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11 anni fa l’ultimo Bologna-Cesena: chi c’era in campo?

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Si sa, un derby è sempre un derby, anche se ci sono due categorie di differenza, sono i 32esimi di Coppa Italia e cade in pieno agosto. Anzi, proprio per la sua natura di prima gara ufficiale della stagione assume ancor più importanza e non stupisce l’esodo dalla riviera verso il capoluogo sia di romagnoli sia di bolognesi, disposti a rientrare per una sera nella città semi deserta pur di non mancare l’appuntamento.

Un appuntamento che manca da 11 anni. L’ultima sfida tra Bologna e Cesena, infatti, Cesena-Bologna per la precisione, risale al 7 aprile 2012. Una vita fa, quando le due formazioni si sfidavano in Serie A, ben prima dell’era Saputo e della caduta dei cavallucci marini nelle leghe basse del calcio italiano. I rossoblu veleggiavano a 37 punti a +6 dalla zona calda mentre gli avversari erano quasi spacciati, ultimi a -5 dal penultimo Novara.

Se quello 0-0 pasquale dell’allora stadio Manuzzi è stato presto dimenticato come gara qualsiasi della 31° giornata di campionato, vale lo stesso per chi scese in campo? Resta un esercizio estremamente curioso rileggere i due schieramenti e chiedersi che fine abbiano fatto i giocatori che quel giorno si diedero battaglia, o più probabilmente, dovettero accontentarsi di un blando pareggio di fine anno (chiuso poi con il botto dagli ospiti con i famosi 51 punti e con la retrocessione per i padroni di casa).

Chi siamo noi per esimerci da questo esercizio?

Cesena e Bologna giocarono così:

CESENA: Antonioli, Comotto, Von Bergen, Rodriguez, Lauro, T.Arrigoni (80′ Ceccarelli), Colucci, Martinho (74′ Djokovic), Santana, Rennella, Del Nero (63′ Filippi). All.Mario Beretta

BOLOGNA: Gillet, Raggi, Portanova, Cherubin, Pulzetti (80′ Kone), Mudingayi, Perez, Rubin (66′ Morleo), Diamanti, Ramirez (63′ Acquafresca), Di Vaio. All.Stefano Pioli

In panchina Mario Beretta era subentrato da poco ad Arrigoni (uno degli ex di turno) dopo un inizio di girone di ritorno disastroso. Non riuscì ad evitare la retrocessione e nemmeno l’allontanamento da palcoscenici importanti, non sedendo più su una panchina di Serie A da allora. La storia di Stefano Pioli è invece ben diversa e nota a chiunque.

Tra i pali un Antonioli a fine carriera (appese i guanti al chiodo pochi mesi dopo) contro il gatto di Liegi Jean Francois Gillet che a Bologna visse la penultima grande esperienza da protagonista prima di trasferirsi al Torino.

Il reparto difensivo non rappresentava per nessuna delle due la “meglio gioventù”, scriviamo che si preferiva l’esperienza rocciosa. Oggi tutti ritirati o militanti in categorie decisamente basse. Portanova, Raggi, Von Bergen, Comotto e Lauro non sono più professionisti da diverse stagioni, Pulzetti ha intrapreso la carriera da allenatore sulla panchina del Riccione (serie D), Ceccarelli anche, al Cervia (Promozione) e Cherubin come vice del Sudtirol (serie B). Unica eccezione per Tommaso Arrigoni, appena maggiorenne al tempo e oggi, 29enne, in forza al Como in cadetteria.

Passando al centrocampo, pur alzandosi il tasso tecnico, i giocatori ancora attivi sono ben pochi. La muraglia in coppia Perez-Mudingayi si sciolse a fine stagione. Il belga prima andò all’Inter prima di finire proprio al Cesena e terminare la carriera al Pisa nel 2017; l’uruguaiano è rimasto a Bologna anche dopo il ritiro come allenatore del settore giovanile, competenza poi messa a disposizione della sua amatissima nazionale nel 2022. Le prodezze di Konè non si sono ripetute uguali lontano dal capoluogo emiliano. Dopo un lungo girovagare tra Italia (Udinese e Fiorentina) e estero, ha raggiunto l’amico Alino Diamanti (arriviamo anche a lui) in Australia poco prima di ritirarsi nel 2020 ( a soli 33 anni). per terminare i rossoblu, anche Rubin e Morleo, schierati tatticamente sugli esterni, hanno vissuto il loro “prime moment” intorno a quegli anni. Il primo, dopo aver cambiato tantissime casacche in prestito nel corso degli anni ’10, quest’anno è tornato vicino a casa all’Arcella Padova; il secondo ha indossato anche la fascia di capitano rossoblu nelle stagioni successive fino al 2017 quando ha lentamente programmato il suo ritiro dalle scene chiudendo anch’esso in terra d’origine, al Casarano (Eccellenza pugliese).

