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Focus On – Avere disponibilità economiche non significa avere programmazione

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Mancanza di programmazione: è da qui che si deve partire per spiegare la paradossale situazione del Genoa. Attenzione, tale situazione riguarda diverse società, italiane e non, ma quello riguardante la società ligure è l’esempio palese di come spendere e agire senza programmazione sia rischioso, inutile, inefficace. L’ultimo tassello di un puzzle che mai si concluderà, in queste condizioni, è arrivato ieri: il favorito per la panchina del Grifone era Bruno Labbadia, che dopo diverse esperienze in Germania era pronto a tornare in Italia. Era tutto fatto ma, all’ultimo minuto, l’allenatore italo-tedesco non è salito sull’aereo che lo avrebbe portato in Liguria. “Missione rischiosa”, “salvezza quasi impossibile”: sarebbero state queste le (non) motivazioni che avrebbero portato Labbadia a non prendere mai quell’aereo. Caos totale. Un caos che però non è nuovo, anzi: già negli ultimi anni della gestione Preziosi, la confusione tra campo e panchina era totale, con una marea di calciatori che – tra campo e panchina – non avevano un ruolo ben definito. Sono ben quattordici, invece, gli allenatori esonerati dall’ex patron del Genoa che – soprattutto negli ultimi mesi della propria gestione – ha dimostrato di non avere le idee chiare. Con l’avvento in città della nuova dirigenza firmata 777 Partners, rappresentata dal dott.Zangrillo, le cose parevano migliorare: le disponibilità economiche della società di investimenti americana sono elevate, e l’acquisto in panchina di Shevchenko poteva essere l’inizio di un percorso tutto in discesa. L’ucraino, però, è stato esonerato soltanto dopo nove giornate e tre punti dopo, senza essere mai riuscito ad ottenere una vittoria. Qui c’è stata una netta spaccatura tra i tifosi, genoani e non: giusto l’esonero o sbagliato il suo ingaggio? Nessuna delle due strade sembra essere quella più percorribile.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito a grandi imprenditori che si sono fatti strada nel mondo del calcio e, a piccoli passi – pur spendendo tanto – hanno cercato di costruire squadre competitive su vari fronti. Avere liquidità, però, non significa per forza che la programmazione sia più facile o scontata, anzi: gli esempi più palesi (con le dovute proporzioni) arrivano da oltre oceano, dove colossi come PSG e Manchester City hanno dimostrato che più liquidità hai, più potresti spendere male e maggiori sono le possibilità di sbagliare programmazione. Al contrario, è in Italia che abbiamo la dimostrazione di come, con cautela e spendendo in modo intelligente, una squadra potrebbe ottenere un’evoluzione importante: stiamo parlando dell’Atalanta che, da squadra di medio-bassa classifica, negli ultimi anni è diventata una realtà importante del panorama calcistico italiano. Questo perché la famiglia Percassi ha saputo aspettare, ha fatto maturare i propri calciatori, scelti con cautela e criteri ben definiti e non su Trasfermarkt, come ha fatto la dirigenza del Toronto per ingaggiare Insigne: ecco, questo è ciò che non si dovrebbe mai fare in una società seria. Ma c’è chi può perché al massimo ci perde qualche milione di euro e chi, al contrario, deve essere molto attento e spendere con cautela. E qui ritorniamo all’inizio: avere denaro non porta in maniera automatica ad una programmazione vincente, e il caso del Genoa ne è l’esempio palese, soprattutto ora che i fondi ci sono e gli investimenti sono possibili. Programmare non è semplice e non è un’operazione immediata, soprattutto in un settore dove le variabili sono molteplici e spesso incontrollabili: bisognerebbe fare un ragionamento interno, affidarsi a persone che realmente potrebbero essere quelle giuste, come Shevchenko. Perché l’ucraino ha racimolato quasi zero in nove giornate, ma la mancata e sbagliata programmazione gli ha dato una squadra confusionaria. “Così no”, disse qualche settimana fa Criscito, capitano dei liguri; e se anche un ragazzo pacato come lui arriva ad esporsi così, vuol dire che le cose davvero non stanno andando bene. E’ anche vero che alla nuova proprietà bisogna dar tempo di pensare e costruire il proprio futuro, ma le premesse non sono buone: tanti acquisti, calciatori che non sanno cosa faranno e un valzer di panchine che tanto ricorda quelli di Preziosi. Cambiare si può, la programmazione è troppo spesso un concetto sottovalutato, soprattutto quando economicamente le cose vanno bene. Spendere non significa programmare: bisogna farlo con criterio, per evitare di far affondare la nave e affondare in mare aperto.

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