Bologna FC
Pall@dino – 45 minuti non bastano
La settima partita del campionato del Bologna è un’incompiuta: 45 minuti non possono bastare per avere ragione dell’Inter. E di una vittoria al Dall’Ara ce ne sarebbe bisogno, ma anche a questo giro…niente. E dire che la partenza era stata rassicurante e soddisfacente, pur avendo chiaro un punto: il Bologna di due anni fa non è questo Bologna. Partendo da questo assioma, con una condizione fisica tutta da decifrare (ma su cui si sta lavorando), il vantaggio di Pobega al decimo del primo tempo era un ottimo segnale. Tommaso, gran partita la sua, ruba palla a centrocampo a Bisseck, si invola verso Martinez, e, prima dell’intervento di Akanji, sfodera un fendente che si ferma nel sacco nerazzurro. Ciò che risulta estremamente positivo è che prima e dopo il gol il Bologna, nel primo tempo, ha continuato a costruire azioni da gol. Piccoli al pronti, partenza, via ha mancato di centimetri il gol de vantaggio. Subito dopo il gol, ancora Tommaso scheggia la traversa e Enem non inquadra la porta da posizione favorevole.
Poi quasi al 45′ arriva il pareggio, una doccia fredda, un super gol di Marcus Thuram. Da lì si spegne la luce. E questo non è accettabile.
45 minuti non bastano per vincere contro la capolista
Così Palladino:«Abbiamo fatto un grande primo tempo. La partita è stata interpretata nel modo giusto, con spirito di sacrificio e grande coraggio». Peccato il non aver capitalizzato le nitide occasioni dei primi 45 minuti, perchè, probabilmente, adesso parleremmo di tutta altra partita. Partita, per onestà intellettuale, che nel secondo tempo non c’è stata, o, almeno, i rossoblù pareva non essere scesi in campo. La difesa è andata in affanno col passare dei minuti, Pobega è andato in riserva (ma il premio MVP è suo), e la davanti Enem ha vagato per il campo, ma senza portare effettivi problemi a Martinez. La lista potrebbe continuare, ma credeteci, al momento, è inutile. Perchè Palladino ha visto il disastroso secondo tempo dei suoi e ha fatto le sue valutazioni, partendo da se stesso. «Io sono qui per migliorare la squadra e singoli. Il miglioramento del singolo è fonamentale, perchè poi migliora tutta la squadra». Lapalissiano ma vero: così come dei 31mila sugli spalti, la componente a maggioranza rossoblù si è accorta che molti singoli sono indietro di condizione. E molti (eufemismo, per non dire tutti) di loro hanno ancora in mente la squadra che due anni fa era in Champions e l’anno scorso vinceva la Coppa Italia. Da qui la rabbia per quello che poteva essere e non è stato: salvaguardare quella squadra, premettendola ad un bilancio florido. Respiro profondo di rammarico e andiamo avanti: venerdì siamo di scena a Cagliari e quella partita non si può più sbagliare.
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