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Raimondo si racconta: «Futuro a Bologna? Non sta a me deciderlo. Mihajlovic? Lo ringrazierò per tutta la vita»

Antonio Raimondo si racconta tra il presente al Frosinone e un percorso di crescita che parte da Bologna, ripercorrendo i ricordi legati a Mihajlovic e guardando ai sogni per il futuro.

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Antonio Raimondo
Antonio Raimondo in Nazionale U21 (@1000 Cuori Rossoblù)

Il futuro del Bologna passa anche dai gol di Antonio Raimondo, attaccante di proprietà rossoblù che sta trovando spazio e continuità con la maglia del Frosinone. Protagonista di un avvio di stagione che lo ha portato in vetta alla classifica marcatori di Serie A, il classe 2004 si è raccontato a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo le tappe della sua crescita, dagli esordi a Casteldebole al rapporto con Sinisa Mihajlovic. Tra il sogno della Nazionale e un futuro ancora tutto da scrivere, Raimondo guarda al presente senza dimenticare le proprie radici rossoblù.

Antonio Raimondo si racconta, ecco le sue parole

Cosa è scattato a Frosinone?

«C’è grande entusiasmo come è giusto che sia. Il nostro obiettivo è la salvezza come ci ha ribadito anche Alvini e quindi si torna al lavoro come e più di prima perché il nostro campionato comincia adesso. Dal primo contatto mi hanno subito fatto sentire importante, mi hanno fortemente voluto a cominciare dal direttore Castagnini e quando sono arrivato ho trovato un ambiente fantastico. Il mister ha anche un grande spessore umano. Sono subito entrato in sintonia con i compagni, il gruppo è speciale come il calcio che giochiamo».

Raimondo: attaccante in tre parole.

«Uno che sa attaccare la profondità, pressa le difese in continuazione e poi possiede un po’ di fiuto in area di rigore».

Nelle ultime ore sono partiti i paragoni: ha numeri alla Yamal e Raphinha.

«Coincidenze numeriche, loro sono fuoriclasse, lasciamo perdere».

Il percorso di Raimondo, dal Cesena al Bologna:

«Mi ha portato in rossoblù il responsabile del vivaio Daniele Corazza. Il primo anno in Under 15 è stato molto difficile, ho giocato poco e non ho mai segnato. Ricordo che mi disse di tenere duro perché dovevo ancora esprimere il mio potenziale. lo non ero ancora fisicamente sviluppato come altri ragazzi. Per fortuna l’ho ascoltato e ha avuto ragione lui. Giocavo con suo figlio che è ancora uno dei miei migliori amici. Con quel gruppo, Anatriello, Bagnolini, Stivanello e altri ci sentiamo praticamente tutti i giorni».

Poi la crescita fino all’esordio in prima squadra con Mihajlovic:

«È arrivato l’esordio con il Verona. Mihajlovic disse in conferenza che mi avrebbe fatto esordire. Avevo 17 anni e non mi sono nemmeno reso conto di quello che stava accadendo. Lo ringrazierò per tutta la vita per avermi lanciato. Ricordo anche quando mi fece giocare titolare contro il Genoa. Lui purtroppo stava già male. Lo incontrai nel corridoio di Casteldebole e non l’avevo riconosciuto perché era tutto incappucciato. Mi disse: “Tieniti pronto perché ti farò giocare”. E così è successo».

Le annate in prestito…

«A Venezia mi sono infortunato nel momento in cui forse avrei potuto avere più spazio. Poi sono andato a Salerno dove non ha funzionato un po’ per demeriti miei e un po’ per altre situazioni. A Terni ho fatto un ottimo girone d’andata, poi sono calato. Ho un bellissimo ricordo ma mi brucia quella retrocessione».

Futuro a Bologna?

«Non sta a me deciderlo. Penso solo a fare bene con il Frosinone e poi vedremo».

A novembre torna la Nations League… si prospetta una chiamata dalla Nazionale?

«Posso solo rispondere che la Nazionale è un sogno e un obiettivo. Se dovesse arrivare una chiamata risponderei sicuramente presente».

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