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Badori, il racconto che porta a Bologna
Dalle strade di Teshie ai campi di Valles: il percorso del centrocampista ghanese classe 2008 è fatto di talento, sacrifici e occasioni colte al momento giusto.
Lontano dalle luci dei grandi stadi, tra le strade di Teshie e un pallone rincorso a piedi nudi, è cominciata la storia di Kwesi Sorotu Badori. Oggi il centrocampista ghanese, nato il 1° gennaio 2008 e impiegato principalmente davanti alla difesa, sta vivendo il ritiro di Valles con la prima squadra di Domenico Tedesco. Ogni allenamento rappresenta un’opportunità per crescere e accumulare esperienza, anche se il percorso più probabile sembra portarlo prima in Primavera. Una cosa, però, appare già evidente: nei suoi primi mesi in rossoblù ha lasciato intravedere qualità che fanno ben sperare per il futuro.
Kwesi Sorotu Badori, le origini di un sogno
La sua storia parte da Teshie, quartiere della capitale ghanese Accra, dove il calcio era molto più di un semplice passatempo. In una zona povera, affacciata sul mare, Badori trascorreva le giornate giocando con gli amici, spesso senza scarpe e con i mezzi che aveva a disposizione. Proprio uno di quei pomeriggi avrebbe cambiato tutto.
Come riportato da “Più Stadio“, a notarlo fu un collaboratore di Evans Adjei, l’agente che ancora oggi lo rappresenta. Bastarono pochi minuti per intuire il suo potenziale: forza fisica, buone qualità tecniche e una determinazione che non passava inosservata. Da lì arrivò il contatto con la famiglia, alla quale venne proposta la possibilità di far entrare Kwesi in un’Academy, dove avrebbe potuto imparare e crescere calcisticamente. I suoi genitori accettarono senza esitazioni e quel momento segnò l’inizio di un percorso destinato a cambiare la sua vita.
Le sue qualità emersero rapidamente, tanto da consentirgli il passaggio al Berekum Chelsea, società della massima serie ghanese con sede a Sunyani.
La crescita di Badori passa dal Ghana all’Europa
A soli 16 anni Badori riuscì subito a ritagliarsi un ruolo da titolare nella Premier League ghanese. Collezionò 30 presenze, realizzò un gol e ricevette cinque cartellini gialli, numeri che raccontano continuità e personalità.
Anche la stagione successiva iniziò con il Berekum Chelsea, ma le sue prestazioni iniziarono ad attirare l’interesse dall’Europa. Evans Adjei ricevette alcuni video dal collaboratore che lo aveva scoperto e decise di proporre il ragazzo a diversi club.
La prima società a muoversi concretamente fu il Copenaghen. Badori trascorse una settimana in Danimarca e il club presentò anche un’offerta considerata interessante. Sembrava il passo successivo della sua carriera. Ma il destino aveva in serbo un’altra strada.
La scelta rossoblù
Nel frattempo anche il Bologna aveva osservato le immagini del giovane centrocampista. A contattare Evans Adjei fu Gianmarco Specchia, responsabile scouting rossoblù, che dopo aver valutato gli aspetti morfologici, tecnici, atletici, tattici e attitudinali del giocatore diede il via libera per portarlo in Italia.
Quando il procuratore comunicò la notizia a Badori, il ragazzo faticò persino a crederci. La sua prima reazione fu di incredulità: davvero sarebbe andato al Bologna italiano?
L’operazione, però, rischiò di complicarsi. Non per la concorrenza, visto che sia il giocatore sia il suo entourage avevano ormai individuato nel Bologna la destinazione ideale, tanto da mettere in secondo piano l’offerta del Copenaghen e gli interessamenti di Atalanta, Fiorentina e Como. Per alcune ore la trattativa rimase bloccata perché il club rossoblù sembrava orientato a utilizzare lo slot da extracomunitario per un altro calciatore. Soltanto nell’ultimo giorno di mercato arrivò la decisione definitiva e il trasferimento poté essere completato.
Un futuro ancora tutto da scrivere
Secondo Evans Adjei, fin dal primo video osservato Badori gli ha ricordato un mix tra Diawara e Kessie. Più ancora delle qualità tecniche, però, a colpirlo è stata la tranquillità con cui affronta ogni situazione e la maturità dimostrata nonostante la giovane età.
Anche l’ambientamento è stato immediato. Se durante l’esperienza al Copenaghen aveva avuto qualche difficoltà ad adattarsi al cibo, in Italia si è trovato subito a proprio agio, anche sotto questo aspetto.
Dopo un finale di stagione da protagonista con l’Under 18 allenata da Luigi Della Rocca, una presenza con la Primavera e la chiamata al ritiro della prima squadra, il futuro è ancora tutto da costruire. Fino a dove potrà arrivare? È presto per dirlo. Quello che è certo è che il cammino di Kwesi Badori, iniziato tra le strade di Teshie, è già il racconto di un’occasione trasformata in realtà.
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