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Per la Virtus Segafredo, dopo Milano, più certezze che sconforto

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Al netto di alcuni errori e difetti che in alcuni casi, per la verità, stanno diventando un po’ troppo ricorrenti, e ovviamente del risultato finale negativo, la partita di Milano della Virtus Segafredo rimane piena di buoni segnali nell’ottica dell’individuazione del carattere, della personalità, dei possibili obiettivi della squadra di coach Scariolo. Chiaro che una gara come questa almeno in teoria non dovrebbe essere più di tanto indicativa, per l’emergenza nella quale si è giocata; tuttavia, si possono imbastire considerazioni anche così, a mio parere, a cominciare da quello che hanno fatto vedere le due star della squadra, Teodosic e Belinelli, a volte oggetto di critiche francamente esagerate, se non proprio fuori luogo: ieri hanno dimostrato che quando si alza l’asticella, loro ci sono, anzi, si confermano come  un bel problema per gli avversari. Il primo davvero meraviglia ogni giorno di più. Ormai siamo talmente abituati ai miracoli di San Teo che quasi non ci facciamo più caso, ma la palla che ha servito a Belinelli sotto canestro in un dedalo di gambe e di braccia nel corso del recupero del quarto quarto è stata da brividi; la passione che ha messo sul parquet, sacrificandosi col quinto fallo nella corsa al pareggio ha dimostrato quanto si senta coinvolto, alla faccia di chi sostiene che per lui sia solo un lavoro, e anche il tecnico preso (sinceramente evitabile) è chiaramente frutto della tensione che stava provando (perché poi annullargli quella tripla? Il fischio era arrivato esattamente ad inizio del movimento di tiro). Insomma, il dio Milos c’è, anche se a volte può apparire meno coinvolto, ma pure questo, probabilmente, è da considerare fisiologico. Il Beli invece sta dimostrando che lo scorso anno era chiaramente in affanno per la scarsa preparazione e i problemi di un’annata fuori dal comune. Non che questa sia poi tanto meglio, ma lui ha potuto lavorare come si deve e di conseguenza non deve meravigliare più di tanto la sua partita di ieri: il suo palmares ha pochi eguali nella storia del basket europeo, non domina solo su quello italiano. Degli altri, è forse inutile ripetersi su Weems, sempre più colonna portante, mentre cresce partita dopo partita Jaiteh, non esente da difetti (il trattamento di palla, soprattutto) ma considerato che lui dovrebbe essere il “cambio” del 5 titolare, avercene di giocatori così! Pajola, invece, ha chiaramente bisogno di riposo. L’assenza prolungata di Mannion sta rivelandosi per lui un bel problema, perché gli impedisce di rifiatare e probabilmente curare come si dovrebbe quella mano: speriamo che alla lunga non paghi troppo questa cosa. Però, attenzione, se si guarda bene, il suo calo di rendimento si nota solo perché ormai lo si guarda come l’erede di Markovic e da lui ci si aspetta la prestazione super ogni volta, magari scordandosi di un’anagrafe che è ancora tutta dalla sua parte. Alibegovic viceversa deve decidere che ruolo vuole interpretare: essere il 4 titolare, in assenza di Hervey, gli dà notevoli responsabilità, ma a 27 anni si trova di fronte al bivio decisivo della sua carriera, e non può continuare a pensare che una bella prestazione offensiva possa redimere i tanti, troppi svarioni difensivi. Se poi le medie al tiro crollano, come ieri, cosa rimane? Un -18 di plus/minus? (con quello che vale questo dato statistico, certo). Per tutti gli altri credo valgano infinite attenuanti, a cominciare da un Sampson che non riesce a trovare continuità di lavoro e lo paga salato sul parquet, per continuare con Ruzzier e Alexander che si affacciano per la prima volta a certi palcoscenici in ruoli da protagonisti e necessitano della pazienza avuta fin qui dallo staff tecnico, col risultato di averli visti crescere davvero tanto, fin qui.

Per il resto, credo che Milano, pur vincendo, abbia avuto una dimostrazione che non può aver fatto loro troppo felici. Pur venendo da una serie di sconfitte, anche quest’anno sono partiti convinti di essere decisamente più forti, ed invece ieri hanno avuta la prova di non esserlo, anzi. È vero che a loro mancavano giocatori importanti come Shields, Mitoglou Datome, Ricci, Delaney, ma erano comunque con sei stranieri di livello, grazie al lunghissimo roster, e se ci fossero stati gli assenti magari sarebbe mancato l’mvp Grant, o avrebbe dovuto fare a meno di Bentil o Devon Hall. La Virtus invece avrebbe dovuto avere Hervey e Cordinier al posto di Alexander, oltre ovviamente a Mannion e Tessitori. Insomma, fate due conti… Poi la cavalcata della rimonta è stata sinceramente esaltante, si è conclusa con un tiro mezzo dentro/mezzo fuori e un paio di decisioni arbitrali così così. Vero è anche che la Segafredo ha perso nuovamente troppi palloni, che ha concesso alcuni velenosi rimbalzi agli avversari che le sono costati il risultato, che certi meccanismi difensivi mancano ancora del necessario rodaggio. Ma chi se la sente di dire che la prossima volta vincerà sicuramente Milano?

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