Virtus Bologna
I più presenti 14) Predrag Danilovic
Predrag Danilovic è quattordicesimo nella classifica dei più presenti a referto in gare ufficiali nella storia della Virtus con 322 presenze
Predrag Danilovic: sei stagioni, quattro scudetti, un’Eurolega, altre finali. Questo è stato Danilovic a Bologna, ma soprattutto è stato il giocatore che ha manifestato la più feroce voglia di vincere. E lo ha fatto mettendo a segno tantissimi canestri decisivi, che hanno deciso scudetti, serie playoff, singole partite, persino amichevoli; pochissimi quelli invece falliti. Nessuno nella storia della Virtus è stato così tante volte determinante negli ultimi secondi delle gare come Sasha, nessuno ha segnato tanti canestri decisivi come lui.
I canestri decisivi di Predrag Danilovic
La Rondine con i jeans, come amava definirlo Lucio Dalla, in quei momenti diventava, ancor più che d’abitudine, un falco lesto e rapace. Riviviamo insieme le sue prodezze durante i due periodi trascorsi sotto le Due Torri. 25 febbraio 1993 quattordicesima giornata Girone A: a Badalona, negli ultimi 30 secondi con la Virtus a meno 12, dovendo perdere al massimo con 10 punti di scarto per qualificarsi, segna 4 tiri liberi che fanno uscire sconfitta la Virtus di 8 punti e quindi praticamente vincente. 21 marzo 1993 ventottesima giornata: sul punteggio di 88-88 nel 1992-93 a Torino, canestro da due in avvitamento a due secondi dalla fine. 10 aprile 1993 gara due quarti di finale: sul meno uno, canestro da due a Pistoia per il definitivo 95-96 che porta la Virtus in semifinale.
Predrag Danilovic firma anche le amichevoli
9 gennaio 1994 quindicesima giornata: contro Montecatini sul meno due a dieci secondi dal termine, parte in palleggio e allo scadere scocca la tripla del sorpasso, 88-87. 24 aprile 1994 gara due quarti di finale: sul meno due, tripla a Treviso che sancisce il 75-76 che porta le V nere in semifinale. 31 agosto 1997 amichevole: contro il Partizan, sul meno due, segna sulla sirena la tripla vincente, 68-67. 2 settembre 1997 andata ottavi di finale: a Reggio Emilia, con i locali che hanno rimontato dal 65-73 alla parità, realizza il canestro decisivo sulla sirena, 73-75. 23 novembre 1997 decima giornata: nel derby casalingo, sul meno uno segna i due liberi decisivi a quattro secondi dalla fine, 78-77. 7 febbraio 1998 diciannovesima giornata: contro Verona, sul meno uno canestro vincente dall’angolo, 74-73.
Il tiro da quattro di Predrag Danilovic
31 maggio 1998 gara cinque di finale: a diciotto secondi dal termine, sul meno quattro Sasha segna la tripla e realizza anche l’aggiuntivo, mandando le squadre al supplementare dove sarà dominante portando la Virtus allo scudetto. 4 aprile 1999 gara uno dei quarti di finale: tripla del pareggio nel primo supplementare contro Roma, la Virtus vincerà poi nel secondo supplementare. Torniamo al 31 maggio 1998. Sasha, autore fino a quel momento di 7 punti penalizzato da una condizione fisica precaria, che in altre situazioni avrebbe sconsigliato un suo impiego, entrò in trance agonistica a 18 secondi dalla fine del tempo regolamentare, sul 68-72 per la Fortitudo e ne uscì a 20 secondi dalla fine del tempo supplementare sul 86-75 (Rivers fissò poi il punteggio sul 77-86 e a Sasha sbagliò 2 liberi ininfluenti).
Sasha decisivo anche nel supplementare
In quel lasso di tempo di poco più di trecento secondi la Virtus piazzò un parziale di 14-3, segnando a ogni possesso ad esclusione della stoppata subita da Abbio al termine dei tempi regolamentari. Su quel parziale c’è la firma di Sasha, che fu determinante in tutte quelle segnature ad eccezione di 2 tiri liberi di Abbio. Ci sono momenti che entrano direttamente nella storia, decidere una finale scudetto, essere determinante per la vittoria in un derby, segnare un canestro che porta la propria squadra all’overtime, risultare decisivo in un supplementare, realizzare una serie consecutiva di canestri senza errori, mettere a segno un canestro da quattro punti: basta effettuare una di queste azione per entrare negli indimenticabili. Predrag Danilovic effettuò tutto questo in meno di un quarto d’ora, in poco più di 5 minuti di gioco effettivo.
