Bologna FC
Castro: «Il gruppo ti porta agli obiettivi: sto più con i compagni che con la famiglia»
Santiago Castro ha parlato su canale YouTube della Serie A per il progetto “Champions of #MadeinItaly”, soffermandosi soprattutto sulla sua esperienza in Rossoblù finora
Si chiama “Champions of #MadeinItaly”, ed è il progetto iniziato in questa stagione dalla Lega Serie A insieme ad Italian Trade Agency, in collaborazione con il Ministro degli Affari Esteri. È un progetto volto, in sintesi, a valorizzare le eccellenze italiane, anche all’estero, tra città, sport, e tutto ciò che sta intorno. L’ultimo protagonista di questo progetto è a tinte Rossoblù: Santiago Castro, l’attaccante con la maglia numero 9 del Bologna. Il titolo, per uno come lui, non poteva non essere “Potenza in movimento”.
Castro tra Bologna e i suoi inizi
«Possiamo dire che, se dovessi essere un’auto, sarei… una 500». Inizia così il video con protagonista Santiago Castro, attaccante del Bologna, chiamato a parlare dell’unione tra sport e città proprio nel capoluogo emiliano, qui dove una delle eccellenze più riconosciute è la Motor Valley. «Se devo paragonarmi a qualche auto potrebbe essere un’auto sportiva un’auto robusta, che resiste agli urti, che resista bene ai colpi. Una macchina forte». E d’altronde, chi meglio di lui lavora per la squadra, là davanti? Possiamo dire che di “urti” ne sa qualcosa.
«Per me il calcio è una passione, il mio stile di vita fin da quando ero molto piccolo. Si gioca per strada si gioca nei club di quartiere come li chiamiamo noi. È una cosa così bella che è inspiegabile». Prosegue, il numero 9 del Bologna, ripercorrendo gli inizi con il pallone tra i piedi: «Il primo ricordo che ho, il più vivido, è il mio primo allenatore, e cioè mio padre. A quattro anni, pieno di energia, volevo giocare a calcio e nella squadra di calcetto mi faceva giocare con ragazzi di tre anni più grandi di me. Io ci andavo senza paura scivolando e tirando qualche calcio: questo era quello che facevo. E poi giocavo per strada, sul marciapiede davanti casa rompendo anche dei vetri o altre cose in casa cosa che faceva arrabbiare i miei genitori. Mio padre giocava, mio nonno giocava. È sempre stato tutto calcio e grazie a Dio posso essere qui a godermelo».
L’arrivo a Bologna e la Champions League
Dai suoi inizi, da piccolo, a quelli qui, a Bologna e con il Bologna. «Il miglior momento che ho vissuto qui, il primo poco dopo il mio arrivo è stata la qualificazione in Champions. La gente, Bologna in generale, stava vivendo un momento bellissimo. La festa in piazza e al Dall’Ara era un’altra cosa, di un altro livello». Ma quanto è forte il legame tra Santiago Castro e il Bologna? Beh, ce lo dice lui stesso.
«Bologna rappresenta la mia seconda città: al di fuori dell’Argentina, al di fuori di Buenos Aires. All’inizio avevo molta paura, molte insicurezze, portate da un cambiamento ad un’età così giovane. Sono arrivato qui a diciannove anni, che non è facile. Sono arrivato spaventato e insicuro, ma alla fine mi sono ambientato ed è stato assolutamente meraviglioso. La gente, la città, quei piccoli angoli che si possono vivere a Bologna mi hanno aiutato molto a ad adattarmi, a sentirmi un bolognese. Lo stesso i miei compagni, che fin dal primo momento mi hanno aiutato tantissimo. C’era un gruppo fantastico ed è molto difficile da trovare».
Il gruppo, la squadra e come raggiungere gli obiettivi
Al Dall’Ara, a casa sua, Santiago Castro racconta chi, secondo lui, è veramente come persona. «Credo che prima di tutto ci sia la persona, l’aspetto umano. Cerco di essere una persona umile, gentile e dare sempre una mano a tutti chiunque essi siano: che si tratti di amici, familiari o sconosciuti. Sono cresciuto sempre con questo pensiero e con quell’idea che la mia famiglia ha sempre cercato di aiutare chiunque ne avesse bisogno e che ti dà una mano per restituire il doppio».
Continua, Santiago Castro: «In campo penso di essere un giocatore che dà tutto. Non importa chi, dove, quale squadra sia: devi dare assolutamente tutto. Sia per te stesso, che per ciò che viene prima di tutto, ovvero la squadra e i tuoi compagni di squadra che sono i tuoi fratelli in campo: questo li rende la tua famiglia. Credo che la squadra, il gruppo, sia molto importante per ciò che porta. Ti aiuta a crescere, a vincere trofei e a lottare per i posti in Europa, perché sei lì tutti i giorni».
Conclude così la parentesi sul Bologna: «Faccio battute con la mia famiglia e con la mia fidanzata, dico che sto più con i miei compagni che con i miei genitori o con i miei amici perché, come ho già detto, sono i miei fratelli. Sappiamo che se qualcuno sta male o qualcuno sta attraversando un momento difficile noi ci siamo: i compagni ci sono dentro e fuori dal campo. Quello che si vede all’interno dello stadio e quello che si vede dalle telecamere è il doppio. Il gruppo è molto unito: credo sia uno dei pochi gruppi di questo tipo nel calcio in generale».
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