismo, pensavano già di aver perso; ora invece ci credono, la squadra ha una nuova idea di gioco e la gente lotta con i propri giocatori".


Parliamo un po' di lei: è stato uno dei grandi portieri del calcio italiano, attualmente in qualche portiere si rispecchia?

"Donnarumma, senza dubbio. Fisicamente è com'ero io a vent'anni, è imponente e duttile; nonostante sia bello alto è molto reattivo, mi piace molto come portiere e quindi ti dico che mi rivedo in lui". Dopo l'ultima sosta della nazionali c'è stata anche una diatriba sul portiere titolare dell'Italia, con molti che sono indecisi tra Donnarumma e Meret: senza dubbio il titolare deve essere Gigio. Meret sta crescendo, si è ripreso bene dall'infortunio dello scorso anno e ha ottime potenzialità. Per ora però per me è un ballottaggio che non può esserci. Ricordiamo poi che Donnarumma gioca ora in una squadra in crisi e non è molto aiutato".


Dovrebbe cambiare squadra?

"Lui deve giocare in una big adatta a lui: starebbe bene nell'Inter, nella Juventus, nel Napoli. Ha bisogno di una squadra con un progetto tecnico già avviato per esplodere definitivamente".


Dai giovani ad un grande come Buffon: cosa rappresenta per il calcio e che rapporto ha con lui?

"Diciamo che ho svezzato io Gigi, perché è venuto con me alle Olimpiadi del '96 e mi ha fatto da vice, in Francia '98 mi ha fatto da vice. dopo i Mondiali è partita la sua storia. Secondo me è il più forte della storia, se la gioca con Zoff. L'anno scorso avrebbe potuto giocare il sesto mondiale, sarebbe stato fantastico. Ho un rapporto splendido con lui, ci siamo visti qualche tempo fa e gli ho detto che l'unico portiere che gli ha fatto fare la panchina sono stato io! E di questa cosa me ne vanto…"


Ora allena i portieri della Primavera del Bologna: vede differenze nelle metodologie d'allenamento rispetto a quando giocava lei?

"Sì, sono cambiate tantissimo. A me piace molto lavorare sul campo, ora sono subentrati preparatori atletici e test che io una volta non facevo mai. Ai miei tempi, andavo ad allenarmi il martedì e facevamo forza fisica; poi ostacoli, scatti e salti. Adesso ci sono anche più prevenzioni, tutto si sta evolvendo ed è giusto così".


Nelle partite invece il ruolo del portiere è cambiato?

"Certo, perché ora gli allenatori ti chiedono altre cose. Importante è saper giocare con i piedi ad esempio: io, da preparatore, litigo sempre con gli allenatori perché mi chiedono prima com'è un portiere con i piedi. Io gli rispondo che la cosa più importante è saper parare: tu preferisci un portiere scarso con i piedi ma che sa parare oppure un portiere bravo con i piedi ma che non sa parare? Ovviamente il primo caso, poi se è anche bravo con i piedi ben venga. Ai miei ragazzi lo dico sempre: la priorità è parare, poi se sai anche usare i piedi è una buona cosa. Se sei sicuro puoi far iniziare il gioco, se non ce la fai devi spazzarla più lontano possibile".


Ha vinto tanti trofei con le maglie di Samp e Inter: qual è stata la vittoria più bella?

"Sono state tutte delle vittorie stupende, ovvio che i trofei vinti con la Samp hanno un altro sapore perchè quella blucerchiata è la squadra che mi ha dato più fiducia, mi ha lanciato subito in Serie A. Ho vinto lo scudetto, ho assaporato la Nazionale: sono andato a Genova a 19 da ragazzino, sono tornato da uomo a 27 anni. Mi hanno venduto all'Inter da portiere dell'Italia e anche lì ho passato dei momenti bellissimi. Infine son venuto qui a Bologna quando aveva 32 anni e ci son restato fino ai 39. La cosa che più mi rende orgoglioso è che in queste città mi ricordano non solo come un grande portiere ma anche come un grande uomo, è tutto ciò è molto importante. In queste tre squadre, escludiamo l'Ascoli, ho fatto dei cicli e in tutto ho passato vent'anni stupendi".


