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Stirling Moss: eterno secondo? Eterno campione

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Stirling Moss nasce a Londra il 17 settembre 1929. Suo padre Alfred, che di mestiere fa il dentista, è un pilota amatoriale, e vanta una partecipazione alla 500 miglia di Indianapolis, quella del 1924, conclusa al 16° posto. Anche la madre Aileen ha gareggiato, prendendo parte a delle corse in salita. Stirling e sua sorella minore Pat fanno però le prime esperienze come sportivi nelle competizioni equestri. Il padre vuole che Stirling prosegua la sua attività da dentista. Lui, però, ha in mente le auto. Nel 1948 acquista, con i premi guadagnati a cavallo, una Cooper 500, con la quale affronterà le prime competizioni, mostrando da subito le sue capacità. Pat seguirà le orme del fratello: diventerà una delle migliori donne pilota della storia del rally, capace di imporsi in gare internazionali aperte ai piloti di entrambi i sessi. Nel 1950 Stirling agguanta il primo successo di rilievo: si aggiudica infatti il Tourist Trophy automobilistico, una gara di durata nata nel 1905 e che lo vedrà al primo posto in altre sei occasioni. Il 1951 è l’anno del suo debutto in Formula 1, ma nel frattempo rimane impegnato anche su altri fronti. Riesce per tre anni consecutivi a concludere la Coupe des Alpes, importante rally attraverso le Alpi con partenza da Marsiglia, senza penalità, aggiudicandosi la Coupe d’Or, impresa riuscita solo ad altri due piloti. Partecipa inoltre al Rally di Montecarlo, ottenendo come miglior piazzamento il secondo posto nel 1952. La piazza d’onore sarà sua anche l’anno successivo alla 24 ore di Le Mans, mentre diventa il primo non americano a vincere la 12 ore di Sebring, nel 1954. In quella stessa stagione gareggia in Formula 1 con una Maserati 250F, ottenendo il primo podio iridato in Belgio, e tre vittorie in gare non valide per il mondiale.

L’anno dei record

Nel 1955 è autore di una delle prestazioni più memorabili di tutta la storia dell’automobilismo. Tra il 30 aprile e il primo maggio si corre la Mille Miglia. Si parte da Brescia e ci si dirige verso Roma; una volta raggiunta la capitale si ritorna verso la città lombarda. Tutto questo su strade comuni, che comprendono buche, tratti sterrati e tornanti, avvolte per l’occasione da due ali di folla sfiorate dal passaggio delle auto. Stirling Moss completa l’intero percorso in 10 ore, 7 minuti e 48 secondi, alla strabiliante velocità media di 158 km/h, un record che non verrà mai più battuto, portandosi ovviamente a casa la vittoria. Il fatto che questo trionfo sia avvenuto su una Mercedes 300 SLR lo rende ancora più leggendario. Il nonno di Strling era ebreo, e cambiò il cognome da “Moses” a “Moss”. Per le sue origini, Stirling fu vittima di bullismo a scuola. A pochi anni dalla caduta del nazismo, si è ritrovato ad essere corteggiato e ingaggiato dalla casa tedesca, che era stata sostenuta e finanziata da Hitler. Il binomio Moss-Mercedes porta a casa in quella stagione anche la Targa Florio, e permette a Stirling di salire per la prima volta sul gradino più alto del podio in una gara valida per il mondiale di Formula 1. Il palcoscenico è quello del Gran Premio di casa per il pilota, che si toglie la soddisfazione di chiudere la corsa davanti al suo mentore Juan Manuel Fangio. Proprio in coppia con l’argentino tenta l’assalto alla 24 ore di Le Mans. Il catastrofico incidente occorso alla Mercedes di Pierre Levegh, volata dopo un contatto in mezzo agli spettatori causando la morte del pilota e di altre 83 persone, in quello che è tuttora il peggior incidente della storia dell’automobilismo, porta i vertici della casa di Stoccarda alla decisione di ritirare le proprie auto dalla competizione. Fangio e Moss erano saldamente al comando della gara, ma devono rinunciare al successo. Lo choc causato dalla fatalità avrà diverse conseguenze, tra cui il ritiro della Mercedes dalle competizioni, proseguito fino al 1987. Il 1956 vedrà il ritorno di Moss nella Motor Valley, in casa Maserati.

