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Dall’Ara fermo: fondi bloccati e futuro incerto

Comune e Bologna si guardano, i fondi tornano indietro e il futuro dell’impianto resta senza una guida chiara.

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Rendering del progetto di ristrutturazione del Renato Dall'Ara di Bologna
Rendering del progetto di ristrutturazione del Renato Dall'Ara di Bologna

Il destino del Dall’Ara appare sempre più incerto. Il confronto tra Comune e Bologna non si è rotto, ma è entrato in una fase di immobilismo che rischia di trascinarsi a lungo. I 40 milioni pubblici messi da parte negli anni vengono congelati e riportati nel bilancio comunale, mentre il club rossoblù continua a cercare investitori senza risultati concreti. Nessuno vuole fare il primo passo e, intanto, il tempo continua a scorrere.

Stadio e fondi pubblici: i 40 milioni tornano al Comune

Il sindaco Matteo Lepore assicura che le risorse pubbliche per lo stadio restano disponibili, ma chiarisce che le modalità di utilizzo dipenderanno dai tempi che comunicherà il Bologna. Dichiarazioni che ufficialmente non segnano una svolta, ma che nei fatti introducono una novità rilevante: i 40 milioni accantonati da anni verranno temporaneamente rimessi nelle casse comunali.

Entro aprile, con l’approvazione dell’avanzo di bilancio, le somme destinate ogni anno all’operazione Dall’Ara – e mai utilizzate – saranno impiegate per altre necessità della città. Una scelta che l’amministrazione considera razionale: lasciare cifre così elevate inutilizzate, in assenza di un progetto concreto, viene visto come uno spreco difficilmente giustificabile.

Il progetto dello stadio tra Comune e Bologna: chi guida davvero?

Il nodo centrale resta la leadership dell’operazione. Comune e Bologna, oggi, sembrano sostenere posizioni speculari. Palazzo d’Accursio ritiene che il progetto debba essere guidato dal club, al quale spetterebbe il compito di strutturare l’intervento, con un contributo pubblico da 40 milioni. Il Bologna, invece, considera conclusa la propria fase di regia e ritiene che ora debba essere il Comune a prendere in mano il percorso, essendo lo stadio di proprietà pubblica.

Sul tavolo restano i numeri già noti: Saputo rimane disposto a investire 100 milioni, ma la cifra complessiva necessaria per arrivare a 230 milioni è ancora lontana. Chi dovrebbe colmare la differenza? La risposta, per ora, non c’è.

Investitori cercasi, ma la città non risponde

Dieci giorni fa l’amministratore delegato Claudio Fenucci ha lanciato un appello chiaro al tessuto imprenditoriale bolognese, invitando nuovi soggetti a farsi avanti. Al momento, però, nessuna manifestazione di interesse è arrivata. Il Bologna ufficialmente tace, ma si prepara a rimandare la questione al Comune. Il clima è quello di una responsabilità che rimbalza da una parte all’altra, mentre il progetto resta fermo ai blocchi di partenza. Tutti sembrano avere argomenti validi, ma nessuno riesce a trasformarli in un passo operativo.

Dialogo aperto, ma senza tempi certi

Lepore ribadisce che il confronto con il Bologna continua in un clima collaborativo, ma sottolinea la necessità di formalizzare lo stato dell’arte. Trattandosi di un iter pubblico, servono certezze: la ricerca di investitori annunciata dal club richiede giorni o anni? Senza una risposta, il Comune resta in attesa, disponibile ad accompagnare il percorso, ma non a immobilizzare ulteriormente risorse. Il rischio è evidente: senza scadenze e senza un progetto definito, lo stallo potrebbe prolungarsi indefinitamente.

Restyling, interventi minimi o nuovo impianto: solo ipotesi

Secondo quanto già comunicato al sindaco, per il Bologna l’unica opzione realmente valida resta il super restyling, anche se al momento non realizzabile. Le alternative esistono, ma presentano criticità evidenti. Una ristrutturazione più leggera, limitata alla copertura e all’adeguamento antisismico, sarebbe meno onerosa, ma poco vantaggiosa per il club, perché non aumenterebbe i ricavi da stadio. L’ipotesi di un impianto nuovo resta sullo sfondo, priva di un progetto concreto e con tempi molto lunghi. Il sindaco si mostra disponibile a discuterne, pur esprimendo perplessità sul destino del Dall’Ara. Anche il Bologna, però, non sembra particolarmente orientato verso questa soluzione, che richiederebbe un percorso complesso e dilatato nel tempo.

Fonte: Repubblica, Emilio Marrese 

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