Perchè esclude l'Ascoli?

"Lì ci ho fatto un solo anno, l'ultimo, che però tornassi indietro non lo rifarei. Io dopo Bologna volevo smettere, sono andato ad Ascoli per battere il record Zoff, dato che mi mancavano poche partite".


Ha qualche rimpianto? In quale squadra avrebbe voluto giocare?

"Quando andai via dall'Inter avevo 32 anni e mezzo e mi voleva l'Aston Villa, che è la squadra per cui faccio il tifo da bambino ed infatti ho anche il tatuaggio. Mi cercarono anche Maiorca, Deportivo La Coruna, Lazio ed Everton: ero tentato molto dall'avventura in Premier League, che però non è lo stesso campionato che vediamo adesso. Poi mi son fatto convincere da Oreste Cinquini, che era il direttore sportivo del Bologna: mi volevano prendere, quell'anno i felsinei facevano la Coppa UEFA e quindi son tornato a casa, anche perché l'aria di Bologna mi mancava. Sono però fiero delle squadre che mi volevano, perché erano tutte squadre che in quel periodo erano tra le più forti d'Europa".


Spesso lei ha vinto ballottaggi con portieri importanti come Zenga e Marchegiani: che effetto fa quando un allenatore ti sceglie come primo portiere?

"Vuol dire che sei stato bravo: io ho sempre avuto molta concorrenza, perché in Nazionale avevo Zenga, poi ho avuto Peruzzi, Marchegiani, Toldo, poi Buffon. Penso che la generazione dei portieri degli anni '90 è stata la migliore, c'eravamo io, Peruzzi, Marchegiani, Rossi, Zenga, Tacconi. Ora però i portieri italiani stanno venendo fuori: ci sono Donnarumma, Meret, Cragno, Gollini e Audero che pian piano stanno emergendo".


Da chi prendeva esempio per migliorare?

"Mi ispiravo a Zoff, che poi aveva un modo di parare completamente diverso dal mio: io ero più come Albertosi, mi piaceva lo spettacolo. Di Zoff mi piaceva la calma che aveva in campo, l'ho sempre ammirato nonostante sia juventino!"


Chi sono gli allenatori che le hanno dato di più?

"Ho tre allenatori che avrò sempre nel cuore: Boskov, Simoni e Mazzone. Queste persone mi hanno sempre dato tantissimo, anche se però ho avuto altri grandissimi allenatori: Guidolin, Hodgson ed Erikson".


Ultima domanda: quali piani ha per il futuro? Le piacerebbe allenare?

"No, non ho questa ambizione. Ho avuto anche la possibilità di andare allenare squadre di un certo calibro, però mi piace stare con i ragazzi e seguire loro. Dopo 21 anni di carriera non ho voglia di stare così tanto dietro al calcio: mi piace trascorrere del tempo a Casteldebole, però poi mi piace anche andare a casa. Adoro il calcio, però ci sono anche altre priorità come mio figlio e la Virtus. Mi diverto ancora, gioco a calcio e tennis. Se fai l'allenatore devi rinunciare a tante cose: preferisco fare anche altro ora".


Grazie mille per la disponibilità.

"Grazie a lei".

Federico Calabrese

Classe 2000, studia presso l'Università di Bologna. Prima di entrare in 1000 Cuori Rossoblu ha scritto per Mondoprimavera e Jzsportnews.com. In passato ha lavorato anche con Gazzamercato, Vocegiallorossa e Numero-Diez. Ha partecipato l'anno scorso al Workshop di Giornalismo sportivo a Bologna, che ha visto docenti come Xavier Jacobelli e Alessandro Iori. Appassionato di calcio in tutte le sue sfumature, cerca il più possibile di raccontare il lato romantico dello sport, con storie che possano far emozionare.