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Leonardo Colucci: «Italiano è coraggioso, in questo assomiglia a Motta» (Il Resto del Carlino)

L’ex giocatore rossoblù parla del nuovo mister Vincenzo Italiano, che conosce bene dai tempi di Verona

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Vincenzo Italiano raccontato da Leonardo Colucci, ripresa degli allenamenti (© Bologna FC 1909)
Vincenzo Italiano, nuovo mister rossoblù (© Bologna FC 1909)

In un’intervista a Il Resto del Carlino ha parlato Leonardo Colucci, ex centrocampista che ha vestito la maglia del Bologna per quattro anni (a cui se ne aggiungono altri quattro come allenatore del settore giovanile rossoblù). Nel corso della sua carriera come giocatore, Colucci ha inoltre trascorso sei stagioni al Verona al fianco del nuovo tecnico del Bologna Vincenzo Italiano. «Come giocatore, Italiano era un grande metronomo, dotato di un lancio fantastico: da settanta metri ti sapeva mettere la palla sui piedi. Per le qualità che aveva penso di poter dire che avrebbe potuto fare una carriera persino migliore» esordisce.

Le parole di Leonardo Colucci: «A Verona eravamo una coppia ben assortita, ci frequentavamo anche fuori»

Con soli cinque anni di differenza (Italiano è del ’77, Colucci del ’72), i due formavano una buona coppia a centrocampo. «A Verona resistevamo a tutti i cambi di allenatore. Eravamo ben assortiti ma soprattutto ci univa la capacità, e insieme la voglia, di leggere tutte le situazioni di gioco: si può dire che parlassimo lo stesso linguaggio. E non ne parlavamo solo al campo: frequentandoci anche fuori si finiva sempre a parlare di calcio e di tattica» racconta Colucci riguardo al rapporto con il tecnico siciliano.

Dopo aver giocato fianco a fianco per diversi anni, ora i due condividono anche la carriera di allenatore: Vincenzo è arrivato sotto le due torri dalla Fiorentina qualche settimana fa, mentre Leonardo viene da una stagione sulla panchina della Spal in Serie C. Alla domanda riguardante le spie che si devono accendere nella mente di un calciatore che vuole proseguire la carriera come allenatore, Colucci risponde: «La passione di stare sul campo, la voglia di alzare l’asticella, il fatto di cercare ogni giorno la soluzione giusta per migliorare la prestazione. In questo io e Vincenzo a Verona abbiamo avuto un grande maestro: Cesare Prandelli. Prandelli ti coinvolgeva, ti spiegava le cose: era un piacere lavorare con lui».

«L’eredità di Motta? Vincenzo gli assomiglia, ha lo stesso coraggio di giocarsi la partita»

Riguardo il passaggio di testimone da Thiago Motta a Italiano, poi, Colucci spiega: «Motta a Bologna ha fatto un percorso importante, insieme ai calciatori, ai dirigenti e alla proprietà. Al suo posto arriva un allenatore, Italiano, che assomiglia a Motta nel coraggio. Vincenzo ha il coraggio di giocarsi sempre la partita: di sicuro non ‘si fa giocare’ dalla partita. Ha il suo credo ma attenzione: non lo mette mai davanti alla squadra, ha l’intelligenza per modellare la sua idea di calcio sul materiale tecnico che il club gli metterà a disposizione. Chi dice che abbia perso tre finali mi fa arrabbiare: scusate, il percorso che ti porta a giocare una finale non è da mentalità vincente? Nel calcio esistono gli episodi, sono quelli ad orientare il giudizio. Calafiori e Zirkzee? Penso che Zirkzee andrà via, mentre mi piacerebbe che restasse Calafiori: ma l’importante è che nel Bologna restino giocatori motivati».

(Fonte: Il Resto del Carlino, Massimo Vitali)

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