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Giovanni Sartori: «Il Bologna vuole mantenere un profilo Europeo. Orsolini? Spero che diventi il Bulgarelli degli anni duemila. Rowe non è sul mercato»

Giovanni Sartori a raffica. L’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport include passaggi sul suo futuro, sul rinnovo di Orsolini e quello di Freuler, l’ingaggio di Tedesco e l’addio di Italiano. Su Rowe si sbilancia: «Rowe non é sul mercato»

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Giovanni Sartori, uomo calciomercato del Bologna (©Damiano Fiorentini)
Giovanni Sartori (Damiano Fiorentini / 1000 Cuorirossoblù)

Quante combinazioni e assurdità può regalare la vita professionale, accanto a quella personale. Ne sa qualcosa Giovanni Sartori, uno dei più talentuosi e graditi dirigenti sportivi in Europa. Il padre tifava il Bologna e lui non si è fatto sfuggire l’occasione di dirigere l’orchestra di quella squadra sostenuta – anche – da uno dei poeti e maestri della musica italiana: Lucio Dalla. E dopo aver raggiunto il traguardo storico della vittoria della Coppa Italia il pensiero è arrivato fin nei meandri più remoti del cielo: «È stata la mia prima coppa in assoluto. Ci ho pensato sì a mio papà che era tifoso del Bologna ‘che tremare il mondo fa’. Io non credevo mai che Bologna potesse essere una mia tappa, tutto ad un tratto arriva la chiamata e l’ho presa come segno del destino. Così come voglio credere che ci sia stata una mano, un segnale suo, in quella coppa vinta qui dopo 51 anni.»

Intervistato in esclusiva da Matteo Della Vite per La Gazzetta dello Sport, il direttore tecnico rossoblù ha tirato i nodi della stagione appena conclusa, accarezzando il futuro. Si è parlato di tutto: dai riferimenti personali, al calciomercato imminente, dal passato positivo e in un certo senso ingombrante, all’attualità di rinnovamento.

L’intervista

Sartori, per tutti lei è un fenomeno. Conferma?

«Macchè fenomeno. Sono una persona normalissima. E in questo mondo, mi creda, essere nella normalità è un vantaggio. Lo sa, vero, come diceva quel genio di Lucio Dalla? Che ‘l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.’ Verità.» Eppure Sartori è stato seguito, sondato, richiesto dai vari club italiani più importanti. Il direttore tecnico glissa: «No, non tutte tutte…»

Il punto focale è sulla scelta del nuovo allenatore del Bologna, Domenico Tedesco, che ha infiammato la piazza e ha raccolto il gradimento del movimento calcistico italiano. Sartori: «È stato nei nostri pensieri due anni fa quando poi è venuto Italiano: ci eravamo trovati un paio di volte, siamo rimasti in contatto, scambio e condivisioni sulle vedute circa i calciatori. Quando c’è stato il momento della sostituzione abbiamo pensato a lui, conoscendo le sue risposte in tempi non sospetti. Ci siamo riparlati, ha condiviso con noi il progetto. Ci piace perché è moderno, propositivo, non integralista, lui faceva vari moduli, dalla difesa a cinque alla quattro, oltre agli accorgimenti in gara. Un allenatore internazionale che ha allenato il Belgio e in tre campionati europei in cui anche vinto due trofei. E parla cinque lingue.

È un segnale che il Bologna vuole mantenere un profilo europeo, giusto?
«Sì, e anche la gente ha pensato questo: mi sembra di capire che tutti sono contenti perché è un profilo internazionale. Oggi il Bologna è visto molto bene, è ambizioso, con una tifoseria molto legata alla squadra e una grande proprietà. E, fatto non trascurabile, a livello tecnico è una buona squadra. In giro abbiamo degli ottimi riscontri e anche i giocatori vengono volentieri a Bologna. Anche senza Coppa? La Coppa cambia, ma cambia di più la Champions…»

Perché Tedesco ha scelto il Bologna?

