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Tedesco e l’IA: «Per me rimane fondamentale l’intelligenza umana: affidarsi solo all’IA è rischioso»

Domenico Tedesco userà l’intelligenza artificiale: non è l’unica novità dell’avveniristico neo allenatore del Bologna

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Domenico Tedesco alla conferenza di presentazione (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)
Domenico Tedesco alla conferenza di presentazione (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)

Il neo allenatore rossoblù Domenico Tedesco sbarca a Casteldebole e porta con sé l’intelligenza artificiale. Fatte le dovute precisazioni, il giovane tecnico nato a Rossano (provincia di Cosenza), è figlio di quella nouvelle vague di allenatori tedeschi che senza esperienze calcistiche di rilievo sul piano internazionale, sono riusciti a conquistare con pieno merito le panchine più allettanti d’Europa. Tedesco fa parte di questa generazione d’oro.

In seguito all’esperienza maturata nelle giovanili dello Stoccarda e dell’Hoffenheim, Tedesco ha preso le redini della panchina dell’Erzgebirge Aue, dello Schalke 04, Spartak Mosca, Lipsia, nazionale belga, Fenerbahçe e infine, Bologna, ad appena 40 anni.

Tedesco implementa da subito delle novità

L’approccio analitico dell’allenatore è figlio di quella cultura progressista interna al mondo del calcio tedesco. Ne ha parlato ieri in conferenza stampa: i dati generati dall’intelligenza artificiale sono importanti solo se contestualizzati in seguito alla visione dei video. L’analisi del singolo o dell’intera partita non può prescindere dalla sessione di contenuto visivo, dove i problemi e le migliorie possono trovare uno sbocco.

«Utilizziamo l’intelligenza artificiale in alcuni frangenti. Con l’IA puoi facilitare qualcosa. Oramai è dappertutto e coinvolge il lavoro quotidiano.» Queste le parole dell’allenatore. Anche Mikel Arteta, fresco campione d’Inghilterra con l’Arsenal, ha ammesso di usare l’intelligenza artificiale per analizzare le partite e gli obiettivi di mercato.

Tedesco ha insistito sull’argomento, ribattendo alle domande della sala stampa gremita. «Per me rimane comunque fondamentale l’intelligenza umana: affidarsi solo all’IA è rischioso. Nel tempo ho imparato ad ascoltare tanto e a dare fiducia a chi ti circonda per diffondere armonia anche tra chi ti supporta nel lavoro quotidiano. Bisogna prendere le decisioni in maniera corale, sono cose che ho imparato nelle mie esperienze precedenti.»

Ad affiancare il mister ci sarà anche suo fratello Umberto, come riporta Gianluca Sepe nell’edizione odierna del Resto del Carlino, il quale ricopre il ruolo di match analyst e ha accompagnato Tedesco al Lipsia, con la nazionale belga e nell’ultima esperienza ad Istanbul con il Fenerbahçe.

Uno dei molti passaggi chiave del nuovo allenatore del Bologna è quello che riguarda i calciatori e i loro ruoli in campo. Una visione forte e prorompente rispetto alla tradizione italiana. «Un conto è vedere un giocatore o un gruppo di giocatori in televisione e un altro conoscerli in campo, su carattere e preferenze. Non è ‘Fifa’ (il videogioco) o la Playstation, hai a che fare con un essere umano che ha idee e sentimenti; dunque prima di prendere una decisione bisogna sempre capire la sua identità e se accetta o meno.»

 

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