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Calcio

Da Bearzot a Spalletti: il filo che lega l’Italia del ’78 a quella di oggi

Il gol di Bajrami batte un record che resisteva dal 1978. Quella era l’Italia di Bearzot, di Paolo Rossi e di Bettega. Un’Italia bellissima, ma incompiuta. Responsabile, però, di un passaggio necessario per diventare di nuovo campioni del mondo.

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Euro2024, Italia-Albania 2-1: Calafiori del Bologna titolare
La prima partita di Euro2024 (© Azzurri)

Il lasso di tempo intercorso tra il vantaggio dell’Albania e il pareggio di Bastoni nella gara inaugurale dell’europeo degli Azzurri sono stati, probabilmente, i dieci minuti percepiti più lunghi della storia recente della nostra Nazionale. Aspettare così tanto un grande torneo e ricevere uno schiaffo così immediato poteva stendere chiunque, ma gli Azzurri, e in particolare Federico Dimarco vero colpevole della situazione, hanno reagito con orgoglio e maturità, ribaltando la gara. 

Ma il calcio vive di corsi e ricorsi storici. Il gol di Bajrami è stato il più veloce ad essere subito dalla nazionale italiana, battendo un record che resisteva dal 1978

Italia – Francia 1978

2 giugno 1978. 

Nel giorno della Festa della Repubblica, all’Estadio Josè Maria Minella di Mar del Plata, scendono in campo le formazioni di Italia e Francia per la prima giornata del mondiale argentino del 1978.

Non pensiamo alla formazione transalpina come alla potenza mondiale dei giorni nostri. All’epoca Les Bleus erano poco più che comprimari nel panorama calcistico continentale. Un terzo posto ai mondiali svedesi del ‘58 era tutto ciò che il loro palmares poteva offrire. E anche quella squadra, guidata da Michel Hidalgo in panchina, non incuteva grande timore reverenziale. Tutte le speranze francesi erano riversate su un giocatore dalle qualità tecniche eccezionali, arrivato terzo al Pallone d’Oro dell’anno precedente, decisivo in patria con la maglia del Nancy, ma di appena ventidue anni: Michel Platini.

Noi invece? Gli Azzurri vengono da una fase di profondo ricambio generazionale. La fallimentare esperienza di Fuffo Bernardini come commissario tecnico si è conclusa con il mancato approdo alla fase finale dell’europeo di due anni prima. E ora, dopo un periodo di apprendistato in compresenza con l’ex allenatore del Bologna, sulla panchina azzurra siede, da solo, Enzo Bearzot. E la sua è un’Italia giovane con tante facce nuove, che sfida il sistema con Paolo Rossi, all’epoca ancora in forza alla Lanerossi Vicenza, titolare al fianco di Bobby Bettega.

Italia di allora e di oggi, un lavoro con lo stesso scopo: Bearzot e Spalletti

Partiamo male, anzi malissimo. Il nostro mondiale comincia con Didier Six che va via sulla sinistra, mette al centro e Bernard Lacombe incorna l’1-0. Non ce ne siamo neanche accorti e dobbiamo già inseguire. Ma quell’Italia è combattiva e rimonta la gara: segnerà Rossi nel primo tempo e Zaccarelli nella ripresa. 

Paragonare quella squadra a quella di oggi sarebbe forse ingeneroso. Luciano Spalletti ha avuto molto meno tempo di Bearzot per dare un’identità propria alla sua Italia, ma il lavoro del mister di Certaldo è stato nella stessa direzione: costruire un gruppo solido, passare attraverso questa manifestazione per potersi giocare il mondiale da protagonisti fra due anni. Ciò non vuol dire che l’Italia non abbia interesse, voglia o stimolo a giocarsi tutto in Germania. Ma significa che questa manifestazione non è quella da cui si dovrà valutare l’operato di Spalletti. 

Così come Bearzot fece una sorta di prime prove nel 1978. Non si partiva per vincere, ma per la prima volta dopo tanti anni l’Italia tornava a offrire un bel calcio, non vilipeso da un difensivismo cronico e risultatista. Quattro anni dopo, nel Mundial ‘82, forse con meno eleganza, ma con una dose di pragmatismo maggiore che solo l’esperienza può dare, torneremo sul tetto del mondo.

Un giovane lanciato in difesa: Spalletti e Bearzot rischiano e vincono

Bearzot, in quella partita, lancia titolare, nello stupore dell’opinione pubblica, un ragazzo di vent’anni che debutta con la maglia della nazionale maggiore proprio quel giorno a Mar del Plata. Ora, paragonare sia dal punto di vista tecnico sia da quello emotivo, Antonio Cabrini e Riccardo Calafiori può essere considerato quantomeno azzardato. Ma il coraggio con cui Bearzot, quasi cinquant’anni fa, e Spalletti, due giorni fa, hanno fatto una scelta forte è il medesimo. Fidandosi di quello che il campionato aveva espresso, lanciando un giovane praticamente all’esordio, prendendosi dei grossi rischi, ma alla fine indovinando la scelta.

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