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Senza vincoli contrattuali: Ethan Ampadu

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Nel calcio moderno il regista non è più un ruolo. È un compito. La manovra non è più costretta a sgorgare da un’unica fonte, impiantata nel cuore dello schieramento. È libera di scorrere per tutta la superficie del campo finché non trova una zolla da cui zampillare. Il cuore del gioco viene sempre più delocalizzato in aree del prato in cui la produzione offensiva possa richiedere meno costi e risultare più agevole. Nessun calciatore può chiamarsi fuori dalla costruzione e dalla fase offensiva. Ognuno, con le proprie caratteristiche, deve portare il suo contributo, offrendo anche solo un piccolo spiraglio da cui il fútbol possa sfociare. È la globalizzazione del calcio.

La tendenza sempre maggiore a coinvolgere tutti gli undici nella costruzione dell’azione ha portato alla nascita di nuove interpretazioni dei ruoli. Fra le più fortunate è impossibile non citare il difensore centrale con delega all’impostazione. Per la agguerrita ma sempre più ridotta minoranza di scettici, orfani di un calcio che non c’è più, rappresenta un ossimoro: un difensore deve difendere, lo dice la parola; tutto il resto sono fronzoli. Ma la maggioranza che è alla testa del movimento, allenatori in primis, va per un’altra direzione.

Sempre più squadre affidano la prima uscita del pallone ad un difensore, a cui è chiesto di andare oltre gli scolastici appoggi in sicurezza. I centrali dal piede educato sono quindi merce cara e ricercata. E al Bologna ne manca uno.

Da quando Sinisa Mihajlovic ha alzato il ponte levatoio e si è messo con la difesa a cinque, l’assenza di un difensore in grado di farsi carico della prima impostazione risalta ancora di più. Costruendo con una linea a quattro, nel caso in cui nessuno dei due centrali brilli per qualità tecniche, si rimedia facendo scivolare tra loro un centrocampista. Daniele De Rossi è stato per anni uno dei migliori esecutori di questa scalata: i difensori si allargavano e lui scendeva a dirigere le operazioni.

Nel 3-4-1-2 con cui i rossoblù scendono in campo da diverse settimane, il terzetto arretrato invece è stabile. Allarga soltanto leggermente le proprie maglie in fase di possesso, quando i quinti si alzano e i tre dietro si spalmano su tutta la longitudine. Ma nessuno di loro, quando c’è da iniziare l’azione, è in grado di accedere la luce. E se si aggiunge che anche in mediana non figura nessun regista puro, si può intuire facilmente come mai la manovra fatichi ad uscire in maniera pulita.

Per oliare la prima costruzione servirebbe un innesto di fosforo nel cuore della difesa. Una lanterna in grado di illuminare corridoi che prima erano inghiottiti dal buio e che nessuno poteva vedere.

Domenica al Dall’Ara il Bologna attende il Venezia. Fischio di inizio alle 15:00, come nel calcio di una volta. Gli ospiti arrivano forti dell’ultimo successo casalingo ai danni della Roma, che ha portato entusiasmo e soprattutto una bella boccata di ossigeno. Più tre sulla zona retrocessione. I lagunari hanno affondato la ciurma di Mourinho con l’incursione di Okereke, che ha infilato la difesa ballerina dei giallorossi e ha gelato Rui Patricio. L’imbeccata per il centravanti nigeriano è stata ad opera proprio di un difensore centrale dai piedi buoni. Così buoni che Zanetti lo ha schierato addirittura a centrocampo. 

Ethan Ampadu è nato a Exeter — in Cornovaglia, il 14 settembre 2000. Muove i primi passi nella squadra cittadina, prima di rispondere — ancora sedicenne — alla chiamata del Chelsea. Dopo le esperienze al Lipsia e allo Sheffield United, dove assapora l’amarezza della retrocessione in Championship, approda quest’anno in prestito al Venezia.

