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Ferguson è il rossoblù più utilizzato finora: ecco chi trova meno spazio e perché

Ferguson è il giocatore più utilizzato del Bologna, con sette partite disputate per intero. Alle sue spalle inseguono Heggem e Cambiaghi, mentre per diversi centrocampisti lo spazio si riduce con il nuovo assetto di Palladino.

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Lewis Ferguson durante Bologna-Inter 2025/26 (© Damiano Fiorentini)
Lewis Ferguson durante Bologna-Inter 2025/26 (© Damiano Fiorentini)

Lewis Ferguson è il punto fermo del Bologna. Nelle prime sette giornate di campionato, il centrocampista scozzese ha disputato tutte le partite dall’inizio alla fine, raggiungendo quota 690 minuti e conquistando il primato nella classifica dei rossoblù più impiegati.

Ferguson, la sicurezza del Bologna

È una riconferma della fiducia riposta in lui, nonostante il cambio di sistema tattico e un rendimento ancora alla ricerca della brillantezza che aveva mostrato sotto la guida di Thiago Motta.

Il carico di lavoro aumenta considerando anche gli impegni internazionali: con le quattro gare disputate da titolare e per intero con la Scozia in Nations League, Ferguson è già arrivato a undici presenze complete a metà ottobre. Un ruolo da protagonista che rispecchia la sua importanza, ma che richiede anche attenzione nella gestione delle energie.

Bologna, Heggem e Cambiaghi sul podio con Ferguson

Alle spalle dello scozzese si piazza Torbjørn Heggem, secondo con 551 minuti. La sua presenza in questa posizione sorprende alla luce di un avvio di stagione complicato, mentre sembra più prevedibile il terzo posto di Nicolò Cambiaghi, che ha accumulato 538 minuti.

La situazione cambia guardando alle ultime posizioni della graduatoria, dove compaiono diversi centrocampisti. Nikola Moro ha raccolto 135 minuti, seguito da El Azzouzi a quota 117, Mikel Amondarain con 114 e Marco Libra, fermo a 89. Numeri che a quanto pare evidenziano quanto lo spazio a disposizione di alcune alternative sia diventato limitato.

Palladino riduce gli spazi: il mercato può cambiare gli equilibri

Alla base di queste differenze c’è soprattutto il cambiamento tattico. Con Tedesco, il centrocampo prevedeva tre interpreti nell’undici titolare; il sistema adottato da Palladino ha invece ridotto a due i posti disponibili in mediana. Una modifica che pesa su una rosa con sei centrocampisti e alimenta una concorrenza sempre più serrata.

Per chi è finito ai margini delle rotazioni, trovare continuità diventa quindi complicato. Ecco perché, avvicinandosi alla finestra invernale di mercato, il Bologna potrebbe riflettere sulla composizione del reparto, valutando eventuali uscite per garantire maggiore spazio a chi finora ha giocato meno.

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