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Gazzetta dello Sport – Zirkzee: “Tra fare grande il Bologna e una big subito scelgo la prima opzione”

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Con la 9 sulle spalle Joshua Zirkzee si è preso il Bologna, dopo una stagione alle spalle prima di Arnautovic e poi dei vari falsi nove provati da Thiago, l’olandese ha trovato la sua dimensione, dimostrando al tecnico italobrasiliano tutto il suo valore, lo stesso tecnico che l’anno scorso ha sempre cercato di spronarlo a livello mentale. Ora Joshua ha gli occhi puntati su di se ed è uno dei giocatori più belli da vedere con il pallone tra i piedi, tra giocate esagerate, eleganza e pian piano sempre più concretezza nel fare gol. Il classe 2001 è stato intervistato sulle colonne della Gazzetta dello Sport, dove ha parlato di se, del suo Bologna e di un futuro ad alto livello con i rossoblù. 

L’intervista 

La personalità non gli manca e lo si evince dal campo, ma lo conferma anche a parole: “Qualcuno per i capelli mi ha paragonato a Gullit o a Pierre Van Hooijdonk, ma io sono Joshua. Solo Joshua”. Ora il nove felsineo sente tutto l’amore della città e sa di avere gli occhi puntati anche fuori dall’Emilia ma si gode l’amore dei tifosi rossoblù: “Leao ha messo like su una notizia di apprezzamento del Milan nei miei confronti? Non lo so.. io so che quando giro nel centro di Bologna tanti mi fermano e parliamo. Un ragazzo mi ha detto che sarebbe venuto a Firenze e mi ha chiesto un gol. Ecco io non voglio deludere la gente”. 

Al momento l’ex Bayern Monaco, arrivato in città nell’estate ’22 sta incantando con le sue giocate e ha scelto come gol simbolo quello contro il Sassuolo: “Controllo di tacco e portiere che non ha chance. Mi viene tutto naturale. Si, a Reggio Emilia c’è stato tutto me stesso”. Risposte e giocate da calciatore navigato, ma Joshua ha solo 21 anni e la pressione prima di una gara in Serie A è cosa reale: “Prima della gara la sento molto, non voglio deludere nessuno, quando inizia la partita torno quello di sempre ed esprimo il fuoco che ho addosso a modo mio”. 

Il gioco di Thiago Motta ne esalta certamente le caratteristiche, con il fraseggio corto e le giocate nello stretto che mettono in luce la sua tecnica e la sua fantasia nel trovare spazi “impossibili” in cui far passare la palla, viene definito un 9 e mezzo e l’idea gli piace: “Da più piccolo ho giocato anche da 10 nel Feyenoord, o anche da 11 nel Den Haag. Dove mi mette Motta sto. Mi piace poter giocare la palla, ecco..”. La partenza di Marko Arnautovic è stato il portone d’entrata ad un posto da titolare: “Avevamo e abbiamo un bellissimo rapporto: quando ho fatto il primo gol in questa stagione la prima chiamata è stata la sua. Non mi vergogno a dire che sono stato felice quando è andato all’Inter: si è liberato un posto. Da piccolino guardavo tanti campioni poi ho giocato con Lewandoski e Marko, ma a questi ultimi due non ho mai chiesto pareri o trucchi. Li ho guardati. Ho assorbito nozioni, giocato e il resto l’ho messo io, di mio”. 

L’uomo e il suo carattere 

“Trovo che credere in se stessi sia un valore aggiunto. Ma sempre con l’idea di lavorare bene e migliorarsi”. L’attaccante rossoblù ha la carica e l’autostima necessarie a spiegare la semplicità e il modo disinvolto con cui pensa ed esegue giocate di un certo tipo, ma c’è dietro un percorso in cui è maturato: “In passato ho avuto momenti difficili: se avevo qualcosa da dire lo dicevo in faccia, sempre. Se le chiedesse a un mio vecchio tecnico mi definirebbe un bravo giocatore ma un po’ indisciplinato. Non controllavo certe emozioni, ora sono un po cresciuto. Mi capita anche ora di dire qualcosa ma l’importante è che finito l’allenamento o la gara si rimanga amici come prima”. Joshua in tre parole?: “Divertente, pazzo e creativo”. 

Il futuro del Bologna 

Thiago l’ha definito il simbolo dei rossoblù, forse anche come sprono per dare sempre il meglio lavorando anche sulla mentalità del ragazzo e lo stesso ha gradito parecchio l’attestato di stima, sottolineando però come tutti in squadra sappiamo cosa e come farlo: “Può capitare che in un gruppo alcuni abbiano problemi, qui se ne parla, ci si confronta, ci diamo una mano, una volta alla settimana si va anche tutti a cena. Siamo una squadra internazionale e Motta ci ha insegnato a guardare sempre avanti e sempre più in alto. Stiamo bene insieme”. Incalzato dal giornalista sull’Europa dice: “ La strada è lunga e bisogna lavorare duro ogni giorno. Se devo scegliere tra fare grande il Bologna o andare presto a giocare in una big io le dico che la scelta giusta è la prima: fare grande il Bologna, poi si vedrà”. 

Fonte: Matteo Dalla Vite – La Gazzetta dello Sport

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