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Meteore Rossoblù – Zagorakis, il “Divin Codino” ellenico caduto dall’Olimpo

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Dall’Olimpo alle Due Torri, per portare il Bologna tra i grandi del calcio.

È un’operazione da vero e proprio top club quella intrapresa nella stagione 2004/2005 dal presidente Renato Cipollini. Una mossa che ti aspetteresti da squadre del calibro di Barcellona o Real Madrid, e che invece si tinge del rossoblù made in Italy. Una di quelle che lascia perplessi un po’ tutti, con i tifosi impegnati a domandarsi tra sé e sé “ma sul serio o mi prendete in giro?”.

Estate 2004 e mondo calcistico ancora in subbuglio dopo l’evento più sorprendente degli ultimi anni: la vittoria degli Europei da parte della Grecia. Una finale al cardiopalma contro un Portogallo che davanti giocava con Luis Figo, Deco, Pauleta e un giovanissimo Cristiano Ronaldo. Non proprio scarsi.

Ma la nazionale ellenica, come un esercito in formazione a testuggine, riesce a spuntarla 1-0 sfoderando una prestazione irripetibile. Cuore e furore agonistico che hanno la meglio sul talento: una storia bellissima e che attira le attenzioni di tutti i club europei sul fortino biancoazzurro, composto da giocatori con grandi potenzialità e capaci di farsi valere anche nei campionati più qualitativi d’Europa. Non a caso, tra i migliori giocatori del torneo, la Uefa inserisce ben cinque talenti ellenici, tra cui uno in particolare: Theodōros Zagorakīs. Sua maestà “il capitano”, centrocampista centrale con tantissima quantità e quel pizzico di qualità con la palla tra i piedi che non guasta mai. Padrone indiscusso della metà campo greca, Zagorakis viene eletto addirittura MVP dell’europeo, con buona pace di tutti gli straordinari campioni che hanno calcato i campi portoghesi.

Concluso l’evento estivo, i campioni diventano inevitabilmente merce pregiata e cominciano ad accasarsi nelle squadre più forti del continente.

E capitan Zagorakis? Le offerte non mancano, con Fiorentina e soprattutto Atletico Madrid in pole position, ma la scelta definitiva del classe ’71 nativo di Kavala ricade su Bologna. Una trattativa avviata quasi per suggestione con l’AEK Atene che si conclude con una fumata bianca come un fulmine a ciel sereno.

“C’è quindi, fatemi capire. Il capitano della Grecia campione d’Europa – tra l’altro miglior giocatore del torneo -, con 120 presenze in nazionale, e nella lista dei cinque finalisti per il pallone d’oro gioca con noi quest’anno? C’è quindi affianco a Locatelli, Nervo & company abbiamo lui”?

Dopo essersi pizzicati più volte il braccio per controllare che non fosse un sogno, i tifosi bolognesi si arrendono all’evidenza: Zagorakis è la nuova diga del Bologna guidato da Carlo Mazzone.

Soprannominato il Baggino dell’Egeo per via della nomea che lo accompagna al suo approdo in Italia, Zagorakis rappresenta una vera e propria iniezione di fiducia a tutto l’ambiente bolognese, che carica immediatamente sulle sue possenti spalle il peso della squadra.

“Al primo impatto, Theo mi ha colpito per l’entusiasmo e le forti motivazioni che lo accompagnano. Si vede che è felice di essere con noi e di avere scelto il Bologna, inoltre si è presentato in buone condizioni”. Queste le parole del mister all’arrivo del suo nuovo campione, a cui verranno affidate subito le chiavi del centrocampo rossoblù.

Peccato che Zagorakis non si presenti al ritiro estivo della squadra, programmato a Dimaro per i primi di agosto. Un prolungamento della pausa dopo le fatiche europee comunicato solo all’ultimo momento attraverso il suo entourage, e che non viene digerito facilmente dalla dirigenza bolognese. Fatto sta che il greco in Trentino-Alto Adige non si vede proprio e giunge direttamente a Bologna al termine del ritiro pre-campionato. Un comportamento quasi da “primadonna”, accolto con più di un mugugno dai compagni di squadra. Di certo non il modo migliore di cominciare l’avventura sotto le Due Torri.

Avventura che, incredibilmente, prosegue peggio di com’era iniziata, con Zagorakis che pare non essere in vacanza anche sul terreno di gioco. Strano, considerando che contrariamente ai suoi “colleghi” meteore provenienti dal Nuovo Continente, l’ellenico non deve affrontare l’impatto con il calcio europeo avendo già dimostrato buone qualità anche nei suoi precedenti al PAOK e Leicester City. Lento, macchinoso e inconcludente: le qualità di un ottimo flop calcistico ci sono tutte, e in campo si vedono a occhio nudo. Quello che doveva essere il metronomo del centrocampo bolognese si rivela una pedina totalmente inutile ai fini del gioco, rallentando e rendendo prevedibile la manovra di impostazione della squadra. Di fianco ai suoi compagni appare senza dubbio in ritardo di condizione, e se sostituito a Nervo risulta a tratti persino imbarazzante.

Prestazioni che non migliorano per tutta la stagione, divenendo il marchio di fabbrica di Zagorakis: il suo bottino a fine campionato recita 32 presenze, un timidissimo assist e nessun gol.

Il Divin Codino Ellenico di Divino non ha proprio nulla, anzi, accompagna il Bologna in serie B con una delle peggiori stagioni di sempre (18° posto), per poi abbandonare la nave senza troppi rimpianti.

Nell’estate 2005 infatti viene subito rispedito in patria, nuovamente tra le fila del PAOK Salonicco, dove trascorre gli ultimi tre anni di carriera fino al 2007, per poi diventarne presidente con l’obiettivo di salvarlo dal fallimento.

“Parlerò sul campo, dando tutto ciò che posso: cercherò di risultare determinante, come ho sempre fatto». Le ultime parole famose di Zagorakis appena arrivato in Italia.

La personalissima vittoria di Pirro del Bologna: andato sull’Olimpo a caccia di un dio del calcio, e tornato subito sulla terra con un mortale.

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