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Il Resto del Carlino – Il Bologna crolla a Torino, Orsolini è l’ultimo a mollare

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Il Bologna torna da Torino con la peggiore prestazione dal tracollo di Empoli, che portò alla metamorfosi tattica. Le difficoltà questa volta si sono evidenziate in alcuni interpreti, ancora prima che nel sistema. Uno dei calciatori apparso in maggiore difficoltà è stato Andreas Skov Olsen, proprio nell’occasione in cui Sinisa gli ha cucito l’abito tattico su misura. Nelle ultime uscite era stato sacrificato sull’altare del nuovo schieramento, costretto a sudare su tutta la fascia. Ieri Mihajlovic, dopo le dichiarazioni del giocatore in Nazionale che lamentava di non giocare mai nel suo ruolo di attaccante, ha puntato forte su di lui: Soriano esiliato davanti alla difesa e Skov Olsen sulla trequarti. Ora è troppo facile dire che la scelta non abbia pagato.
 
È proprio il danese a perdere il pallone che consente a Sanabria di volare verso Skorupski e di portare il Torino avanti 1-0. Ma limitarsi a gettare la croce addosso a Skov Olsen sarebbe una ingiusta semplificazione: tutta la squadra non gira. Sterile in attacco e penetrabile in difesa. Se il passivo dopo un’ora non è più rotondo è soltanto merito di Skorupski che salva in diverse occasioni su Sanabria — indiavolato — e compagni.
 
Per sessantacinque minuti il Bologna è semplicemente troppo brutto per essere vero. Sinisa pretende almeno una dimostrazione di orgoglio e cambia in massa. Fuori Skov Olsen e Barrow, dentro Viola e Sansone; giù Soriano e Arnautovic, su Orsolini e Santander. Bastano due minuti e Svanberg apparecchia per Sansone, a tu per tu con Milinkovic-Savic. Il portiere atterra il numero dieci e Dionisi indica il dischetto. Sansone, che si è procurato la prima occasione dopo settantanove minuti con la testa sott’acqua, vuole anche calciarlo. Sinisa prende in mano la situazione: va Orsolini. Riccardo calcia fortissimo, e butta in porta tutta la frustrazione per il periodo che lo ha sempre visto ai margini dell’azione. Ci sono ancora dieci minuti e un solo gol da recuperare. Orso prova a completare l’impresa ma la sua girata trova un attento Milinkovic.
 
In una prestazione come quella di ieri da salvare resta molto poco. Settanta minuti di apnea, di squadra contratta e di risposte non pervenute da parte di chi era chiamato a dare un segnale. Anzi, il segnale c’è stato, ma è stato l’opposto di quello che l’allenatore e la città si aspettavano. Evidentemente non era soltanto questione di posizione in campo.
L’ultimo quarto d’ora di rabbia agonistica, in cui Zaza comunque corteggia il 3-1, non basta a riscattare una domenica cupa, ma è stato sufficiente per mettere in mostra la determinazione di Orsolini. Risalta ancora di più se confrontata con il proprio alter ego mancino. Chissà che, alla luce di questa differenza, non si cambino le valutazioni in vista di gennaio.
 
Fonte: Il Resto del Carlino, Marcello Giordano

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