Bologna FC
Bologna, Bernardeschi: «L’obiettivo è tornare in Europa. Orso lo vedo sereno».
Il numero 10 rossoblù ha parlato in conferenza stampa dal ritiro di Valles: «Mi vedo ancora qui».
Uno dei più attesi in ritiro. Non a caso ha la numero 10 sulle spalle. Federico Bernardeschi è il secondo giocatore del Bologna a parlare in conferenza stampa dal ritiro di Valles. Prima di lui Lorenzo De Silvestri e l’allenatore Domenico Tedesco. Dopo un allenamento mattutino in cui ha testato insieme ai suoi compagni alcuni schemi offensivi, ha parlato ai microfoni del media center all’interno del centro sportivo locale. Di seguito, le sue dichiarazioni.
Bologna, la conferenza stampa di Bernardeschi
Che fase è della tua carriera? Un pensiero alla Nazionale lo fai?
«La cosa importante è partire bene con il Bologna. Poi la Nazionale è sempre un obiettivo, anche se ora hanno problemi ben più grandi da risolvere. Molto dipenderà anche dal progetto che faranno. Obiettivi? Cercare di tornare in Europa subito, anche se secondo me l’anno scorso abbiamo fatto un grandissimo percorso in Europa League. Siamo stati penalizzati trovando le squadre favorite dalla nostra. Questo Bologna però deve tornare in Europa».
Dove ti vede Tedesco?
«Abbiamo parlato. C’è questa idea di provarmi come mezzala. Io gli ho dato la mia disponibilità. Il mister ha uno stile offensivo. A me l’idea piace, ci lavorerò. Vedremo poi come mi troverò».
Si può parlare di rivincita? Ti è arrivata qualche proposta dopo la scorsa stagione?
«Nessuna rivincita. Io so che giocatore sono. Le mie qualità le ho espresse negli ultimi anni, non sempre con continuità. Si affrontano durante la carriera dei momenti difficili. Non ho mai visto nessuno costante per tutta la carriera. Sono tornato per vedere se sono ancora Federico. Sono stato messo nelle migliori condizioni da Italiano e sono molto felice di questo. C’è stata qualche proposta ma sto bene a Bologna, è un progetto serio. Devo tanto al Bologna perché è la società che ha creduto in me. Io queste cose non le dimentico».
Oltre all’Europa, pensi anche a proseguire la tua avventura qui?
«Ovviamente c’è questo pensiero. Secondo me non è questo il momento di parlarne. Nazionale? Da fuori non ho una risposta esatta. Si poteva vedere che il gruppo era coeso. Ci portiamo dentro tante ferite. Il peso è sempre maggiore. Questo nella testa pesa. Non andare al Mondiale per tre edizioni non ti fa sentire così grande come lo era l’Italia. Non essendoci stato comunque faccio fatica a dire la mia. Secondo me è sbagliato dire che il calcio italiano sia fallimentare».
Qual è la principale differenza di Italiano e Tedesco?
«Il metodo di lavoro di Tedesco non lo conosco ancora bene. Da quello che ho capito è un calcio molto offensivo e che ci vuole far divertire. Adesso stiamo facendo tutt’altro, siamo entrati poco dentro i principi di gioco. Con Italiano mi sono trovato benissimo. Anche lui aveva una mentalità offensiva. Penso che la società abbia fatto questa scelta per dare continuità. Cosa mi ha impressionato di più a Bologna? L’affetto delle persone, la città così unita alla squadra è bello da vedere. E questo ti porta tanti punti in più alla fine dell’anno. Quei due mesi in cui non riuscivamo a venire fuori ci sono stati sempre vicine».
In una passata intervista hai detto che, se non fossi stato un calciatore, avresti fatto lo scultore: che sculture avresti fatto?
«Di marmo, sicuro. Fa parte della mia città (Carrara, ndr) e cerco di portarmelo dietro».
Cosa ti chiede Tedesco senza la palla?
«Senza palla ci ha dato due o tre concetti: la riaggressione per tornare il prima possibile in possesso. Orsolini? Lo vedo sereno. Scherziamo ogni giorno. Per noi è fondamentale, così come per la città. Queste cose succedono: sono fasi, ma poi bisogna vedere. Se due entità si vogliono congiungere alla fine una via si trova. La società deve fare in modo che resti».
Potete trarre insegnamento dall’ultima stagione?
«Abbiamo perso troppo facilmente delle partire in casa: non deve succedere di nuovo. Il punto forte quando sono arrivato era il Dall’ara, e questa cosa l’abbiamo un po’ persa. Comunque abbiamo acquistato forza in trasferta. Quest’anno dobbiamo cercare di ripetere quello che è stato l’anno scorso fuori casa e ricompattare l’ambiente».
Quest’anno il gioco passerà più centralmente che sugli esterni?
«Il Mister punta molto sulla catena centrale. Da quello che ho potuto capire c’è un idea di giocare a calcio e ovviamente anche passare dal centro. Quanto sono stanco da 1 a 100? 98 (ride, ndr). Stiamo mettendo della basi importante. Se tutto questo lavoro ci servirà ad arrivare a delle vittorie saremo tutti contenti».
Continua a leggere le notizie di 1000 Cuori Rossoblu e segui la nostra pagina Facebook
