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Bologna

IL GRILLO PENSANTE – Tempo di disillusioni

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Al triplice fischio di Bologna-Atalanta la sensazione appiccicosa come l’umidità di Ferragosto di aver assistito alla certificazione della reale dimensione del Bologna attuale è piombata come una sentenza sullo stadio Dall’Ara. La pioggia caduta sul finale di partita ha lavato via i (pochi) voli pindarici ancora accaniti ad immaginare la truppa di Inzaghi come un motore diesel, ed ha evidenziato come la determinazione e il temperamento possano essere le uniche vere frecce della faretra rossoblu. La vita regala sempre sorprese, ma è difficile immaginare altri scenari al momento.

Ad onor del vero il copione del match ha mostrato un Bologna pugnace nella prima mezz’ora, con l’accoglienza ben poco amichevole di Mbaye pronto a infilare immediatamente la Dea ed altre situazioni tutt’altro che marginali per cogliere il raddoppio; ma non azzannare alla giugulare un avversario pericoloso è preludio di ritorsione senza scrupoli, e l’Atalanta da compagine di ben altro spessore qual è ha gradualmente organizzato la controffensiva con comprovate autorevolezza e perspicacia. La selva di scudi bolognesi ha ripiegato perdendo campo contro la carica nemica e, sotto pressione, è incappata in due errori individuali facendosi depredare interamente il bottino in palio.

Mister Inzaghi ha laconicamente manifestato il suo grande rammarico per non aver raccolto punti nella gara meglio giocata dai suoi ragazzi, ma concepire con rammarico una gara in cui gli avversari fatturano il 67% di possesso palla ed oltre il doppio dei tiri in porta (23-11) non può non nascondere una rilevante vena diplomatica. A rendere più inquietante il quadro generale è la solita coppia Fenucci-Bigon che proferiscono il loro verbo con tale distacco ed indifferenza da diventare un ossimoro a fronte delle gelido e pesantissimo significato delle parole stesse. Corre l’Anno IV di serie A e l’ambizione è stata ormai seppellita sotto una spessa coltre di frenate, ridimensionamenti, rallentamenti e disillusioni; le recenti dichiarazioni di Fenucci che sconfesserebbero l’importanza del Dall’Ara ristrutturato per staccare il biglietto verso attici e super-attici sono addirittura allarmanti considerando che il mantra dello stadio di proprietà come trampolino tecnico-finanziario ha riecheggiato persistentemente nelle stanze di Casteldebole fin dal ritorno nella massima serie.

Nel frattempo, in questo clima di surreale imperturbabilità, la limacciosa zona retrocessione si avvicina a causa del Frosinone capace di impattare con la Fiorentina. La trasferta domenicale in casa del Chievo assume quindi un’importanza capitale in quanto i clivensi, bistrattati praticamente da chiunque, sono obbligati a strappare una vittoria per non vedersi impacchettati e spediti con posta prioritaria verso la cadetteria. L’occasione sarebbe irripetibile per cogliere i classici 2 piccioni con una fava: blindare uno dei posti retrocessione e uscire con un colpo di reni da una posizione scomoda in cui, nel caso di altro scivolone, si materializzerebbero implicazioni psicologiche da evitare come la peste.

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