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Un Circuito Al Mese – Motegi

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Due in uno: il Mobility Resort Motegi

La storia del circuito di Motegi è tanto recente quanto densa di avvenimenti. Noto agli appassionati delle due ruote in quanto tappa fissa del Motomondiale negli ultimi due decenni, il tracciato giapponese non è un impianto come tutti gli altri. La pista utilizzata dai piloti della MotoGP si intreccia infatti con un ovale in stile americano, che ha ospitato gare delle massime serie automobilistiche a stelle e strisce.

Una lunga meditazione

Motegi è una piccola cittadina situata nel centro del Giappone, a circa un centinaio di chilometri da Tokyo. Verso la fine degli anni ’80, venne individuata una zona collinare nei suoi dintorni per la costruzione di un nuova pista. Lo scopo degli ideatori, membri della divisione vendite della Honda, era quello di dare vita a una grande infrastruttura di livello internazionale, che avrebbe rappresentato il fiore all’occhiello di una serie di impianti distribuiti in tutta la nazione. I clienti avrebbero così potuto sia sfruttare al massimo le proprie moto sia ammirare i modelli più potenti della casa nipponica in azione. Occorse qualche anno prima che il progetto venisse finanziato dai vertici aziendali e accettato dalla comunità locale, e nel frattempo cambiò forma: si pensò di affiancare alla pista “classica” un tracciato ovale, una novità assoluta per il paese del Sol Levante. La Honda sapeva quanto le corse su questo tipo di circuiti fossero popolari negli Stati Uniti, e proprio in quel periodo aveva intenzione di sbarcare nella serie CART come motorista. I lavori, complicati dai dislivelli presenti sul posto, ebbero termine nel 1997. Nacque così il Twin Ring Motegi, ribattezzato nel 2022, in occasione del venticinquesimo anniversario, Mobility Resort Motegi, a sottolineare la molteplicità delle attività offerte.

Moto, auto e una regina

Il Motomondiale approdò a Motegi per la prima volta nel 1999, strappando a Suzuka la possibilità di ospitare il Gran Premio del Giappone. La gara tornò dall’anno successivo a svolgersi nel tracciato usato anche dalla Formula 1, ma solo fino al 2003. In quell’anno l’evento fu martoriato da una serie di gravi incidenti, uno dei quali causò la morte del giovane campione locale Daijiro Kato. Da quel momento Suzuka venne definitivamente scartata e il Gran Premio del Giappone fissò la propria sede a Motegi, che nel frattempo, dal 2000 al 2003, aveva comunque organizzato una tappa del Motomondiale, denominata Gran Premio del Pacifico. La corsa, che nel 2020 e nel 2021 non si è potuta svolgere a causa della pandemia da Covid-19, è sempre stata collocata, con poche eccezioni, a inizio autunno, tra settembre e ottobre.
Ma ancora prima del debutto della massima serie iridata a due ruote, Motegi aveva già attirato su di sé l’attenzione degli spettatori dell’altra sponda dell’Oceano Pacifico, e non solo. Dal 1998 l’ovale iniziò ad accogliere annualmente le vetture del campionato americano CART per la disputa della Indy Japan 300. Dal 2003 fu l’altra serie americana a ruote scoperte, l’Indycar, ad attraversare il Pacifico. L’edizione del 2008 è passata alla storia per il trionfo di Danica Patrick, unica donna di sempre ad aggiudicarsi una gara automobilistica di tale livello in America. Tale successo rappresenta uno dei punti più alti toccati da una pilota in epoca moderna in tutto il globo. Nel 2011, il fortissimo terremoto che colpì il Giappone danneggiò l’ovale, che non venne più riparato. Per quell’anno l’Indycar si spostò sul tracciato stradale, ma la gara non venne riconfermata in seguito. Nel 1998 si tenne anche una gara di esibizione della NASCAR sull’ovale. Anche il WTCC fece la propria apparizione a Motegi, per tre anni a partire dal 2015. Sin dalla sua nascita l’autodromo fa parte dei calendari delle popolarissime serie automobilistiche giapponesi, la Super Formula e la Super GT.

Curve lente e veloci

Le due piste che formano l’ex Twin Ring sono separate, e non è possibile svolgere una gara percorrendo entrambe. Esse condividono alcune tribune, come quella centrale da cui si può osservare entrambi i rettilinei di partenza, percorsi in versi opposti. I tracciati si sovrappongono in due punti, in cui il tracciato stradale si infila al di sotto dell’ovale.
Il circuito utilizzato dalla MotoGP si snoda lungo 4,8 km, prevede 14 curve di cui 8 a destra. È caratterizzato da una serie di curvoni molto lenti, intervallati da brevi tratti dritti, che lo rendono un circuito “stop and go” molto insidioso per i freni. Tra le curve 10 e 11 si incontra il rettilineo più esteso, che non supera però gli 800 m. A differenza delle altre piste connazionali, i piloti incontrano pochissimi dislivelli lungo il percorso. Sono disponibili due layout più brevi, uno da 3,4 km e uno da 1,4 km, ottenuti unendo parti della pista con tratti di raccordo.
L’ovale misura invece 2,5 km ed è dotato di una caratteristica forma a uovo, poiché le prime due curve sono più larghe delle due restanti. In corrispondenza delle curve la pista è sì inclinata, ma in modo più leggero rispetto alla maggior parte degli ovali americani.
A completare l’offerta del Mobility Resort, è presente anche un piccolo tracciato sterrato, un museo della Honda e addirittura un parco avventura situato nei boschi circostanti per i visitatori più piccoli.

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