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Riccardo Calafiori, innovazione e qualità. Il racconto della sua stagione

La stagione di Calafiori è stata sensazionale per qualità espressa, ma soprattutto per quanto concerne la sicurezza mostrata nel ruolo di difensore centrale.

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Riccardo Calafiori
Riccardo Calafiori (© Damiano Fiorentini)

Dare solamente il merito ai singoli per la straordinaria cavalcata che ha portato il Bologna in Champions League è un esercizio futile e tedioso perché la forza di questa squadra è stata dettata proprio dalla grande versatilità di un gruppo coeso e guidato magistralmente da un condottiero in panchina. Discorso diverso, però, per la capacità di alcuni giocatori di esaltarsi in questa esperienza. Principe di questo processo è stato senza dubbio Riccardo Calafiori.

Le prime giornate

Ad oggi fa sorridere pensare alla conferenza stampa di Thiago Motta post Bologna – Milan, prima giornata di campionato: 

«Non siamo riusciti a iniziare il campionato con la squadra finita, non è stato così ma ora dobbiamo pensare al campionato».

Effettivamente la squadra non era pronta. Anche perché mancava proprio Calafiori che firmerà il 30 agosto. Tutti gli addetti ai lavori identificano l’ex giocatore di Roma e Basilea come un’alternativa a Kristiansen sulla fascia sinistra, ma Motta la pensa diversamente. Ce lo spiega lo stesso Calafiori in un’intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio lo scorso 6 maggio:

«Il passaggio da terzino a difensore centrale è avvenuto per necessità, però dal primo giorno a Bologna ho parlato con Thiago Motta e lui mi ha subito detto che mi vedeva anche al centro della difesa. Io gli ho detto che lo avevo fatto già in passato, però in una difesa a 3. Lui mi ha rassicurato, dicendo che cambiava poco tra difesa a 3 e a 4. Io mi sono fidato». 

Ed eccola qui la parola chiave: fiducia. Il giocatore si mette completamente nelle, sapienti, mani del suo allenatore che lo rende uno dei difensori centrali migliori del campionato. L’esordio arriva al Bentegodi di Verona, appena dieci minuti da terzino, ma il vero ingresso nei meccanismi della squadra è al Dall’Ara contro il Napoli campione d’Italia. Calafiori gioca venticinque minuti solidi, sporcati dall’episodio fortuito che causa il rigore, poi sbagliato da Osimhen. Ma Motta in lui vede qualcosa e, infatti, la settimana dopo lo lancia titolare contro il Monza. Sembra una mossa dedita a tamponare l’emergenza, ma in realtà è l’intuizione da cui parte il campionato magico del Bologna. Da lì in avanti, infatti, il classe 2002 mette in fila diciassette presenze da titolare, tutte da difensore centrale. E la sua moderna interpretazione del ruolo è sotto gli occhi di tutti.

Le prestazioni di livello in questa stagione di Calafiori

La stagione di Calafiori è straordinaria anche per il grado di continuità. Anche per cementare l’umore del gruppo, abbiamo visto come Motta abbia spesso optato per una rotazione in tutti i ruoli. Anche in difesa, infatti, non è mai stata dichiarata una evidente gerarchia. Calafiori stesso, dopo le diciassette presenze da titolare, gioca con un po’ meno continuità, restando comunque quasi imprescindibile nello scacchiere di Thiago Motta. A certificazione di ciò, delle successive sei presenze da titolare, il classe 2002 ne completa cinque. Non fa eccezione l’ultima, splendida, prestazione contro il Napoli che ha di fatto consegnato la Champions League al Bologna. Calafiori entra nelle azioni di entrambi le reti. Sarebbe semplice celebrare l’assist che porta al gol di Posch, ma in quello c’è poco del Calafiori di questa stagione. In quel colpo di testa a liberare l’austriaco c’è tanta esuberanza fisica, la voglia di andare più in alto di tutti e l’abilità di muoversi in mischia: doti senza dubbio degne di nota, ma che non abbiamo scoperto in questa stagione. Le caratteristiche che appaiono evidenti nel primo di gol, invece, sono la personalità e la fiducia con cui gioca.

Calafiori porta palla e spetta a lui, come spesso accade, impostare l’attenzione. È decentrato sulla sinistra e, di fatto, è l’ultimo uomo. Anguissa e Politano lo attaccano con tenacia, ma il numero 33 sposta di fisico il piccolo attaccante napoletano e imbuca, leggendo bene il movimento del compagno, per Zirkzee che viene incontro. Da lì poi Urbanski accelera la trama e arriverà il gol di Ndoye.

Di fatto Calafiori si prende un rischio, ma è calcolato. Ciò che emerge è la consapevolezza nei propri mezzi. Imposta senza paura, non si rifugia in un comodo retropassaggio, ma tiene la testa alta, osserva ciò che accade e attacca lo spazio.

L’interpretazione del ruolo

Sempre nell’intervista a Cronache, Calafiori ci spiega come il modello nel ruolo a cui si ispira sia John Stones del Manchester City. Senza voler fare paragoni senza dubbio prematuri ed eccessivi, le richieste che Pep Guardiola faceva al suo centrale non sono troppo dissimili da quelle che Motta fa al suo giocatore. Una capacità di vedere oltre che l’allenatore spagnolo aveva dimostrato nel lontano 2017 quando aveva dichiarato in conferenza stampa:

«John Stones has more personality than all of us together in this room. More balls than anyone here, guys!». 

Quella personalità che straripa nella finale di Champions League contro l’Inter in cui mette in campo una prestazione sensazionale, peraltro nel ruolo di centrocampista.

Ecco come emerge l’importanza della personalità come dote. Calafiori sta provando a ricalcare la parabola del giocatore inglese, ma facendola sua. La strada è ancora lunga, ma l’abbrivio è quello. Interpretando la posizione in maniera propositiva e andando ad occupare zone di campo che non sempre competerbbero, in teoria, ad un difensore centrale. Le linee di corsa che Calafiori percorre in fase di possesso palla sono atipiche, ma molto efficaci. Questa sua evoluzione lo potrebbe portare ad occupare anche la posizione di centrocampista. E quest’anno l’abbiamo visto in queste vesti con la maglia dell’Italia Under 21 contro la Turchia lo scorso 26 marzo. Pericoloso due volte da palla inattiva, lo troviamo spesso ad inserirsi anche sulla destra come in occasione dell’occasione mancata da Fabbian, caso nel quale s’inserisce in uno spazio lasciato libero per andare a mettere a rimorchio, con il destro, per il compagno.

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