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Tedesco attraverso gli occhi di chi l’ha vissuto: «Pensa da scienziato e agisce da leader»

Alla scoperta del nuovo allenatore del Bologna: i racconti da Germania, Russia, Belgio e Turchia

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Domenico Tedesco alla conferenza di presentazione (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)
Domenico Tedesco (©1000Cuori Rossoblù)

Approderà definitivamente a Casteldebole tra venti giorni, Domenico Tedesco, nuovo volto tecnico del Bologna pronto a conquistare la città e i suoi tifosi. Nonostante la giovane età, 41 anni a settembre, il nativo di Rossano ha già tanta esperienza alle spalle. Germania, dove ha iniziato a muovere i primi passi, poi Russia, la nazionale belga e infine il Fenerbahce. In ogni città, in ogni paese ha lasciato un ricordo positivo e ora, ci auguriamo possa essere il turno di Bologna.

La dirigenza rossoblù con Domenico Tedesco (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)

La dirigenza rossoblù con Domenico Tedesco (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)

I primi anni in Germania

Definito come un “laptop trainer” con l’anima da ultrà, si è laureato come primo della classe nella Coverciano di terra tedesca, davanti ad uno come Nagelsmann, attuale CT della Germania. Alla guida dello Shalke 04 dal 2017 al 2019, è stato capace di un impresa che ne identifica il modo d’essere. A raccontarlo Leon Goretza, presente all’intervallo negli spogliatoi quando lui è i suoi compagni si ritrovano sotto per 4-0 contro il Dortmund: «Entrò nello spogliatoio ci disse: “Ragazzi, no vi dirò nulla di tattico. Voglio solo che vinciate il secondo tempo. Fate finta che sia 0-0 e dimostrate di avere amor proprio”. Non c’era rabbia nella sua voce, solo fiducia che ci è entrata sottopelle». Quella partita finì poi 4-4, con un secondo tempo perfetto dei suoi ragazzi.

A Lipsia, dove vinse la coppa nazionale nel 2022 venne definito come uno capace di spegnere incendi senza fare rumore, l’ad Mintzlaff dissè: «Pensa da scienziato e agisce da leader».

Domenico Tedesco è il prescelto per diventare il nuovo allenatore del Bologna

Domenico Tedesco (© 1000 Cuori Rossobòù)

L’esperienza Russa e il ruolo da CT in Belgio

A Mosca, alla guida dello Spartak venne definito “il camaleonte” per la capacità di far cambiare modulo e metodo alla sua squadra anche tre volte nella stessa partita. I commentatori ne apprezzarono l’anima più calda: «In panchina urla, salta, si dispera in quattro lingue diverse». I tifosi per la sua umiltà decisa: «I tecnici stranieri di solito arrivano come professori. Domenico no. Lui protestava come un ultrà della curva». 

In Belgio ebbe a che fare con una generazione di campioni arrivata a fine ciclo senza aver raccolto quanto seminato. E’ stato in grado di guidare la transizione ad un nuovo ciclo, anche con decisioni forti che lo hanno portato ad esempio allo sconto con Courtois. Così la stampa belga: «Ha imposto la meritocrazia sopra il blasone, cancellando il possesso palla sterile per un assalto verticale». E ancora: «Ha la fermezza teutonica mascherata dall’empatia italiana. Se calpesti le regole del gruppo, non guarda in faccia nessuno».

La Turchia prima dell’approdo di Tedesco a Bologna

Ad Istanbul, nella sponda asiatica del Bosforo, ha guidato il Fenerbahce nella stagione appena conclusa. Nonostante l’esonero politico subito dopo la sconfitta nel derby con il Galatasaray ha lasciato il segno nel cuore dei tifosi e non solo. I blogger di Socratis ne hanno così analizzato il percorso in relazione al passato: «Mourinho parlava di sé, Tedesco del Fenerbahce. Ha impostato un 4-2-3-1 dove il pressing alto era un ordine religioso».

I tifosi del Fener lo amano così tanto che si dividono ormai la sezione commenti con i tifosi rossoblù sotto i post social del Bologna dov’è ritratto il tecnico italo-tedesco. Il presente è sotto le due torri e la volontà quella di aprire un ciclo vincente. 

Fonte: Luca Baccolini – La Repubblica 

 

 

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