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L’ex rossoblù Diego Pérez: «In famiglia siamo tutti tifosi del Bologna, ci siamo adattati per vedere i match alle dieci di mattina»

Tornato in Italia per il 50° compleanno di Di Vaio, “El Ruso” ha raccontato al “Corriere” il suo legame con Bologna: «È sempre nei miei pensieri, la vittoria della Coppa Italia è stata un’emozione incredibile»

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Diego Perez (© 1000 Cuori Rossoblù)
Diego Perez (© 1000 Cuori Rossoblù)

Nell’estate del 2010, dopo l’amaro diciassettesimo posto conquistato nella stagione precedente, il Bologna era alla ricerca di un punto fermo per rinforzare il proprio centrocampo e fu così che, l’ultimissimo giorno di mercato, arrivò sotto le Due Torri un giocatore dallo sguardo serio e dall’animo combattivo: Diego Fernando Pérez.

“El Ruso”, così come lo chiamano ancora sotto i portici, ha vestito la maglia del Bologna per cinque stagioni e si è distinto per spirito di sacrificio e personalità, entrando fin da subito nel cuore dei tifosi rossoblù. A distanza di anni, il legame tra Diego Pérez e Bologna è rimasto fortissimo, così come quello con il suo ex compagno di squadra Marco Di Vaio.

Proprio il direttore sportivo rossoblù ha invitato Pérez in Italia per festeggiare il suo 50° compleanno e, a margine dei festeggiamenti, l’ex giocatore uruguaiano ha rilasciato un’intervista alla giornalista Maria Vittoria Melchioni del Corriere di Bologna.

Pérez: «A casa parliamo ancora italiano»

Tornato a vivere in Uruguay, il primo pensiero va proprio all’Italia e a ciò che gli manca di più. «Il senso di convivialità che avete. Non che in Uruguay non sia così, ma qui è più forte. E poi mi manca il rito dell’aperitivo, il vostro cibo fantastico e senza dubbio le persone che ho incontrato qui».

Un legame che ha coinvolto tutta la famiglia. «I miei figli Santiago e Paulina sono cresciuti “italiani”. Santi è il più italiano di tutti: ha un ottimo gusto per gli abiti, per i profumi, ha preso tutto il vostro stile. Pauli sente tanto la mancanza del suo team di pattinaggio: ora insegna ai bambini ricordando sempre le sue insegnanti di Bologna. Pensi che a casa, qualche volta, parliamo ancora in italiano per non dimenticarlo».

La decisione non facile di lasciare l’Italia

Dopo quasi due decenni trascorsi lontano dal proprio Paese, però, è arrivato il momento di tornare a casa. Una scelta difficile, maturata anche per motivi familiari. «L’Uruguay è pur sempre casa nostra. Io e mia moglie Lorena abbiamo vissuto 18 anni lontani dalla nostra terra e quando, purtroppo, nel 2021 ho perso mia mamma, mio padre e mio fratello erano rimasti soli. Così abbiamo preso la sofferta decisione di tornare».

Il ritorno in Uruguay e la carriera da allenatore nei settori giovanili

Terminata la carriera da calciatore, Pérez ha scelto di dedicarsi alla crescita dei giovani, tornando proprio nel club dove aveva iniziato a giocare. «Lavoro dove giocavo da ragazzo. Faccio parte dello staff tecnico federale e alleno l’Under 20. Nel 2023 siamo diventati campioni del mondo di categoria e oggi continuo il mio percorso in vista delle prossime importanti competizioni che ci aspettano a gennaio».

Un ruolo che sente profondamente suo, anche grazie all’esperienza maturata nel settore giovanile del Bologna. «È bello vedere i ragazzi crescere sia tatticamente sia come persone. Mi sento nel posto giusto. Cerco di trasmettere loro valori prima ancora della tecnica e di insegnare come gestire le emozioni che si provano in campo, facendo capire cosa significhi indossare la nostra maglia, la “camiseta de la Celeste”».

Perez: «Bologna sempre nei miei pensieri, la vittoria della Coppa Italia è stata un’emozione incredibile»

Infine, inevitabile il ritorno ai colori rossoblù. Da Montevideo, Diego Pérez continua a seguire il Bologna con la stessa passione di un tempo. «Sono il suo primo tifoso all’estero, anzi lo siamo, perché tutta la famiglia guarda le partite dei rossoblù e Santiago è tifosissimo. Certo, dobbiamo adattarci e vedere le gare alle dieci del mattino, ma vedere il capitano Lorenzo De Silvestri sollevare la Coppa Italia nel cielo di Roma è stata un’emozione incredibile».

Parole che sfociano in una vera e propria dichiarazione d’amore verso la città che lo ha accolto per dodici anni. «Bologna ci manca tantissimo. Ci siamo stati dodici anni e ci ha fatto crescere dal punto di vista culturale. Voi avete nel vostro modo di vivere alcune attenzioni e alcuni modi così gradevoli che date per scontati, ma che agli occhi di uno straniero sono molto evidenti. Tutto questo ci manca tanto. Anche se siamo dall’altra parte del mondo, Bologna è sempre nei nostri pensieri».

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