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Forever Rossoblù

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fonte immagine: Mario Carlini/Iguana Press

Nell’estate 2012 Manolo Gabbiadini firma per il Bologna per un solo anno di prestito dalla Juventus. Il club bianconero concede il placet per la cessione temporanea a distanza di pochi giorni dal suo trasferimento dall’Atalanta. A soli ventidue anni l’attaccante nativo di Calcinate è considerato un prospetto importante per l’attacco della nazionale del futuro ed è chiamato alla prima vera esperienza da titolare nella massima serie.

I Felsinei – orfani dei vari Di Vaio, Mudingayi, Ramírez e l’esperto Andrea Raggi – puntano ad una salvezza tranquilla e fanno affidamento sui gol del gioiellino di scuola atalantina, schierato dall’allenatore Stefano Pioli al fianco del Violino Alberto Gilardino. Alle loro spalle viene data libertà di svariare al fantasista e regista offensivo Alino Diamanti, capitano designato della formazione rossoblù e vero trascinatore della squadra. A fine anno il Bologna si classifica 13° e riesce a raggiungere i Quarti di finale di Coppa Italia, purtroppo persi all’ultimo secondo dei tempi supplementari contro l’Inter di mister Stramaccioni. Per Gabbiadini le attese vengono rispettate e nel corso della stagione viene schierato in 30 gare, andando a segno sei volte e portando in dote alla propria squadra diversi punti fondamentali per l’obiettivo salvezza. Determinante il gol segnato proprio contro la Dea, con un sinistro chirurgico al 70’ a suggellare la vittoria con il risultato finale di 2-1. Al termine di una stagione ricca di soddisfazioni personali e piccole ma importanti conferme sul campo l’attaccante di piede mancino fa ritorno alla Vecchia Signora.

Bologna e Manolo, un rapporto intenso che a leggere gli almanacchi potrebbe sembrare effimero. È vero che ha vestito i nostri colori solamente per una stagione, eppure sono diversi i ricordi che lo legano alla città delle Torri e del buon cibo. Qui ha conosciuto sua moglie, la bolognese Martina Rubini, quando faceva la hostess allo stadio Renato Dall’Ara. A Bologna Gabbiadini ha sperimentato anche la passione per un altro sport, il basket: “Tifo Fortitudo ma non sono anti-virtussino” ha dichiarato. L’affetto che lo lega a questa città non è affatto un proforma, anche quando è volato oltremanica per giocare con gli inglesi del Southampton ogni volta che tornava a Bologna lo si vedeva presenziare nel parterre del PalaDozza di Piazza Azzarita.

Ragazzo umile, gran lavoratore dai principi sani quanto semplici. Per capire meglio il personaggio basta guardare al suo esordio con la maglia dell’Atalanta. Il 14 marzo 2010 al posto del navigato Tir Tiribocchi entra il giovane di belle speranze Manolo Gabbiadini. Non riesce a segnare, ma certo fa buona impressione. Il giorno dopo? Di nuovo a lavorare, questa volta in officina: “Facevo il meccanico anche quando già giocavo in Serie A. Ho lavorato un anno e mezzo in una ditta di meccanici il cui proprietario è mio zio e anche dopo l’esordio ho continuato ad andarci perché i motori sono la mia passione, ero fiero di farlo ed era il mio lavoro”. Le sue stesse dichiarazioni ci restituiscono un ragazzo dai valori saldi, che sa di cosa ha bisogno per stare bene con sé stesso e in rapporto al caotico mondo del calcio. Non pensa affatto ad apparire – in tutte le sue possibili declinazioni – come ormai è facile presupporre o aspettarsi dai calciatori di oggi. Forse per questo motivo i tifosi rossoblù lo ricordano con affetto e non è facile nascondere il desiderio di rivederlo con la maglia del Bologna addosso.

Le sue prestazioni con i Felsinei convincono la Sampdoria a investire ben 11 milioni di euro per la sua acquisizione definitiva. Al primo anno tra i Blucerchiati Manolo segna 10 gol e serve 4 assist in 35 partite totali. Nella stagione successiva ne segna addirittura 7 nelle prime 13 giornate, guadagnandosi la chiamata del Napoli durante il mercato di riparazione. Con il club del presidente De Laurentiis l’attaccante mancino parte forte, ma con il passare dei mesi viene delegato alla panchina. In tre anni colleziona con i Partenopei 79 presenze – di cui molte apparizioni – e gonfia la rete 25 volte. Quando ormai le possibilità di essere considerato titolare, o perlomeno una riserva di lusso, rasentano lo zero arriva per lui la chiamata della Premier League, più precisamente del Southamtpon. La voglia di tornare ad essere determinante lo galvanizza e con i Saints ha un impatto devastante. Gol all’esordio contro il West Ham, doppietta ai danni del Sunderland di Fabio Borini e un’altra doppietta nella finale di Coppa di Lega persa per 3-2 contro la corazzata Manchester United. Tutto questo accade nelle sue prime tre settimane in Inghilterra e se consideriamo la rete contro il Watford sono ben sei gol messi a segno nelle prime quattro partite in maglia biancorossa.

Dopo due anni a fare la spola tra Inghilterra e Italia, il richiamo di casa è troppo forte e nel gennaio 2019 Manolo torna alla Sampdoria del presidente Ferrero. Durante l’estate Eusebio Di Francesco viene nominato nuovo allenatore al posto di Giampaolo, che inizia la stagione guidando il Milan. La partenza dei Doriani non è delle migliori e dopo le prime giornate viene ufficializzato il subentro di Claudio Ranieri per risollevare la squadra dall’ultimo posto in classifica. L’allenatore romano cambia modulo e principi di gioco, ma soprattutto lavora sull’aspetto mentale dei suoi calciatori, tenendo lontane dallo spogliatoio le voci di un possibile cambio alla presidenza del club. In sole sei gare porta i Blucerchiati fuori dalla zona rossa e chiude la stagione ottenendo la 15° posizione. All’interno del sistema 4-4-2 di Ranieri, Manolo viene impiegato come attaccante di destra al fianco dell’esperto Fabio Quagliarella, dove può trovare il giusto spazio per rientrare e calciare con il suo mancino. A partire dalla ripresa del campionato, complice il calendario ravvicinato e l’esplosione del giovane Bonazzoli, la punta di Calcinate è stato incaricato di guidare l’attacco e di provare a rimpiazzare nel rettangolo verde il talento e l’esperienza del numero 27. Giocatore importante, da sempre considerato un grande prospetto, Gabbiadini non ha trovato la giusta continuità negli ultimi anni. Quest’anno ha chiuso con 11 reti in 33 presenze, ma per ritrovare la sua ultima stagione con almeno 30 presenze in campionato con la stessa maglia dobbiamo tornare al 2013-2014, segno di quanto sia venuta a mancare la fiducia del club proprietario del cartellino e traccia di quanto sia difficile trovare il progetto tecnico giusto per fare il definitivo salto di qualità. I mezzi tecnici, fisici e tattici ci sono tutti, la Samp sembra essere la piazza giusta per ritrovare la convinzione necessaria e per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, quella mancina s’intende.

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