 

Ampadu non è certamente un difensore centrale della vecchia scuola, di quelli grandi e grossi, e che se ogni tanto sono anche brutti e cattivi ancora meglio. Non ha l’impatto e la ferocia agonistica del Chiellini di turno. Non dà l’impressione di soffrire le pene dell’inferno quando deve raccogliere il pallone dalla rete per portarlo a centrocampo. E se ti presenti in Serie A come difensore centrale e ti mancano queste caratteristiche, sarà unpreconcetto, ma un po’ lo paghi. Le qualità tecniche però sono evidenti, così come la conoscenza del gioco. Anche se la carta d’identità segna soltanto ventuno primavere, si vede che il ragazzo ha alle spalle diversi anni di Premier League, che è passato per le mani di Nagelsmann al Lipsia. Eccome se sa giocare al calcio. Ad uno così, soprattutto in una formazione che non straripa di qualità, un posto lo devi trovare. Zanetti applica quindi la soluzione più naturale e lo incastona come vertice basso di un centrocampo a tre, con delega alla prima costruzione.

Soffiare Ampadu al Venezia per metterlo a disposizione di Mihajlovic significherebbe arricchire la rosa di quel difensore, dotato tecnicamente, in grado di guidare l’uscita dal basso. Se ora infatti il giovane gallese viene impiegato principalmente come centrocampista, a Bologna troverebbe naturale collocamento nel cuore della guardia arretrata. Cambia la posizione in campo, rimane invariato il compito.

Giocare da libero, al centro di una difesa a tre, consentirebbe ad Ethan di godere di quella tranquillità e di quella copertura che la linea a quattro di Zanetti ora non può garantirgli.

Sarebbe premura dei due mastini ai suoi fianchi mettere una pezza ad eventuali lapsusdifensivi. A lui toccherebbe di ricambiare il favore una volta riconquistato il possesso, accogliendo la patata bollente fra i piedi e risparmiando ai compagni potenziali scottature.

Guidare le pulsazioni della squadra dalle retrovie, al posto di annaspare nel traffico di metà campo, gli consentirebbe di godere di maggiore libertà. Per infastidirne la conduzione di palla, gli avversari, dovrebbero portare un nutrito contingente fino ai cancelli dell’area di rigore. Una pressione così alta, oltre ad essere necessariamente meno immediata perché le distanze da coprire sono maggiori, richiede anche una consistente dose di rischio. E può aprire diverse piste offensive. Nel momento infatti in cui gli avversari decidessero di arrischiare un pressing in forze sul primo difensore in possesso, sarebbero costretti a lasciare sguarnita una vasta prateria alle loro spalle. Per l’ultimo Bologna, che non si vergogna di trincerarsi dietro alla linea della palla e saccheggiare in contropiede, sarebbe l’equivalente di un invito a nozze. Proprio in questa strategia, vecchia come il mondo ma sempre dannatamente efficace, i lanci in profondità di Ampadu si inserirebbero alla perfezione. Parola di Okereke.

Un centrale in grado di farsi carico del primo passaggio alleggerirebbe, inoltre, il lavoro del tandem di centrocampo. Svanberg e Dominguez stanno tenendo da soli il fortino dall’inizio della stagione. L’argentino, essendo quello dei due naturalmente più avvezzo alla costruzione, oltre a fare gli straordinari è stato anche chiamato a dirigere da solo il traffico delle operazioni. La scarsità di soluzioni alternative ha reso a tratti la nascita delle azioni piuttosto prevedibile. Della serie: marca Nico e togli il righello al Bologna.

Con un Ampadu in più la manovra guadagnerebbe imprevedibilità e consentirebbe a Dominguez di investire la propria qualità più vicino all’area avversaria, senza doversi sempre abbassare a prendere il pallone dai piedi dei difensori.

Se arretrare la propria posizione, da una parte, agevolerebbe Ampadu, liberandolo dal traffico del centrocampo, è anche vero che dall’altra lo costringerebbe a impegnarsi nella marcatura ed a difendere in area di rigore. Non proprio i pezzi migliori del repertorio.

In certi fondamentali è indiscutibile che debba migliorare per potersi affermare come difensore centrale. Soprattutto in un ambiente come il campionato italiano, dove si fa molta fatica ad accettare gli errori difensivi e a vederli come il sintomo della ricerca di qualcosa di diverso. Le novità poche alla volta, grazie.

Ma se c’è un allenatore che possa apprezzare fino in fondo i vantaggi dell’avere un centrale dal piede prelibato, quello è certamente Sinisa Mihajlovic. Lui che è stato uno dei primi a mostrare come un difensore non dovesse buttare per forza il pallone in tribuna tutte le volte. D’altronde, se compri una macchina da corsa non puoi lamentarti perché nel baule non ci stanno le valige. Non serve a quello. Se compri un’auto sportiva devi farla correre. E pazienza se una marcatura ogni tanto può scappare.

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