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Tedesco: «Non vedo l’ora di ascoltare ‘L’anno che verrà’ di Lucio Dalla allo stadio, ma soprattutto spero di sentire tanto Cesare Cremonini in casa a fine partita»

Mister Tedesco parla dalla sala ‘Selenella’ dello stadio Dall’Ara, nella sua prima conferenza stampa da allenatore del Bologna

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Domenico Tedesco alla conferenza di presentazione (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)
Domenico Tedesco alla conferenza di presentazione (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)

La prima conferenza stampa del neo allenatore del Bologna, Domenico Tedesco. Dalla sala hospitality ‘Selenella’ dello stadio Dall’Ara, le prime impressioni e i commenti a caldo del tecnico rossoblù.

Domenico Tedesco: l’inizio di una nuova era

Tedesco: «Sono felicissimo. Sono molto orgoglioso di aver ricevuto questo incarico importante, ringrazio il presidente, tutti i direttori (Fenucci, Sartori e Di Vaio) per la fiducia. Sono qui da pochi giorni e ho già ricevuto segnali molto positivi, anche da parte dei tifosi. C’è un feeling positivo, io sono qui con il mio staff per ripagare questo affetto

Buongiorno e benvenuto. È capitato in una città che lo amerà molto. Qual è il suo sogno? Ha un obiettivo minimo e massimo? Voi allenatori giovani cresciuti in Germania rappresentate quella nouvelle vague di tecnici che hanno trasformato il mestiere.

«È una società importante, con una storia molto importante. Gli ultimi anni hanno dimostrato che è un club molto ambizioso. Champions League e Coppa Italia lo dimostrano. È stata una scelta proattiva da parte mia, credo nella gente che lavora qui, squadra e giocatori. Il sistema di gioco si vedrà strada facendo, però è chiaro che questa squadra è stata costruita per giocare a 4 in difesa, 4-2-3-1 o 4-3-3 non è importante. Richiedo intensità e identità in ogni fase di gioco. Mi piace un gioco fluido, propositivo, con giocatori coraggiosi

Spera di avere Oosterwolde? Avete iniziato a fare discorsi sul mercato? «Voglio fare i complimenti ai mister che sono stati qui, perché hanno lasciato dietro di loro stagioni importanti e hanno fatto crescere i singoli. Per me questa è una motivazione, continuare questo percorso. Non mi sembra giusto attualmente parlare di altri, ma dei nostri calciatori che sono qui e che compongono la nostra squadra

Quanto il Bologna è rimasto nei suoi pensieri negli ultimi 2 anni? «Mi è rimasto nei pensieri fortemente perché le chiacchierate fatte erano state molto positive e oneste. Quando conosci il club e le persone non si dice spesso la verità, invece qui da subito ho trovato un’onestà incredibile. Obiettivi molto chiari e ambizione, per cui il Bologna è rimasto nei miei pensieri

Le chiedo se c’è l’idea di costruire da subito qualcosa di grande, o bisogna aspettare? «Il tempo nel calcio non c’è. Bisogna giocar bene, vincere, magari in qualche club hai più tempo, ma io sono qui per competere ad altissimi livelli e vincere. Sappiamo che non è sempre possibile, non mi nascondo. Abbiamo una preparazione fondamentale da fare: avremo molte settimane e sarà bello lavorare sul sistema di gioco così a lungo. Voglio divertirmi, lo stesso vale per i miei giocatori e i tifosi allo stadio. Siamo contenti e fortunati di poter svolgere questo lavoro, e allora divertiamoci

Orsolini è il simbolo. Si ripartirà da lui? Vi siete già sentiti? «No, non ci siamo sentiti perché è stata una nostra scelta, di non privilegiare nessuno. L’unico con cui ho parlato è De Silvestri perché c’è una situazione particolare. Orsolini è il simbolo e voglio farne assieme al club una bandiera

Tedesco, quanto tempo ci vorrà per vedere il suo Bologna? «Il gruppo è fondamentale. Se il giocatore si sveglia e arriva al centro sportivo con un determinato entusiasmo è molto importante per noi. Ciò che ho sentito e percepito è che il gruppo è molto positivo e focalizzato

