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A TU per TU - Intervista esclusiva ad Alessandro Diamanti: "Bologna è casa mia. Futuro in rossoblu? Mai dire mai..."

Scritto da  Mar 27, 2020

In una situazione così drammatica è sempre bello pensare ai ricordi, soprattutto a quelli più belli e intensi. Tra i tanti calciatori passati da Bologna c'è stata gente che ha lasciato un segno indelebile, sia per doti tecniche sia per carattere e attaccamento alla squadra. In questo caso stiamo parlando di Alessandro Diamanti che, in quasi 3 anni all'ombra del Dall'Ara, ha dato a squadra e tifosi più che delle semplici prestazioni calcistiche. Alino, che ora gioca nel Western United, sta affrontando questa dura quarantena proprio in Australia.

Come sta in questo momento particolare?

"Stiamo come quasi tutti, chiusi in casa e usciamo solo per le cose essenziali come fare la spesa. Adesso bisogna seguire le regole che ci vengono imposte, anche qui ora il Coronavirus è in evoluzione e quindi l’unica cosa da fare è rispettare la quarantena per non far crollare definitivamente la situazione".

Lì com'è la situazione?

"Siamo un paio di settimane dietro l’Italia e gli altri paesi più colpiti. Per dirti, a Melbourne, una città che vanta quasi 5 milioni di abitanti, ci sono ancora pochi casi. Piano piano stanno chiudendo, cominciano ora a mettere le restrizioni necessarie anche se tante attività vanno ancora avanti. Ma è solo questione di tempo".

L'Australia sta prendendo misure basandosi su ciò che sta avvenendo in Italia?

"Qui ancora non hanno chiuso tutto, perché per adesso la situazione non è drammatica. Io ora non posso giudicare ma qui tutti si aspettano la chiusura totale che per adesso non arriva. Si sta provando a salvare l’economia, ma in questi casi c'è poco da fare e non penso ci sia qualcosa di salvabile".

Cosa ne pensa della situazione in Italia?

"Mi dispiace molto, lì ho tutti i miei affetti: ho i miei genitori, i miei amici, tutti i miei familiari. È una situazione delicata e fa male pensare a ciò che sta accadendo. In questo momento vorrei essere lì a Bologna per fare la quarantena insieme alla mia famiglia".

Passiamo al calcio: come va in Australia?

"Molto bene, davvero. Stavo facendo un grande campionato fino alla sospensione ed ero molto soddisfatto delle mie prestazioni. Ora è tutto fermo ma stavamo crescendo abbastanza. Sono molto amato qui, il calcio è molto divertente e questa si sta rivelando una grandissima esperienza".

"L'arrivo di calciatori da campionati maggiori sta alzando il livello del campionato australiano?

"Sta crescendo tutto, qui ci si diverte. Questo è un campionato di buon livello anche se il calcio, fino a qualche tempo fa, era ancora poco praticato da queste parti. Le strutture e i club sono molto attrezzati e molto organizzati, ci sono tutte le basi per farlo crescere in maniera seria".

Differenze tra il campionato australiano e quello italiano?

"Due campionati totalmente diversi e i motivi sono infiniti. Quello italiano è più forte economicamente ma anche tecnicamente, ci sono davvero molti calciatori tra i più forti del panorama europeo. I giovani poi sono più pronti, anche perché ci sono più scuole calcio che li preparano. Qua invece è tutto in evoluzione per ora".

Le manca Bologna?

"Bologna è la mia città, mi mancano la famiglia e i miei amici. Mi sono trasferito in Emilia circa 5 anni fa e ormai la sento come casa mia, è normale che dopo un anno all’estero ti manca. Soprattutto dopo gli ultimi eventi sono ancora più orgoglioso di essere italiano".

Il rapporto con il Bologna Calcio?

"Un ottimo rapporto, sia con la società e sia con i tifosi. Quando posso vado allo stadio, anche perché mio figlio tifa Bologna. Ho un bellissimo ricordo anche perché ho ancora molti amici che lavorano lì, tra magazzinieri e altri addetti ai lavori. È un ricordo bellissimo che porterò sempre con me".

Suo figlio seguirà la sua strada?

"Glielo auguro, ora ha 7 anni e ha sempre il pallone tra i piedi. L’importante è che si diverta, poi il resto verrà da se. Se la suderà lui, come ho fatto io. Non sono un genitore fissato sulla strada che dovrà prendere, non voglio forzarlo in nulla. Basta che si diverte per ora. Poi se avrà talento e voglia sarò felice, vedremo. Il suo futuro dipenderà da lui".

Il ricordo più bello del Bologna?

"A Bologna ho vissuto due anni e mezzo intensi.  Il rapporto che ho avuto con la gente è stato speciale per diversi motivi. Abbiamo fatto diverse vittorie importanti come a Roma contro giallorossi e biancocelesti o a Napoli contro gli azzurri. Il primo anno a Bologna abbiamo fatto 52 punti, dopo Guidolin è stato uno dei punteggi migliori. Ho davvero tanti bei ricordi, ad esempio la partita dopo la morte di Lucio Dalla: era Bologna-Novara, Marco Di Vaio portò i fiori al suo posto tra la commozione generale. Quella partita me la ricordo come se fosse ieri, intensa di emozioni".

Come giudica l'attuale stagione dei rossoblu?

"Molto bene, sono partiti altalenanti ma ora stanno trovando continuità. Il Bologna ha una squadra importante, l’inizio è stato difficoltoso per tutti a causa dei problemi che sappiamo. Ora Sinisa sarà davvero l’arma in più, perché quando è in panchina la squadra ha un carattere più forte e deciso". 

Il suo futuro?

"Sinceramente ho diverse idee che mi frullano in testa ma niente di deciso per ora. Adesso penso a godermi il calcio qui in Australia, per pensare al futuro ci sarà molto tempo".

Ritorno al Bologna, magari in un altro ruolo?

"Non lo so, non ci penso. Però chi è che non vorrebbe lavorare nel Bologna di adesso? È una società importante con fondamenta stabili. Però al futuro ci penserò dopo, ora voglio godermi ancora il calcio da giocatore ma sicuramente sarei felice di ritornare al Bologna".

Grazie mille Alessandro.

"Grazie a lei".

 

 

 

Ultima modifica il Venerdì, 27 Marzo 2020 10:41
Federico Calabrese

Classe 2000, studia presso l'Università di Bologna. Prima di entrare in 1000 Cuori Rossoblu ha scritto per Mondoprimavera e Jzsportnews.com. In passato ha lavorato anche con Gazzamercato, Vocegiallorossa e Numero-Diez. Ha partecipato l'anno scorso al Workshop di Giornalismo sportivo a Bologna, che ha visto docenti come Xavier Jacobelli e Alessandro Iori. Appassionato di calcio in tutte le sue sfumature, cerca il più possibile di raccontare il lato romantico dello sport, con storie che possano far emozionare.