Bologna FC
Bologna-Roma, Walter Sabatini: «Partita molto particolare»
L’ex dirigente rossoblù, in vista della sfida contro i giallorossi, analizza l’evoluzione del club emiliano tra il calcio “soprannaturale” di Italiano, la rinascita di Bernardeschi e l’eterno ricordo di Mihajlovic
Walter Sabatini, ospite di Radio Nettuno Bologna Uno, ha parlato delle sue impressioni in vista del delicato match di domani, Bologna-Roma, in scena al Dall’Ara alle ore18:00.
La deliziosa intervista è stata l’occasione non solo per analizzare, attraverso il filtro della sua rauca saggezza, il momento attuale del Bologna, ma anche per rispolverare il suo legame con la piazza rossoblù, di cui è stato coordinatore dell’area tecnica dal giugno 2019 al settembre 2021.
«Come hai visto quest’anno quest’anno il Bologna?»
W. S.: «Il Bologna è stato una cosa a dir poco soprannaturale, perché il calcio che ho visto giocare, con la tranquillità e nella serenità di tutta la squadra, è stata veramente una cosa calcisticamente tanto evoluta e sbalorditiva. Ho pensato che il Bologna fosse, in un certo momento, imbattibile. […] È stato veramente uno spettacolo per tutto l’anno. A parte quest’ultima “pressione”, ma direi che non è questa che fa testo. Fa testo quello che hanno fatto prima la squadra, l’allenatore e beh, devo dirlo, la società, perché hanno fatto scelte molto sagge da un punto di vista tecnico e l’assemblaggio della squadra è stato veramente enorme, eccezionale. Mi sono divertito. Mi sono divertito soprattutto perché ho visto colmare dal Bologna la richiesta che la gente fa al calcio: cioè l’armonia, la gioia, la partecipazione. C’è stata una coesione tra la città e la squadra meravigliosa. E questo è il calcio che io ho sempre pensato e immaginato. Chi lavora nel calcio ha, come dire, l’obbligo di offrire alla gente questo tipo di spettacolo. L’osmosi tra città e squadra è stata veramente una leggenda calcistica e a Bologna si ricorderanno per decenni della squadra di quest’anno».
Sui tifosi rossoblù
W. S.: «È stato un lavoro bellissimo e penso che Bologna sarà orgogliosa di essere così com’è, perché anche i tifosi hanno esercitato quasi un ruolo tecnico: ho visto muoversi migliaia di persone per le trasferte e credo si siano rivissuti anni che da un punto di vista storico a Bologna in pochissimi ricorderanno, diciamo gli anziani come me. [Come] l’annata che culminò nello spareggio dello scudetto di Roma con Fulvio Bernardini, che è stata una delle persone più carismatiche che io abbia conosciuto in tanti anni. […] C’era tra la squadra e la città una coesione e un’aderenza straordinaria, così come è successo quest’anno dopo quasi cinquant’anni. E credo che il Bologna di quest’anno sarà ricordato per decenni perché ha reso partecipe e gioiosa [la piazza]. Veramente una bella storia, una storia da raccontare».
Italiano, i calciatori e Orsolini
W. S.: «[Su Italiano] non avevo un’idea che invece, poi, ho maturato in questi mesi: è un allenatore veramente eccezionale, offre spettacolo e offre anche risultati. Quindi poi vedo i calciatori sempre in crescita. Ho visto raggiungere Orsolini il livello che io ho sempre immaginato potesse raggiungere. […] L’ha raggiunto quest’anno e devo dire con mia grande gioia, perché Riccardo è un ragazzo che merita fortuna, generoso, aggregativo, quindi sono contento […]. E non solo lui, altri giocatori sono cresciuti a dismisura. Rowe ha esordito nel dubbio popolare che non potesse essere il giocatore giusto per il Bologna. Invece, nel tempo, ha palesato una crescita tecnico-tattica e fisica straordinaria. E quindi adesso è un giocatore che in campo determina sempre».
«Ti aspettavi un Bernardeschi capace di rientrare nel calcio italiano?»
W. S.: «Capace di rientrare sì, ma non con l’autorevolezza che ha dimostrato nel Bologna, perché Bernardeschi è stato sollecitato interiormente dalla stessa città, dall’apprezzamento, dalla stima che la gente gli ha sempre dimostrato. E quindi lui ha fagocitato questo tipo di sentimento popolare e l’ha preso per sé stesso, l’ha trasformato in prestazioni. Poi devo dire che mio figlio l’ha incontrato […] ed era molto, ma molto sereno. E quindi questo significa che è un calciatore che sente anche dentro di sé di essere stato rigenerato. Ma Bologna non è nuova a questo tipo di circostanze: tanti calciatori si sono rigenerati a Bologna raggiungendo livelli eccelsi. […] Deve essere considerata una piazza ideale per giocatori forti. Pensiamo a giocatori forti che si sono rigenerati: è successo con Signori, è successo con Di Vaio, Baggio… e quindi anche con Bernardeschi. Non è andata con Immobile».
Su Immobile
W. S.: «Immobile mi è sembrato in forte declino fisico, ma veniva anche da una lunga inattività. L’idea di prenderlo era condivisibile, perché chi ha sempre fatto gol non si toglie questo vizio, diciamo così. Quindi hanno sperato a Bologna, immagino, che potesse dire ancora la sua, ma non è andata bene perché è stata troppo lunga la sua, diciamo così, impropriamente, degenza. Ha fatto troppi mesi senza giocare o senza allenarsi, quindi ha pagato questo scotto, mi dispiace».
Bologna-Roma
W. S.: «Sarà sicuramente una partita molto particolare. Io conosco i romani, i romanisti. Si rammaricheranno molto allo stadio per l’assenza di Ranieri. […] Si sono schierati con Gasperini. Questo è un diritto della gente. Le squadre sono delle persone, della gente, dei tifosi, non sono della proprietà o dei fondi. Le squadre rimangono sempre espressione della città che rappresentano. Quindi questo succede a Roma come succederebbe al Bologna. Le squadre non sono individuali, di qualcuno; le squadre sono della gente che gli vuol bene».
Il ricordo di Sinisa
W. S.: «Sono contento che hai nominato Sinisa, perché Sinisa deve essere una presenza nel cuore della gente di Bologna, inestinguibile. Ci deve essere sempre, perché è stata una perdita, per l’umanità, grande. Un uomo generoso, coraggioso. È stato veramente un dolore grande per me, ma lo è stato anche per tutta Bologna. È giusto ricordarlo in ogni occasione, perché se il Bologna poi ha potuto generare questo calcio, ha potuto frequentare l’alta classifica eccetera [lo deve a lui ].Io non dimentico, ma non lo dimentica nessuno a Bologna, che è largamente per merito di Sinisa Mihajlovic che, quando è venuto […] ha ribaltato le carte in tavola e ha portato la squadra a una salvezza tranquilla quando era già praticamente retrocessa in quel momento. Quindi Bologna gli deve molto, ma Bologna lo sa e gliel’ha sempre riconosciuto. E io vorrei che nessuno si dimenticasse di Sinisa perché il tempo scorre veloce e poi si porta via tutto».
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