Wisdom Amey Wisdom Amey crediti immagine: Bologna FC

Videointervista a Amey: "Mi ispiro a chi vive lo sport in maniera sana. L'esordio bellissimo"

Scritto da  Riccardo Chiaramondia e Anna Pozzi Dic 21, 2022

Wisdom Amey, classe 2005, grazie al suo grande talento e a un’ottima etica lavorativa sta precorrendo i tempi riuscendo a calcare palchi importanti. Oltre a essere uno dei perni centrali della Primavera di mister Vigiani, infatti, il 12 maggio 2021 ha esordito in Serie A sotto la guida di Mihajlovic diventando, a 15 anni e 274 giorni, il più giovane esordiente della storia della Serie A. Nel 2022, inoltre, è stato inserito da The Guardian nella lista dei sessanta migliori talenti nati nel 2005. Ecco la videointervista che Amey ha deciso di fare per noi.

Com’è nata la tua passione per il calcio? C’è stata una persona in particolare che ti ha aiutato?

Ho cominciato a quattro anni, però la passione è nata prima. Giocavo al campetto con mio padre, è stato lui a tramandarmi questa passione e da lì poi non ho più smesso.

Sei a Bologna ormai da tre anni. Come ti trovi?

Mi trovo benissimo, ho dei compagni stupendi e la città è bellissima. Ogni tanto faccio dei giretti e c’è sempre una bella atmosfera, sia che piova, sia che ci sia bel tempo. Mi trovo bene.

Com’è stato l’esordio in Serie A?

L’esordio è stato bellissimo. Mi ricordo ancora gli attimi prima di entrare quado il mister mi ha mandato a riscaldarmi più velocemente. Mi batteva fortissimo il cuore. Avevo questa voglia di entrare e aiutare i miei compagni, pensavo che non ci sarebbe stato tempo per farmela sotto e nascondermi nel mio angolino, quindi, sono entrato molto energico e con tanta voglia di far bene per dimostrare che potevo dare una mano.

Hai detto di avere un approccio molto energico. Quanto è importante per te la grinta?

Per me è importantissima e credo sia uno dei miei punti forti. Ce l’ho sempre avuta e poi l’ho sviluppata con i mister dell’Under 15, dell’Under 16 e con mister Vigiani che ha un modo di approcciarsi agli allenamenti tra i più belli che abbia mai visto. La grinta per me è molto importante ed è un modo per giocare meglio, sentirsi meglio e mi piace vedere quando anche i mei compagni hanno la stessa grinta.

Lo sport a livello agonistico richiede molti sacrifici. C’è qualcosa che ti manca?

Faccio alcuni sacrifici, ho detto che faccio qualche giretto, ma non capita tante volte. Sono stato abituato ad andare a scuola, allenarmi e poi tornare a casa. Ci sono i miei compagni di scuola che escono la sera, vogliono fare feste e io non posso. Però penso che se sto facendo questo è per un motivo e quindi non mi pesa.

Hai parlato della tua famiglia. È stata molto presente?

Da piccolo mio padre e mia madre venivano spesso alle partite, erano in tribuna a vedermi. Poi purtroppo mio padre è andato per lavorare tre anni all’estero e mia madre ha avuto più difficoltà a venire a vedermi quindi mi facevo accompagnare dai miei compagni. Però il loro affetto si è sempre sentito, la famiglia è sempre stata presente e calorosa, non troppo perché siamo molto freddi, però sono sempre stati presenti e mi hanno aiutato tantissimo. Alla partita a Genova è stato bellissimo rivederli dopo tanto tempo insieme con mio fratello per la mia prima partita da titolare in Serie A. È stata un emozione incredibile.

Unire sport e scuola non è facile. Come stai vivendo questa situazione?

La scuola non è stata facile da gestire con il calcio perché a volte mi mandano con la prima squadra e devo allenarmi la mattina e quindi saltare la lezione. Perdendomi qualche lezione è difficile mantenere il filo ed è difficile la sera stare concentrato e recuperare quello che i miei compagni hanno fatto. Sto, però, cercando di fare il mio meglio e tenere queste due cose allo stesso livello perché non è nei miei pensieri lasciare la scuola adesso. Devo finire tutto e poi magari andare avanti solo con il calcio. Vediamo.

Che passioni hai oltre il calcio?

Non seguo tantissimi sport, ma mi piace praticarli. Mi piacciono la pallavolo e il tennis, ma la pallavolo è competitiva e io non riesco a giocare solo per giocare, se gioco a pallavolo gioco anche lì per vincere. Fuori dallo sport mi piace ascoltare musica, ma credo che comunque centri un pochino perché ti mette in mood partita. Dipende da cosa ascolti e cosa ti piace, ma bene o male è tutto collegato.

Hai seguito i mondiali? Cosa ti aspetti dalla finale?

Dalla finale mi aspetto una grande partita. Ho seguito il mondiale anche se molte partite erano la mattina mentre ero a scuola, ma non nego di aver sbirciato qualche minuto. Sarà una bella partita e la seguirò, non dico chi spero vinca, voglio prima vedere come finisce e poi magari esultare.

Chi è il tuo idolo sportivo?

Non ho un idolo sportivo, seguo chi gioca bene, chi si fa riconoscere per la persona che è e per il modo di giocare. Adesso potrei dire Tomori, ma come ispirazione prendo tutti quelli che stanno facendo bene cercando di seguire la vita sportiva in maniera corretta.

Come ti trovi con la prima squadra? Chi è il tuo punto di riferimento?

Con la prima squadra mi trovo tanto bene, mi sono trovato bene anche la prima volta due anni fa anche se ero molto timido. Un po’ lo sono ancora. Ho instaurato con tuti un buon rapporto, i più grandi sono di aiuto, non c’è nonnismo e tutti sono gentili. Jerdy a Genova mi è stato vicino, mi ha spiegato la sua prima partita da titolare e mi ha tranquillizzato un po’. Questo mi è rimasto molto impresso, ma con tutti mi trovo bene.

Ultima modifica il Mercoledì, 21 Dicembre 2022 15:54