Un breve servizio della trasmissione “Top Gear” dedicato alla vittoria di Moss alla Mille Miglia 1955 (Top Gear su YouTube)

Aldilà del titolo

Per quanto riguarda il campionato mondiale di Formula 1, a partire dal 1955 Stirling Moss consegue una striscia di piazzamenti nella classifica finale con pochi eguali nella storia. Sarà per quattro anni consecutivi secondo, e chiuderà terzo nei successivi tre. Con 16 Gran Premi conquistati, è il pilota che ne ha ottenuti di più senza diventare campione. È riuscito a vincere almeno una gara in sette stagioni consecutive. Solo cinque piloti hanno fatto di meglio, e sono tutti pluricampioni: Schumacher, Hamilton, Senna, Prost e Piquet. Per tre volte ha conquistato il Gran Premio di Monaco, e la sua vittoria al Gran Premio di Argentina 1958 a bordo di una Cooper del team di Rob Walker è la prima per una vettura a motore posteriore. Si tratta del primo sigillo per una scuderia privata. Proprio nel 1958 si deve arrendere a Mike Hawthorn al termine del campionato per un solo punto, ma l’esito sarebbe potuto essere diverso. Hawthorn conclude al secondo posto il Gran Premio del Portogallo, ma viene squalificato per aver percorso contromano una via di fuga. Moss si reca dai commissari, e sorprendentemente difende l’avversario, dicendo di essere stato lui a urlare ad Hawthorn di compiere quella manovra, che gli avrebbe consentito di riaccendere la sua Ferrari sfruttando una discesa. Grazie alla riammissione in classifica, ad Hawthorn vengono attribuiti punti che saranno decisivi nella corsa al titolo. “Vincere ha un senso solo se dimostro d’essere il più forte in pista”, dice a chi gli chiede se si fosse pentito del suo gesto. È riduttivo definire Stirling Moss come “eterno secondo” o “campione senza corona”, quasi a sottolineare la mancanza del titolo mondiale. Quella corona non la possiede, ma perché è lui a non averla voluta. Perché evidentemente non era quello lo scopo per cui correva. E non si possono ignorare i successi già citati arrivati in altre categorie. L’automobilismo dell’epoca non era dominato dalla Formula 1 come quello attuale, in cui poche gare hanno una popolarità comparabile con quelle facenti parte del Circus. Tante competizioni, ormai estinte o profondamente cambiate, nel dopoguerra potevano vantare un seguito e un prestigio forse maggiore a quello della Formula 1. Dopo il magico anno 1955, Moss continua a mietere successi anche nelle gare di durata, come la 1000 km del Nürburgring, che si aggiudica per quattro volte.

Un ritiro precoce

Nel 1962, quando ormai il suo passaggio in Ferrari è cosa fatta, è vittima di un incidente molto grave a Goodwood, a seguito del quale rimane in coma per trenta giorni. Per sei mesi avrà la parte sinistra del corpo paralizzata. L’anno successivo riprova a mettersi al volante di una Lotus: pur girando solo pochi decimi più lento del solito, decide di non ritornare alle corse. Farà negli anni qualche sporadica apparizione a gare, sia in pista che rallistiche, l’ultima delle quali nel 2011 alla Le Mans Legend. In carriera ha disputato più di 500 gare, e si contano 212 vittorie. Nel 2015 è protagonista di un evento a Monza assieme a Lewis Hamilton, durante il quale hanno potuto percorrere alcuni giri di pista a bordo di Mercedes storiche. Il 12 aprile 2020, mentre in un’Europa colpita da poco più di un mese dalla pandemia da Covid-19 si festeggia una Pasqua molto strana, giunge la notizia della morte di Stirling Moss.

 

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