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L’alterazione dello spazio-tempo

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Paladozza. E’ il minuto 6 di Virtus-Venezia del 6 ottobre 2019, le V-Nere stanno perdendo 6-19. Coach Djordjevic chiama sul cubo dei cambi Milos Teodosic; c’è un prima e un dopo questo momento. Bastano pochi secondi ed un solo pallone toccato per entrare nel suo mondo, dove lo spazio ed il tempo si modellano a suo piacimento, rendendo relativo tutto il contorno. Una tripla fuori ritmo, o meglio, fuori ritmo per chiunque ma non per lui, scrive la primissima riga di un racconto destinato a cambiare la storia della Virtus. Se le premesse estive con tanto di accoglienza all’aeroporto facevano ben sperare, l’impatto le supera.

Sceglie il numero 44 perché il 4, suo solito, è ritirato in omaggio a Brunamonti, e in pochi giorni quella “44” è già la più richiesta dai tifosi. A palazzo almeno una canotta su tre è la sua. Sono i mesi in cui, sebbene la pandemia sospenda tutto, la Virtus scavalca le gerarchie proponendosi dopo tanti anni come avversaria numero uno dell’Olimpia dando vita al dualismo che ancora caratterizza il vertice della Serie A. Quella svolta tecnica inevitabilmente legata a triplo filo con il suo approdo a Bologna.

Tutta storia nota fino alle glorie scudettate ed europee costellate e al tempo stesso traniate dal mago serbo che fa anche incetta di riconoscimenti individuali.

Un grandissimo giocatore, un acquisto di spessore, si potrebbe dire leggendo questa prima parte…

No, molto di più. Perché la differenza tra un ottimo cestista ed uno che diventa icona, la fa la sua percezione che entra nella cultura popolare e, ancor più sorprendente, solamente per come gioca a pallacanestro. I suoi assist fanno a più riprese il giro del mondo tanto da diventare quasi una normalità vedere “la giocata” del weekend passare dalle mani di Teodosic. E allora passino in secondo piano i colpi di testa dettati dall’agonismo, quando si fa perdonare con delle mosse che solo lui può immaginare senza dare il tempo e lo spazio agli avversari di rendersene conto; che sia un passaggio no look, un giro palla attorno alla schiena di un avversario o una tripla in controtempo. Una sintonia che si costruisce con i compagni inizialmente increduli, allenamento dopo allenamento; e da sintonia si passa a sinfonia con il play serbo a dirigere un’orchestra che non perde quasi mai.

L’entusiasmo cresce permeando tutto il tessuto sportivo prima bolognese, poi italiano e travalicando i confini oceanici di tanto in tanto. Il suo segno resta indelebile nella memoria collettiva virtussina alimentando il privilegio di poter raccontare ai nipoti di aver visto giocare dal vivo Milos Teodosic.

Nell’ultima stagione si dedica quasi esclusivamente all’Eurolega, centellinando il suo minutaggio e limitandolo a quegli sprazzi di talento purissimo che illumina ancora una volte le sfide della Virtus. E noi rimaniamo un’ultima volta con la faccia di Pajola in Virtus-Brindisi, a bocca aperta mentre assistiamo a questo spettacolo, consapevoli di essere testimoni di qualcosa di eccezionale che come ogni cosa eccezionale è destinata a finire e ringraziando il mago per l’ennesima magia fuori da qualsiasi logica spazio-temporale.

“Sono sicuro che ci rincontreremo in futuro e non vedo l’ora” scrive nel suo messaggio di saluto e ringraziamento alla V-Nere. Proprio grazie alla sua capacità di vedere dove gli altri non vedono, probabilmente questa ora l’ha già vista.

Difensore addosso, posizione del corpo sbilenca, distanza siderale. Questa entra, sono sicuro. Tira Teo.

 

 

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