Lato Cesena, Colucci dopo la retrocessione ha preferito cambiare aria scegliendo la neopromossa Pescara. Già verso fine carriera, ha annunciato il definito stop nel 2015 e poco dopo intraprende la carriera da dirigente sportivo al Foggia, esperienza vincente ma finita da tempo. Raphael Martinho non ha mai trovato troppa fortuna in Italia sebbene ci sia rimasto fino al 2019 tra Verona, Carpi, Catania, Entella e Ascoli, quasi sempre in Serie B. Due esperienze in Brasile poi il ritorno peninsulare al Sona (serie D nel 2022) ed oggi svincolato ma ufficialmente ancora attivo. Djokovic un anno dopo passo temporaneamente al Bologna senza però mai vedere il campo poi peregrinaggi tra l’Europa dell’est intervallati da una nuova parentesi tricolore allo Spezia nel 2017. Oggi, a 43 anni, risulta in forza allo Steaua Bucarest. Mario Santana era probabilmente il più talentuoso tra i 28 schierati quel pomeriggio. A Cesena, in prestito dal Napoli, era già in fase calante dopo le stagioni a Palermo e Firenze. Il suo impiego, infatti, si è drasticamente ridotto negli anni successivi fino ad una seconda giovinezza alla Pro Patria in C proseguita con il grande ritorno in rosanero, società per la quale svolge  anche ruoli tecnici oltre a militare nella squadra satellite in Eccellenza.

Capitolo attacco. La coppia Rennella-Del Nero è difficilissima da ricordare. Il primo, ancora giovane nel 2011 è stato un flop non in grado di dimostrare tanto di più durante le sue esperienze successive in Spagna. Nel 2020 ha giocato in Macedonia, da quell’anno è svincolato. Del Nero ha come punto massimo in carriera la militanza a Brescia e Lazio. Già a Cesena, la sua carriera aveva scollinato. L’estate successiva alla restrocessione finisce in Malaysia poi torna in Italia dove si diverte in Eccellenza alla Massese prima di dire basta nel 2020. Del subentrante Filippi non si hanno molte tracce. Si sa che ha 30 anni e si muove lungo la Romagna calcistica dilettantistica.

Il reparto offensivo rossoblu aveva un’altra e alta caratura. Diamanti si è ritirato da pochi mesi dopo diversi anni di soddisfazioni al Melbourne raccontati su instagram attraverso le sue “positive vibes”. Nel 2014 fu il sacrificio di Guaraldi per evitare grossi problemi economici. Alino bazzica ancora Bologna con la famigli, così come Marco Di Vaio che ha scelto la città come luogo di vita post carriera calcistica intraprendendo quella dirigenziale sotto l’era Saputo dal 2015. Gaton Ramirez è il nino wannabe che non ha mai davvero spiccato il volo. La società alla fine della stagione lo vende benissimo al Southampton (15 milioni complessivi) ma lui non ripagherà mai l’investimento. In Inghilterra ci resta 5 anni poi il rientro in Italia alla Samp che però mette in luce un giocatore che ha perso il treno per i grandi palcoscenici. Meno di una settimana fa ha firmato con il San Lorenzo, riuscirà a reinventarsi in Argentina?

Infine Robert Acquafresca, un altro talento intriso di luci e ombre mai davvero determinante sotto le due Torri dove è rimasto fino al 2017, poi Ternana e Sion. Ritirato nel 2019.

Il dato sui ritiri è quello che emerge con maggiore prepotenza sbattendoci in faccia una realtà di derby che manca davvero da troppo tempo. Certo, non sarà l’unico per quanto riguarda le due formazioni ma quando si chiacchiera di rivalità tra Emilia e Romagna, il confronto calcistico tra Bologna e Cesena è immancabile, il Dall’Ara lo ha fatto capire già prima che il confronto fosse assodato.

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