Cosa c’è di italiano (come cultura e non come l’ex allenatore) in lei e nel suo calcio? «Innanzitutto, mi dispiace che l’Italia non sia ai Mondiali; ricordo benissimo il 2006, essendo un italiano all’estero. Sono troppo lontano per avere un giudizio e per poter commentare a riguardo. Sono cresciuto con l’italiano a casa: parliamo e mangiamo italiano. Da bambino seguivo la Serie A, i miei calciatori e allenatori preferiti sono sempre stati italiani. Calcisticamente sono nato in Germania, allo Stoccarda. Ho fatto 11 anni nel loro centro sportivo, poi all’Hoffenheim altri 2 anni

Calciomercato

Ma se in questo momento chiamasse Freuler cosa gli diresti? «Gli farei i complimenti per la sua carriera, per ciò che ha raggiunto e fatto. Gli chiederei come sta andando la preparazione al Mondiale

Quando hai pensato che da grande avresti fatto l’allenatore? «Io ho cercato di fare il calciatore però ero un po’ lento. A 18 anni ho iniziato ad allenare nel mio paese, in Germania, i bambini piccoli. L’allenatore era un italiano come me e mi chiese di dargli un aiuto. Iniziò per gioco e continuò sul serio

In allenamento una caratteristica che cura maggiormente? «Concentrazione e intensità. Possiamo divertirci e fare battute, però io ci tengo che durante gli allenamenti ci sia il massimo dei primi due atteggiamenti

All’estero è vero che l’allenatore è un po’ più manager? Il Bologna riuscirà a competere per l’Europa? «È presto per parlare di Europa perché la stagione è lunga, alla fine vedremo. Ad ora pensiamo ad altro, perché se guardi troppo lontano rischi di perderti qualcosa prima. Per me è sempre stato importante prendere decisioni insieme, soprattutto se lavori come qui con persone di altissima qualità

Tedesco, lei tende a variare nel lavoro o ha una scansione fissa? «Cambia giocare o no l’Europa. Puoi programmare, puoi essere un po’ più fisso, ma sappiamo come affrontare la settimana

Rowe e Castro. Hai chiesto alla società di tenere uno dei due o di tenerli entrambi? «La società conosce bene la rosa e i singoli, non ha bisogno dei miei consigli. Siamo insieme, discutiamo di tutto al dettaglio, all’interno del club. Sono giocatori importanti e si è visto anche nella scorsa stagione. Nel calcio sono importanti la tempistica e il mercato; a volte capitano imprevisti. Dobbiamo essere concentrati, ma anche rilassati

Quanto conta la carta d’identità dei calciatori per lei Tedesco? Dei giovani in particolar modo, perché noi siamo un po’ ‘mammoni’ calcisticamente. «Venendo dalle giovanili, a me piace lavorare con i giovani perché vedi dei progressi e dei miglioramenti, ti dà soddisfazione, però ad altissimi livelli come qua non conta l’età, conta la prestazione durante allenamenti e partite, non conta se sono giovani o esperti. Più giovani abbiamo maggiore potrebbe essere il miglioramento, non conta solo l’età

Tedesco le chiedo se ha un’idea di giocatori che potrebbero lasciare e se ha un nucleo su cui fondare il suo Bologna. Idee su Raimondo e Ferguson più vicino alla porta? «Un conto è vedere un gruppo di giocatori in televisione e un altro conoscerli in campo, su carattere e preferenze. Non è ‘Fifa’ (il videogioco) o la Playstation, hai a che fare con un essere umano che ha idee e sentimenti; dunque prima di prendere una decisione bisogna sempre capire la sua identità e se accetta o meno.

