Bologna FC
Tedesco: il modulo cambierà, ma senza dogmatismi
Tedesco è pronto ad immergersi nel mondo rossoblù: le tattiche, i moduli e la caparbietà del neo allenatore del Bologna
C’è attesa per l’arrivo in città del nuovo allenatore del Bologna, Domenico Tedesco. Con sé il tecnico ex Fenerbahçe, porterà indicazioni e suggestioni non dissimili dai canovacci tattici utilizzati da Italiano e Motta. Le varie esperienze del giovane allenatore provano la sua natura varia e flessibile. Un calcio moderno e di proposta, al rifugio dai dogmatismi.
La prima novità è quella del modulo. Nel calcio di oggi e in quello che si va via via delineando, non esiste uno schema fisso. Questo Tedesco lo sa bene: allo Schalke 04 utilizzò indistintamente la difesa a tre o a quattro, allenando la squadra a ritmi e calibrature differenti (spazio, intervento, tempismi). Con lo Spartak Mosca e con il Lipsia, come scrive Marco Vigarani nell’edizione odierna del Corriere di Bologna, ha preferito concentrarsi sul 3-4-1-2, mentre ad Istanbul ha optato per un 4-2-3-1.
Tedesco, un allenatore giovane con idee giovani
Detto ciò, Tedesco non ha mai sviluppato unicamente un modulo, corazzandosi su di esso. Ha insistito sulla mutevolezza del suo gioco e delle sue tattiche. Con il Fenerbahçe, ad esempio, anche se per le caratteristiche della squadra preferiva utilizzare il 4-2-3-1, ha cambiato in alcune partite il suo assetto, così come all’interno delle stesse, a seconda del momento e del bisogno.
Tedesco segue con attenzione, come faceva Italiano, la gestione del pressing. Per il neo allenatore del Bologna però, la differenza consiste nell’architettare un pressing meno asfissiante e, soprattutto, più prudente. Un’altra similitudine: Tedesco ruota spesso i titolari. Nell’ultima esperienza turca, ha utilizzato 34 giocatori diversi in 45 gare.
Per Tedesco, la caparbietà e l’intraprendenza sono doti mai venute meno. L’allenatore classe 1985 predilige giocatori sugli esterni che sappiano abbinare le due fasi con la stessa qualità; a centrocampo ama giocatori di carattere e personalità, che sappiano verticalizzare e capire i momenti della partita. È uno dei pochi ad eludere la scomparsa dei trequartisti, facendoli giocare e svariare a seconda delle situazioni.
In sintesi, il gioco di Domenico Tedesco non segue maniacalmente un copione precedentemente scritto. Lo sviluppo dal basso, così come quello sulle fasce laterali, non sarà l’unico mantra della stagione. Attaccare per vie centrali e, in generale, non dare punti di riferimento agli avversari, saranno consigli continui dati alla squadra. Il resto lo spiegherà lo stesso allenatore tra pochi giorni.
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