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IL GRILLO PENSANTE – Speranze internazionali

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La tradizionale pausa settembrina per le nazionali è stata vissuta più come una sosta forzata che un appassionata ripresa del discorso tra gli italiani e la decorata truppa di Mancini, il tricolore riesce a compattare straordinariamente l’intero Stivale in occasione delle manifestazioni più importanti ma restiamo pur sempre la terra dei campanili; qualsiasi evento che spezzi il ritmo del campionato è vissuto come un boccone da deglutire a fatica, la Serie A ha la priorità nelle gerarchie di gran parte dei tifosi. Siamo italiani.

 

In realtà qualche motivo d’orgoglio questo periodo l’ha portato sotto le Due Torri, sono ben 14 gli alfieri rossoblu convocati tra nazionali maggiori ed under 19/20/21, e non si tratta di soli comprimari: Marko Arnautovic è già da tempo baluardo della nazionale austriaca ed è reduce da 2 reti contro Moldova ed Israele, Svanberg sembra ormai aver occupato una posizione stabile sullo scacchiere del ct svedese Andersson e soprattutto Skov Olsen sta scalando rapidamente le gerarchie nella Danimarca orfana di Eriksen (2 partite su 3 da titolare nell’ultima settimana, condite da una rete sontuosa nel 5-0 contro Israele).

Sul versante sudamericano Medel è un perno della difesa cilena da svariati anni mentre su Dominguez, sebbene non sia sceso in campo negli impegni dell’Argentina, il solo fatto che sia aggregato costantemente ad una delle nazionali più importanti del pianeta trasmette la dimensione delle potenzialità del giocatore (soprattutto in un reparto – il centrocampo – che annovera pezzi da 90 come Paredes, De Paul, Correa e compagnia bella).

Il gruppo africano composto da Barrow, Mbaye e Kingsley ha trovato minutaggi importanti ed anche la batteria dei baby è ben nutrita (Theate, Molla, Urbanski e Cangiano), segnale che il futuro potrebbe essere più roseo del presente.

Skorupski non è sceso in campo (il portiere titolare della Polonia è lo juventino Szczesny) e l’unica nota dolente proviene da Emanuel Vignato che ha dovuto abbandonare quasi subito il ritiro dell’Italia U21 per un acciacco fisico; nel complesso, però, il bilancio è senza dubbio confortante.

 

Le gare delle nazionali hanno prodotto anche veementi polemiche da parte dei club sull’affollamento di impegni che metterebbero alla prova sia l’integrità fisica dei giocatori sia l’indisponibilità di alcuni di essi per motivi logistico-temporali (soprattutto quelli impegnati oltreoceano faranno ritorno in Europa sul filo del rasoio per partecipare ai turni dei rispettivi campionato); effettivamente alcuni atleti, considerando anche l’avvio delle coppe europee, potrebbero giocare addirittura 5 partite in meno 2 settimane, problematica che pone il Bologna in un’insolita posizione privilegiata dovendo disputare la 3° giornata nel posticipo di lunedì sera ed essendo esente da impegni continentali.

Più o meno assorbita la controversa partenza di Tomiyasu, i rossoblu ospiteranno l’Hellas Verona ancora insabbiato a zero punti in classifica e per questo ancora più affamato e rabbioso; gli scaligeri rispetto alla scorsa stagione hanno perso alcune pedine importanti (Silvestri, Lovato e soprattutto Zaccagni) ma hanno reagito tempestivamente ingaggiando Montipò, Sutalo, Caprari e Simeone, mantenendo quindi un apprezzabile competitività che non riflette l’avvio sfortunato delle prime 2 giornate. La vera chiave di volta consisterà nella capacità di trasformazione della squadra dal collaudatissimo sistema di Juric al nuovo assetto di Di Francesco, il croato appariva come una sorta di Re Mida in terra veneta e non è per nulla scontato che l’adattamento ai meccanismi del pur preparato nuovo tecnico siano immediati. E neppure che siano redditizi. La truppa di Mihajlovic tenterà di approfittare di questa fase di passaggio e, soprattutto, proverà ad imporre il proprio gioco a dimostrazione che certi punti seminati per strada negli ultimi anni siano relegati ad un passato da dimenticare alla svelta.

 

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