«A lui interessavano l’Italia e il Bologna. Ci eravamo lasciati due anni fa con un po’ di dispiacere ma con la speranza di ritrovarci dopo qualche anno. Il suo sangue italiano credo abbia influito molto sulla decisione: aveva anche altre richieste, ma ha scelto noi.»

Sartori tra rinnovi, calciomercato e la fine del ciclo con Italiano

L’arrivo del nuovo saluta il percorso precedente. Come in tante storie calcistiche c’è spesso un inizio (anche rimandato come per la questione Tedesco 2 anni fa) e sempre una fine. Sartori incalzato dalle domande fa chiarezza sulla vicenda legata all’epilogo della gestione di Vincenzo Italiano. «Speravo restasse, personalmente, per proseguire sul nostro cammino e dare un seguito al nostro progetto, dopo due anni fatti molto bene. Il perché dell’addio? Pensava che un ciclo fosse finito e quando succede questo, anche se tu provi con insistenza a fargli cambiare idea, un tecnico va avanti su quella strada.  Quando abbiamo capito che sarebbe andato via? Ognuno ha le proprie sensazioni… Così come le avevo di Motta, diciamo che le ho avute per lui. Sapevamo che sarebbe potuto entrare in un effetto domino, ecco… Mi pare lo volesse pure il Benfica.»

E lei sta bene a Bologna?

«Qui mi sento felice, benissimo, mi sento apprezzato, sento l’affetto della gente, si può lavorare bene, ottima società, mi sento fortunato di poter lavorare in un ambiente cosìQuindi rinnoverà il contratto in scadenza nel 2027? «La risposta è nella risposta precedente.»

Invece Orsolini e Freuler rinnoveranno?

«Lui sa che è stimatissimo dalla società, dagli ultimi allenatori che ha avuto ed è stimato da chi arriverà. Il contratto con la nostra proposta ce l’ha nel suo cassetto, deve solo firmarlo. Se sono ottimista? Non so, dipende da lui: abbiamo fatto lo sforzo più grande che potevamo fare, con la speranza che lui possa diventare il Bulgarelli degli Anni 2000. Poi non so, magari lo vuole Italiano in Turchia…»

«Vediamo… Anche a Remo abbiamo fatto un’offerta, ci pensa e ci penserà, se decide di firmare saremo tutti contenti, anche Tedesco stesso. Lucumi credo che abbia deciso per un’esperienza diversa, poi se deciderà di stare qui anche lui saremo felici

Giovanni Sartori mette un punto anche sull’inizio e sulle speculazioni del calciomercato in entrata. Se ne parlerà all’inizio della prossima settimana, in sinergia con Tedesco che tornerà dai propri impegni.

Sul calciomercato

Messaggi o chiamate per il funambolico Rowe?
«Rowe non è sul mercato. Il telefonino è ‘off’. Non so se riusciremo a trattenere Castro e Rowe

Con le coppe, in passato, avete ceduto due ‘big’. Senza coppe quanti se ne andranno?
«Noi, come ha detto anche Fenucci, dobbiamo fare una squadra sostenibile e competitiva per provare a risalire in zona-Europa ma è anche normale che due cessioni vadano contemplate. Poi si vedrà.»

Tre anni fa, in tempi non sospetti, si sbilanciò sul futuro luminoso di Ndoye. Oggi per chi lo farebbe?
«Pensi che ero andato a vedere Calafiori e scoprimmo quanto era forte Ndoye. Sa chi volevo prendere? Diouf, quello dell’Inter, ma costava troppo. Tornando alla domanda: ne dico due, Antonio Raimondo, che piace anche al nuovo tecnico, ed Eivind Helland

Che voto dà alla stagione?

«Sette e mezzo, molto positiva anche se un po’ strana. Abbiamo fatto un’Europa League bellissima, perdendo solo con l’Aston Villa, la vincitrice; in campionato abbiamo pagato il giocare il giovedì, abbiamo vissuto una finale di Supercoppa, l’unico rimpianto è che in A abbiamo perduto troppi punti in casa. Sì, confermo il mio 7,5

 

 

 

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