Coinvolgere un po’ tutti e ascoltare per prendere una decisione. Ferguson ha dimostrato di saper giocare su più ruoli, è flessibile e importante, voglio conoscerlo e parlarci. Ho visto le partite con il Frosinone di Raimondo che ha contribuito a questa promozione: per me è un giovane molto interessante. Voglio dargli un’opportunità per vederlo e conoscerlo durante la preparazione; è richiesto chiaramente

Conferenza stampa

Tedesco, le chiedo della sua ‘calabresità’: si è già sentito con Vincenzo Italiano (lo sentirà come Delio Rossi fece con Donadoni in passato)? «No, non ci siamo sentiti, non l’ho mai fatto anche perché voglio farmi una mia idea. Sulla Calabria posso dirti che ho un forte legame con il mio paese. Sono nato a Rossano ma sono di Bocchigliero, amo tanto la gente che vive lì. Nei primi 17 anni della mia vita sono sempre andato lì in vacanza. C’era un torneo di calcetto molto importante, dove peraltro giocava Berardi che viene dallo stesso paese. Sono 7 anni che non vado, perché anche i parenti si sono spostati nel nord Italia.

A me piacciono le rose snelle e piccoline, se giochi l’Europa devi ovviamente riempirla e aumentare il numero di giocatori. 16-17-18 giocatori hanno l’idea e l’opportunità di giocare, di essere tra i primi 11. Così c’è più feeling e possibilità per tutti. Se ne hai di più alcuni sarebbero insoddisfatti perché tutti vogliono giocare: è giusto che sia così. 20 giocatori, così hai possibilità di avere il doppio in ogni zona del campo. 2 in più o 2 in meno non fanno la differenza

Cosa vi siete detti con la società di quelle cose oneste di cui ha parlato in precedenza? Vivrà la città? Si percepisce integralista come allenatore? «Sartori 2 anni fa mi disse chi avrebbe lasciato la squadra e ciò successe nonostante non ci fosse nulla di ufficiale. Sono un amante del calcio, la cosa più bella è lavorare nel settore che ti piace di più. Spero di riuscire anche a staccare, questa favolosa città mi aiuterà a vivere in centro. Anche ad Istanbul volevo vivere con il mio staff al centro, ma non era fattibile. 1-2 giorni alla settimana è importante staccare e questa meravigliosa città ci aiuterà tanto

Qual è l’insegnamento più prezioso che ha ricevuto nella sua carriera e che trasmetterà alla squadra? «Avere pazienza con tutto e tutti. Anche i giocatori hanno bisogno di tempo per applicare metodologie e sistemi nuovi, ascoltare tutti e non pensare che se si perde una partita è tutto sbagliato. La strada è lunga e amo avere continuità di percorso

Giocatori ibridi per coprire più posizione gli faranno comodo, Jens Odgaard può aiutarla? È arrivato nella città di Lucio Dalla. «Penso che Odgaard possa essere utilizzato in più ruoli, però bisogna prima parlarci per capire cosa vuole lui. Dunque, posticipiamo la risposta. Sono contento di aver detto quella cosa su Lucio Dalla alla ‘Gazzetta’ tempo fa, non vedo l’ora di sentire ‘l’anno che verrà’ a fine partita, ma speriamo di sentire tanto Cesare Cremonini

Tedesco, perché hai scelto Bologna? Lei non ha uno staff fisso, come mai? Utilizza intelligenza artificiale? «Lo staff fisso ce l’ho, perché l’ho creato strada facendo club per club. Allo Schalke andai solissimo però ho il mio staff fisso, aggiungo qualche persona in più come qui a Bologna. L’AI la utilizziamo anche perché è difficile evitarla, per me anzitutto è fondamentale l’intelligenza umana. Però affidarsi solo ad AI, quello è un po’ rischioso. Io non credo che il Bologna sia un po’ più piccolino del Fenerbahçe. Non ho un piano preimpostato di carriera con step e quant’altro. Per me Bologna è un grande club con storia importante e città meravigliosa. Abbiamo una proprietà importante e soprattutto una dirigenza che è qui con me che mi ha fatto sentire veramente bene. Possiamo costruire qualcosa di importante. Voglio lavorare con continuità

Conosci molto bene le lingue. «Le lingue aiutano per la connessione con i calciatori. È la chiave giusta per entrare in sintonia con il giocatore. Chiederò ai calciatori uno sforzo di imparare l’italiano perché siamo qui. La tecnologia ti aiuta, ma dipende dalle situazioni. Lavoriamo su statistiche e analisi video: prima il video e poi analizzare i dati, non viceversa

 

 

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