Meteore Rossoblù - Avenatti, il gigante uruguagio non pervenuto

Scritto da  Apr 23, 2020

196 centimetri per 86 chilogrammi. Un ariete da sfondamento per trafiggere senza pietà le difese avversarie, abile anche a mettersi a disposizione della squadra in fase difensiva. È una carta d’identità di tutto rispetto quella che accompagna Felipe Avenatti nel suo approdo a Bologna, nel computo dell’operazione con la Ternana che ha coinvolto anche il suo connazionale e compagno di squadra César Falletti. Ragazzone classe ’93 di Montevideo (Uruguay), Avenatti giunge all’ombra delle Due Torri al tramonto dell’estate 2017, come prima punta che avrebbe dovuto dare spessore al reparto avanzato rossoblù fungendo soprattutto da valida alternativa a Mattia Destro. O perché no, anche da utilizzare in tandem con il marchigiano, dal momento che nelle stagioni precedenti ha già dimostrato grandi doti nel far salire la squadra e aprire gli spazi a giocatori più dinamici di lui.

La sua storia ha come ambientazione uno dei contesti più floridi del calcio uruguaiano, e una delle squadre più blasonate del paese. Talentino del River Plate di Montevideo, si mette in mostra nelle giovanili dei Darseneros, proseguendo poi la trafila fino alla Primera Divisiòn, dove nell’arco di due anni colleziona 12 reti in 34 presenze. La “fucina” biancorossa si rivela così l’ambiente perfetto per far crescere calcisticamente il giovane attaccante. Uno sviluppo che si affianca nel tempo a quello fisico, e che rende il ragazzo particolarmente appetibile da diversi club europei.

Nel 2013 ecco la prima avventura nel Vecchio Continente, destinazione Italia: è infatti la Ternana ad acquistare il cartellino del ventenne per 4 milioni di euro, rendendolo l’acquisto più oneroso della storia del club umbro. La scommessa che se azzeccata lo avrebbe reso il centravanti del futuro.

Dopo tre stagioni altalenanti in serie B, quella dei rossoverdi pare quindi una scommessa sbagliata. Il campionato 2016/2017 si trasforma tuttavia nello spartiacque dell’esperienza di Avenatti, che dopo la fiammata da 11 marcature nel 2014 riesce ad andare nuovamente in doppia cifra: 12 gol e 3 assist in 40 apparizioni. Certamente non uno score da cannoniere infallibile, ma il lavoro “sporco” in fase di non possesso e il rendimento non proprio eccellente della squadra rendono tale bottino comunque prezioso.

Sull’onda della sua miglior stagione in Italia e nel ruolo di trascinatore della Ternana, che salva dalla retrocessione, Avenatti viene così prelevato dal Bologna insieme al collega trequartista Falletti.

Già prima del suo arrivo sotto le Due Torri, però, cominciano i problemi che ne caratterizzeranno la permanenza. Per via di un’infiammazione alle vie respiratorie infatti, il trasferimento del calciatore rimane congelato dalla dirigenza bolognese, in attesa del via libera dei medici per l’idoneità sportiva. Conferma che non arriva nemmeno al termine dell’estate, proprio quando la finestra di calciomercato si chiude.

Stretto nella morsa del tempo, il Bologna decide di comunicare comunque il tesseramento dell’uruguaiano, in attesa dei referti medici per farlo giocare regolarmente. Un colpo dato per certo sotto gli ombrelloni che si chiude sul gong finale: una scena thrilling che per fortuna si conclude come tutti si aspettavano, portando un giovane attaccante dal fisico possente alla corte di Donadoni.

Purtroppo però, la disavventura di Avenatti è tutt’altro che terminata: a causa del perdurare dei problemi fisici ci vogliono altri quattro mesi per farlo tornare ad allenarsi coi compagni, facendolo di conseguenza scomparire dai radar di allenatore e tifosi. Un ufo a Casteldebole, costretto ad osservare dalla tribuna la sua squadra che, nonostante l’andamento incostante, nella prima parte di campionato riesce a posizionarsi al dodicesimo posto.

La rivincita dell’attaccante uruguagio arriva il 4 febbraio 2018 quando, dopo l’ok definitivo dei medici ad inizio dicembre, debutta sul prato del Dall’Ara contro la Fiorentina subentrando a Poli. L’incontro termina con la vittoria dei viola per 1-2, ma segna comunque un momento importante per il prosieguo della stagione dei felsinei perché aggiunge una freccia nella faretra di mister Donadoni. Un’arma arrivata a metà campionato, quando era ormai data per dispersa e si aveva imparato a farne a meno.

Ma quello che doveva essere il panzer d’attacco bolognese si rivela invece un buco nell’acqua. Un armadio a quattro ante, al massimo, preferito in più occasioni a Destro anche con l’intento di rilanciare l’investimento fatto ad inizio stagione. Missione fallita: Avenatti non riesce mai a far valere il proprio fisico, soccombendo spesso ai difensori avversari. Lento e macchinoso, quello che sembrava essere una perfetta boa offensiva per dettare i movimenti degli esterni (Di Francesco e Verdi), risulta invece prevedibile e innocuo. Un ingranaggio che non si incastra nel “giochino” di Donadoni, e che dopo ripetuti fallimenti si vede recluso in panchina e sorpassato dalla concorrenza.

La (mezza) stagione di Avenatti è facilmente riassumibile nei suoi numeri: 11 presenze e nessuna marcatura, che contribuiscono al pessimo rendimento del Bologna fino al termine del campionato. Neanche il tempo di adattarsi ai ritmi di gioco della serie A che l’avventura rossoblù della punta si è già esaurita: nell’estate del 2018 viene girato in prestito in Belgio al Kortrijk, dove rimane per un anno segnando 15 gol in 28 partite. Tornato a Bologna nel 2019, ecco la definitiva cessione, questa volta al blasonato Standard Liegi in cui milita ancora.

Una seconda primavera, quella belga, per il talentino di Montevideo, che dopo le disavventure bolognesi è stato comunque capace di ripartire mettendosi alla prova nonostante i problemi che lo hanno attanagliato. Una scommessa sbagliata, quella del Bologna, che dopo tanti mesi di attesa è rimasto deluso dal rendimento del giovane attaccante.

La vera domanda è: meritava una seconda chance?

Ultima modifica il Giovedì, 23 Aprile 2020 14:04
Edoardo Draghetti

Ventiquattrenne aspirante giornalista cresciuto a tortellini e Bfc. Amante del calcio che osserva ma non pratica. 
Gioco a baseball da una vita: ho visto un sacco di diamanti, purtroppo solo di terra rossa