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Quanto vale il Bologna che non vediamo: il lato nascosto dei prestiti

Tra rientri possibili e cessioni future, i prestiti diventano una leva economica e tecnica di un club sempre più orientato alla programmazione.

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Emil Holm in Bologna-Borussia Dortmund
Emil Holm in Bologna-Borussia Dortmund (© Damiano Fiorentini)

C’è un Bologna che scende in campo in rossoblù e un altro che gioca lontano da casalontano da casa, sparso tra Serie A, Serie B e campionati esteri. È il Bologna dei giocatori in prestito, una rosa parallela che, numeri alla mano, sembrerebbe essere una delle miniere economiche più interessanti della Serie A.

Secondo le ultime classifiche elaborate da Transfermarkt, il club rossoblù occupa posizioni tutt’altro che marginali nelle graduatorie che riguardano i prestiti, presentati non come “parcheggio”, ma come investimento alternativo.

Bologna e i prestiti, quanto vale il patrimonio?

Il dato più eloquente è forse quello sul valore complessivo dei giocatori in prestito:
24 calciatori per un valore totale di 46,6 milioni di euro, che vale l’ottavo posto assoluto in Serie A.

Per dare un’idea della dimensione, significa che il Bologna possiede “fuori rosa” un capitale paragonabile al valore di una squadra di medio-alta classifica. Gestire un numero così alto di calciatori lontano da Casteldebole richiede pianificazione, monitoraggio e soprattutto una chiara idea su chi possa rientrare e chi, invece, possa diventare una plusvalenza.

Qui emerge una differenza sostanziale rispetto a Napoli o Milan ad esempio, che guidano la classifica con cifre superiori ai 100 milioni: il Bologna non accumula talenti in prestito per quantità industriale, ma costruisce un portafoglio di profili in fase di maturazione, spesso giovani, spesso reduci da stagioni di rilancio.

Incassi immediati?

Sul fronte degli introiti già realizzati, il Bologna figura molto in basso: solo due prestiti con obbligo o condizioni di riscatto già attive e nessun incasso registrato finora.

Cosa significa questo? Semplicemente, che il Bologna non ha ancora trasformato il suo patrimonio in liquidità immediata, ma ha mantenuto aperte più opzioni: rientri tecnici, cessioni definitive future o nuove rivalutazioni di mercato.

È una strategia attendista e prudente, che evita di “svendere” e punta sulla crescita del valore sportivo prima ancora che economico.

Il vero nodo: quanto può incassare davvero il Bologna

La classifica forse più interessante è quella sulle possibili entrate future, considerando obblighi di riscatto ed eventuali bonus: per il Bologna la cifra potenziale è di 38,5 milioni di euro, con 4,5 milioni già legati a bonus certi.

In questa guadagna il settimo posto in Serie A, davanti a Roma e Lazio. Non un club che vive di prestiti, ma un club che li usa come leva finanziaria, seppur silenziosamente.
Perciò due sono le opzioni: se i giocatori cresceranno, il club incasserà; se alcuni torneranno, potranno essere reintegrati o valorizzati ulteriormente. In entrambi i casi, il rischio è controllato.

Bologna, i prestiti seguono equilibrio delicato

Il rischio, però c’è: un patrimonio rimane virtuale se non si traduce in scelte concrete. I 46,6 milioni di valore di mercato e i 38,5 potenziali di incasso sono numeri teorici, legati alle prestazioni dei singoli e alle decisioni dei club che li ospitano.

Ma è proprio qui che si gioca la partita più complessa: trasformare i prestiti in un vantaggio competitivo reale. Non solo contabile, ma anche sportivo.

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