Le cifre
Le cifre di Predrag Danilovic, 20 punti in 43 minuti, con 5 su 7 (71,4 %) da 2 punti, 2 su 7 (28,6 %) da tre, 4 su 7 (57,1 %) nei liberi, 4 assist, furono normali, confrontate con le sue medie nei sei campionati giocati con la Virtus, 22,4 punti a partita 63,3 % da due, 40,7 % da tre e 81,9 % nei liberi, 1,5 assist a partita. Se analizziamo esclusivamente il lasso di tempo in cui cambiò il destino di chi segue il basket a Bologna, troviamo numeri sbalorditivi, comprensibili solo con la statura del campione che tutti conosciamo, ma impressionanti considerate le condizioni precarie del serbo e che si era alla fine di una partita di una serie stressante, al termine di una stagione intensa, che aveva visto la Virtus dominare il campionato in Italia e trionfare in eurolega, laureandosi campione d’Europa per la prima volta.
Il supplementare del 31 maggio 1998
In dettaglio quello che avvenne dal momento in cui il tabellone segnava Virtus 68 – Fortitudo 72 a 18 secondi al termine dei 40 minuti regolamentari. 72-72: l’ormai famosissimo canestro da quattro, tiro da tre più libero. Inizia il supplementare. 74-72: assist di Danilovic per Nesterovic. Poi, dopo il pareggio di Fucka per il 74-74, 75-74: assist di Danilovic per Binelli che subisce fallo e segna un libero. 77-74: liberi di Danilovic fermato fallosamente in contropiede. 79-74: canestro in penetrazione di Danilovic a difesa schierata. Dopo un libero di Chiacig per il 79-75, 82-75: canestro da tre di Danilovic allo scadere dei trenta secondi. Dopo 2 liberi di Abbio per l’84-75, 86-75: schiacciata in contropiede di Danilovic. In sintesi: 13 punti, 2 su 2 da tre punti, 2 su 2 da due punti, 3 su 3 nei tiri liberi, 2 assist. Percorso netto!
Oltre i numeri
I numeri sono impressionanti, ma non dicono tutto. Le giocate che decisero la finale più emozionante di sempre, l’unica decisa da un supplementare alla quinta partita, l’unica in cui lo scudetto venne assegnato da una stracittadina, racchiudono la sintesi delle qualità di un attaccante. Contropiede, schiacciata, tiro piazzato, tiro in sospensione, uno contro uno, visione di gioco, tempismo, carattere, voglia di vincere. Se da sole le cifre non spiegano quanto sia stato decisivo l’apporto di Predrag Danilovic a quella vittoria, in esse è nascosta quella favola perfetta che i virtussini hanno vissuto come in un sogno certamente non pensando alle statistiche, in un abbraccio ideale con il proprio beniamino che concluse quella formidabile performance a braccia alzate prima di inchinarsi davanti al suo pubblico festante.
Danilovic e Brunamonti
Il 4 dicembre 1994, Virtus Buckler Bologna – Panapesca Montecatini, prima giornata di ritorno rimane scolpita nella storia perché cominciò con una presentazione delle squadre anomala: la voce di Gigi Terrieri scandì: “Col numero 4 Sasha Danilovic, col numero 5 Roberto Brunamonti….” no, non si tratta di un errore, in quell’occasione i due campioni si scambiarono la maglia, in segno di reciproca ammirazione. La cronaca è di una partita come tante, ma l’episodio ha un suo significato che va oltre lo specifico cambio numerico.
La cronaca di una gara speciale
Parte bene la Buckler, canestro di Binelli (8 punti nei primi 10 minuti), poi di Moretti su lancio di Danilovic. I toscani risalgono, 10-12 poi 14-21 sul loro massimo vantaggio. All’intervallo ospiti ancora sopra, 51-54 con un Sasha nervoso. Si fa fischiare un tecnico ed è insolitamente impreciso, finirà con 7 su 18 dal campo, ammortizzato da un ottimo 10 su 11 dalla lunetta. Nella ripresa una tripla di Moretti opera il riaggancio, 60-60. La Panapesca si riporta sopra 66-69. Bucci cambia le torri, fuori Bin-Bin (Binelli e Binion) e dentro Carera e Morandotti. Mossa vincente, Bologna vola sul 77-69 con un parziale di 11-0, grazie a Moretti e Carera che s’infilano nelle maglie della difesa avversaria, per poi controllare fino al 107-100 finale. Alla fine 10 punti per Roberto Brunamonti e 21 per Predrag Danilovic, ma soprattutto un’altra pagina della stima reciproca e dell’amicizia tra i due campioni.
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