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Il Mottismo, fra l’hic et nunc e la rappresentazione massima dell’avere fame

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Bologna FC 1909


Se il Bologna ha costruito la sua fortuna fra le mura di Fort Dall’Ara, il concetto di trasferta è, per i rossoblù, un percorso logico di piena consapevolezza (dei propri mezzi, ndr) ancora da sviluppare. Perchè alla casella “partite in trasferta” ci sono ben 7 pareggi e 3 sconfitte (Firenze, Udine e la “sciagurata” prova di Cagliari), ma solo una vittoria in quel di Salerno, dove si ricordano ancora degli uragani Saelemaekers e Zirkzee.

Solo una vittoria che spiega come mai il Bologna, con quella sua cifra di gioco che rispecchia molto lo stile dei grandi squadroni europei, non abbia un posto in classifica migliore, per quanto bellissima sia l’attuale posizione.
A Roma si va per vincere, pensando solo all’oggi e non a quello che potrebbe succedere domani (“il nostro passato è bellissimo da ricordare, ma è qualcosa che è già successo, se invece pensiamo al futuro, non viviamo al massimo il nostro bellissimo presente”): questo è il Mottismo, che interpreta l’hic et nunc come marchio di fabbrica, per non farsi sfuggire tutte le potenzialità che ogni partita può rappresentare.
E quindi anche l’odierna partita contro la Lazio è un’opportunità che va colta a pieno, viste anche, ci si consenta,le diverse assenze che i biancocelesti di Sarri avranno fra le loro fila.
Assenze, invece, che non ci saranno fra quelle rossoblù: tutti convocati, eccetto Remo Freuler (squalificato, che probabilmente seguirà la partita dalla Tribuna), per un primo grande evento di abbondanza (in panchina ci saranno anche i frutti del mercato invernale, Ilic e Odgaard) che Motta magari non adora (“io preferisco rose più ridotte nelle quali tutti possono essere importanti“), ma condizione che stimola il suo essere demiurgo nel creare il suo gruppo come ha lui in testa, cosa che gli sta riuscendo meravigliosamente.
Per cui oggi in campo non importa chi andrà in campo fra Lukasz Skorupski e Federico Ravaglia, se Jhon Lucumi potrà essere una carta da giocare a centrocampo (“ha grandi qualità che gli permettono di giocare nello stretto e da ragazzino ha fatto il centrocampista“), magari nella ripresa, se Dan Ndoye prenderà la maglia da titolare di Alexis Saelemaekers (ma c’è anche Jesper Karlsson che scalpita e che “continuando a lavorare così, sarà un giocatore importante per il futuro del Bologna“), o se Jens Odgaard insidierà da vicino la titolarità di Joshua Zirkzee: l’importante, oggi alle 12.30, è  “avere fame, tanta da rincorrere l’avversario e recuperare i palloni“, che servono alla gestione dell’intera partita. 
Tanto estro e meritocrazia nel Mottismo, poco quasi nulla, nella costruzione dell’idea di gioco, lasciato al caso: essere quarti, a questo punto del campionato, non può più essere una banale coincidenza, ma frutto di un volontà ferrea e di una determinazione che la squadra sta mostrando.
Già la squadra: perchè alla fine in campo ci vanno loro, in 11 più 5 cambi nella ripresa e sanno perfettamente cosa vuole da loro il loro Mister.
Perchè, da quando c’è Thiago Motta, a Casteldebole, alla mattina quando Ti alzi, non importa se sei centrocampista o attaccante, portiere o difensore: quando Ti alzi, inizia a correre.

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