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Il Grillo Pensante – Ripensare il “progetto”

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Il cammino rossoblu degli ultimi 2 mesi assomiglia in modo preoccupante ad una cupa processione che, aspetto ulteriormente allarmante, sembra condurre verso un ormai tradizionale crocevia: una seconda parte di stagione giocata in pantofole. Il film si è già ripetuto troppe volte per non aver instillato nei tifosi rossoblu una sorta di apprensione che inizia a manifestarsi ad inverno inoltrato, il timore di dover assistere a svariate gare di campionato affrontate con la stessa intensità di un torneo estivo; non appena la squadra raggiungerà la ragionevole certezza di mantenere la categoria scatteranno gli allarmi rossi.

 

Dai dolci sogni europei di inizio dicembre la situazione è dunque precipitata, il Bologna ha inanellato 6 sconfitte nelle ultime 7 partite riallineandosi alla malsana abitudine del 50% di partite perse; alcune attenuanti sono evidenti, Covid ed infortuni hanno sfrondato i ranghi in profondità ma, osservando attentamente, sono emersi anche i limiti di una rosa costruita su equilibri molto fragili. Reparti troppo poveri di talento mascherati sotto la superficie dei titolari, lacune figlie di una serie infinita di calciomercati palesemente incompleti; il centrocampo è poggiato totalmente sulla crescita poderosa di Svanberg e Dominguez, capaci di sostenere l’involuzione di Soriano e l’assenza prolungata di Schouten ma che, considerando l’imminente operazione alla spalla del nazionale argentino e la mancanza di valide alternative (Kingsley era già un’incognita prima del terribile infortunio di Udine e Viola non ha convinto), un paio di operazioni di spessore in mediana sono imprescindibili.

La dipartita di Tomiyasu ha creato una voragine sulla fascia difensiva destra che, per divina provvidenza, è stata occultata da un De Silvestri in grande spolvero fino a quando gli acciacchi non hanno preso il sopravvento. Anche in quella zona sarebbe opportuno intervenire con qualche asso nella manica, adattare sistematicamente Orsolini o Skov Olsen può essere soltanto una toppa e non una soluzione. Ed infine l’attacco porta unicamente il nome e cognome di Marko Arnautovic, riferimento decisamente funzionale ma moderatamente prolifico (6 reti) a cui Sinisa Mihajlovic ha affidato le chiavi dell’intero reparto privando di qualsiasi considerazione Santander e Van Hooijdoonk. O questi profili vengono ributtati nella mischia o qualche avvicendamento dovrà avere luogo.

Anche il tecnico serbo è stato catapultato sul banco degli imputati per l’avvilente rendimento, ogni qualvolta la squadra sembri spiccare il volo viene bruscamente riportata a terra con debacle indecorose o filotti di prestazioni negative. Troppa inconstanza e concretezza solo a sprazzi, il sospetto che la rosa non sia valorizzata a dovere può essere legittimo.

 

Il calciomercato chiuderà i battenti il 31 Gennaio ed al momento la stampa ha riportato soltanto fumo e niente arrosto relativamente a trattative condotte nelle stanze di Casteldebole, quartier generale i cui esponenti hanno abusato oltremodo nel tempo della parola “progetto” considerando che i risultati sportivi sono sostanzialmente in stallo da 7 anni: rispetto alla situazione attuale (27 punti), alla giornata numero 22 nella stagione scorsa il Bologna contava 3 punti in meno (24) e 2 stagioni fa ne contava 3 in più (30), mentre nella stagione 2015/16 (la prima di Serie A dell’attuale dirigenza) la squadra occupava la decima posizione a 29 punti (2 in più degli attuali). Passano gli anni ma i numeri continuano ad assomigliarsi, il “salto di qualità” auspicato anche dalla dirigenza non c’è mai stato. E Bologna francamente lo meriterebbe.

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