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I racconti del Commissario – Clay, a Imola per il popolo

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Foto AutoMotorFargio

«É un circuito guidato che mi è sempre piaciuto, ora con la nuova chicane sembra ancora migliorato. Se dipendesse da me darei parere favorevole per correrci anche con la Formula 1, dopo quello che ho visto a Digione: è perfino peggio di Vallelunga, immagina un po’…»

Ai nostri giorni un giudizio così “tranchant” verrebbe come minimo sommerso da critiche per non dire querele, se ad esprimerlo poi fosse un pilota della Ferrari le polemiche divamperebbero. Quasi mezzo secolo fa era invece normale che uno come Clay Regazzoni si esprimesse così, senza addetti stampa a fare da filtro, all’inviato di Autosprint Giancarlo Cevenini in quel di Imola. Ma cosa ci faceva il “Baffo” più amato della Formula 1 in un circuito fuori dal calendario mondiale?

Visite importanti

Il 2 giugno 1974 era in programma in riva al Santerno la 1000 Chilometri, prima gara automobilistica valida per un Mondiale ad approdare in Romagna. Un fine settimana che, al di là del fatto sportivo, si sarebbe rivelato importantissimo per le sorti dell’impianto nel cuore della Motor Valley e non solo, visto che proprio in quella occasione venne concepito anche quello che sarebbe diventato l’Hungaroring. Ma nell’antica Forum Cornelii si presentarono ospiti ben più attesi rispetto alla delegazione ungherese. In occasione delle prove fece una comparsa anche lui, il mito, l’inarrivabile Drake. Come sua consuetudine Enzo Ferrari evitò il caos della gara preferendo apparire il giorno precedente, prendendosi lui la ribalta della scena. Da consumato maestro di comunicazione “ante litteram” sapeva benissimo che lo si sarebbe notato di più se fosse venuto restando in disparte che se non fosse venuto proprio. Ma onorare con la sua presenza la pista che portava il nome di suo figlio Dino poteva essere una ragione sufficiente a far scomodare Ferrari dal suo “regno” di Maranello? Ovviamente esistevano ragioni ben più profonde.

Alex Caffi all’Historic Minardi Day del 2017 con la Ferrari 312 B3 di Clay Regazzoni (Foto AutoMotorFargio)

Sogni mostruosamente proibiti

La Scuderia era la grande assente in pista quel giorno. Dopo vent’anni le rosse avevano abbandonato le gare di durata nonostante la 312 P versione 74 facesse bella mostra di sé sulla locandina della gara. Il nuovo corso della Gestione Sportiva era tutto concentrato sul ritorno ai vertici in Formula 1 come più volte sottolineato dal giovane direttore sportivo Luca Cordero di Montezemolo, anche lui presente a Imola. Ma in realtà, da fine conoscitore del mondo delle corse, Enzo Ferrari aveva già in mente un piano ben più ampio: portare all’Autodromo Dino Ferrari il Mondiale di Formula 1. Un obiettivo audace, che gli imolesi e la premiata ditta Conti & Moruzzi all’A.C. Bologna non osavano nemmeno sussurrare. Ma la pista stava evolvendo nella forma e nelle infrastrutture per farsi trovare pronta nel giro di pochi anni e già in quella giornata di giugno giunse una monoposto del Cavallino a rafforzare quella che poteva sembrare solo un’ambizione avulsa dalla realtà.

 

Una Ferrari 312 B3 esce dai box di Imola: è il 2017 ma sembra di tornare a quel giorno del 1974 (Foto AutoMotorFargio)

Per volere di Enzo

Per precisa volontà del Drake la 312 B3 reduce da una sessione di prove a Digione apparve ai box di Imola la domenica mattina, pronta a scendere in pista. Nell’abitacolo spuntava l’inconfondibile casco biancorosso del pilota titolare, l’amatissimo Clay Regazzoni. Svizzero di cittadinanza ma italianissimo per lingua, indole e tifo. Gli oltre quarantacinquemila spettatori già presenti per seguire la corsa accolsero con un boato il ticinese che si era detto pronto a «correre per il popolo». Dopo alcune tornate volte a prendere confidenza con il nuovo tracciato a cui era stata aggiunta la Variante Alta, Clay “tolse le briglie” ai quasi 485 CV del dodici cilindri piatto. Ovviamente non cercò il limite ma si esibì ad un buon ritmo per effettuare qualche collaudo con il rilievo dei tempi. Il suo miglior giro fu cronometrato a 1’45”2 per una media di 173,153 km/h, ben cinque secondi più alto della pole stabilita dalla Matra di Beltoise-Jarier per la 1000 Chilometri. Nulla di eccezionale quindi, ma cosa importava? Una “rossa” di Formula 1 aveva girato a Imola e da sola bastava a fare sognare.

La Ferrari 312 B3 all’Historic Minardi Day 2017 affronta la Variante Alta. La “esse” venne inaugurata alla 1000 Chilometri del 1974 (Foto AutoMotorFargio)

In pista per il popolo

Ci sarebbero voluti altri cinque anni per rivedere da quelle parti le monoposto della massima Formula 1 per il Gran Premio Dino Ferrari, la prova generale all’ingresso nel Mondiale. Quella gara non valida per il campionato vide in pista nuovamente anche Clay, che dopo il ritiro la definì una specie di «sagra paesana con tortellini e lambrusco» più che una vera corsa. Ma Imola ce l’aveva fatta, Enzo Ferrari aveva raggiunto per l’ennesima volta il suo obiettivo. Chissà che faccia avrebbe fatto scoprendo che quarantotto anni dopo, sempre sul circuito che ora porta anche il suo nome, sarebbe stata svelata la 499 P che avrebbe riportato il Cavallino anche nelle gare endurance. Corsi e ricorsi che è dolce riscoprire quando si è nati nella terra dei motori.

Il momento decisivo del Gran Premio Dino Ferrari 1979 nella telecronaca diretta RAI (Formula 1 – Class su YouTube)

 

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