CalcioMondiali di calcio FIFA 2026
A proposito del Mondiale – L’inaugurazione del torneo, gli scontri fuori dallo stadio Azteca e le controversie aeroportuali
Ieri sera nella cornice monumentale dello stadio Azteca di Città del Messico è andata in scena l’inaugurazione del Mondiale 2026. Il Messico, padrone di casa, e nazione organizzatrice del torneo – assieme a Canada e Stati Uniti d’America – ha battuto per due reti a zero il Sudafrica. Dal frastuono assordante all’interno dello stadio, agli scontri fuori dall’impianto il passo è stato breve e ignorato. Le lenti delle telecamere sono state puntate esclusivamente sulle esibizioni; tra gli ospiti di spicco Shakira, Bocelli e Salma Hayek in compagnia di Gianni Infantino.
Alla baraonda modaiola e festeggiante di Città del Messico, al momento dell’inaugurazione della ventitreesima edizione, facevano da contraltare gli scontri esterni all’Azteca. Parenti dei desaparecidos e collettivi di studentesse, studenti e insegnanti hanno infiammato l’atmosfera anche all’esterno: la violenza tra manifestanti e la polizia ha prodotto una guerriglia urbana. Mentre gli occhi del mondo si posavano sulla cerimonia inaugurale, fuori si protestava ancora una volta per l’organizzazione del Mondiale 2026. Chiedevano giustizia per i desaparecidos, accusando il governo e la pratica di sportswashing subita. I desaparecidos in Messico sono attualmente 135.000; 72.000 cadaveri attendono di essere identificati; nello stato centrale del continente americano spariscono, in media, 30 persone al giorno.
Mondiale 2026: le voci di dissenso
Vi stiamo raccontando passo dopo passo le contraddizioni presenti in quest’edizione dei Mondiali. Non mancano le voci dei protagonisti e i fatti che li riguardano. Come all’atterraggio della delegazione uzbeka, o di quella senegalese. Controlli rigidi tra metal detector, cani antidroga e perquisizioni. Il commissario tecnico dell’Uzbekistan, Fabio Cannavaro, ha elogiato l’organizzazione statunitense (in sinergia con la FIFA) definendola «perfetta». L’ex capitano dell’ultimo Mondiale vinto dall’Italia ha difeso anche le voci critiche che si erano levate sui controlli, di cui è stato ignaro vittima e protagonista: «Sono stati controlli di routine, normali. Quando le Nazionali del Mondiale viaggiano, non passano dal terminal dell’aeroporto come i viaggiatori comuni. I controlli noi li facciamo direttamente in pista: è la prassi.»
Va specificato, per dovere di cronaca, che non tutte le nazionali hanno subito lo stesso trattamento. Solamente l’Uzbekistan ed il Senegal sono state sottoposte a queste severe misure, mentre anche la delegazione irachena è stata soggetta ad interrogatori di lunga durata.
Non si sono placate le polemiche attorno alla figura dell’arbitro somalo Omar Artan, respinto all’ingresso degli Stati Uniti d’America. Se ne è parlato in tutto il mondo. In seguito alla pubblicità estremamente poco convenevole, la Uefa ha stabilito che Artan dirigerà la finale di Supercoppa UEFA tra Paris Saint Germain e Aston Villa. Il premier canadese della Columbia Britannica, David Eby, ha dichiarato di voler ospitare l’arbitro e farlo dirigere le partite in programma a Vancouver. Un appello che resterà lettera morta, dal momento che tutti gli arbitri dovranno necessariamente stabilirsi a Miami (sede del raduno dei 52 arbitri e 88 assistenti di gara) affinché venga garantita loro preparazione, addestramento e sicurezza.
La rete diplomatica e le proteste
Le altre voci fuori dal coro riguardano la Costa d’Avorio e l’Iran. Il paese africano, attraverso il presidente del comitato nazionale dei tifosi ivoriani (CNSE), Julien Kouadio Adonis, ha denunciato le restrizioni che gli Stati Uniti avrebbero imposto ai tifosi ivoriani, impedendogli di raggiungere il Paese. Adonis non ha chiarito le motivazioni che hanno portato a questo. «I tifosi hanno rinunciato a viaggiare perché il governo americano non vuole tifosi provenienti da alcuni paesi, tra cui la Costa d’Avorio, sul proprio territorio. Gli Stati Uniti sono stati chiari con noi, dicendo che non vogliono vedere i nostri tifosi.»
Mentre continuano le tensioni e le bombe dall’altra parte del pianeta, l’Iran ha raggiunto il suo quartier generale situato a Tijuana, in Messico (precedentemente allo scoppio del conflitto con gli Stati Uniti, il Team Melli – così viene chiamata la nazionale maschile di calcio in patria – avrebbe dovuto stabilirsi in Arizona, a Tucson). La FIFA ha revocato i biglietti a prezzi calmierati destinati ai tifosi dell’Iran (l’8% di ogni singola partita per i tifosi di ognuna delle 48 nazionali partecipanti): dal canto suo la FIFA ha risposto di non esser stata autorizzata a vendere i biglietti all’Iran, in quanto Paese soggetto alle sanzioni statunitensi.
Infantino: la risposta
Incalzato dalle domande del giornalista della BBC, Dan Roan, Gianni Infantino ha invitato tutti a mantenere la calma e a rilassarsi. Il giornalista inglese aveva elencato una lunga sequela di episodi negativi (tra cui i visti negati, la situazione della nazionale iraniana, i biglietti carissimi e revocati) chiudendo l’arringa con «ti senti in imbarazzo per ciò che sta accadendo attorno a questo Mondiale? Avete perso il controllo della situazione?»
Infantino ha reagito dispiacendosi per la situazione dell’arbitro Omar Artan, così come delle problematiche emerse a pochi giorni dall’inizio della competizione planetaria, ma ha anche dichiarato che «in questo mondo aggressivo, la sicurezza viene prima di tutto. Vanno rispettate le decisioni che provengono dai singoli governi nazionali.»
Eppure, il New York Times ha smentito il presidente della FIFA, reo di essersi contraddetto rispetto al passato nelle risposte fornite al giornalista Dan Roan. Secondo il giornale newyorchese, Infantino avrebbe minimizzato il suo ruolo nell’organizzazione del Mondiale. In passato, il dirigente sportivo svizzero, aveva assicurato che non ci sarebbero stati problemi nell’accedere agli Stati Uniti d’America. Un’altra chiave di lettura potrebbe consistere nell’amicizia che lega Infantino a Donald Trump: vicinanza rinsaldatasi enormemente dopo la creazione e l’assegnazione del premio ‘FIFA Peace Prize’ al tycoon e presidente degli Stati Uniti. Alla polemica sui prezzi dei biglietti ha risposto incolpando i siti che ne applicano la rivendita.
Insomma, le incertezze e le ombre non mancano, in quello che è definito a pieni polmoni ‘il miglior Mondiale di sempre’. Tuttavia, le incomprensioni svelate e le luci della ribalta stanno progressivamente oscurando ciò che interessa alla superficie. Il dibattito pubblico si sposterà sul calcio giocato e sulle vetrine dei più famosi, dimenticandosi del perché si gioca questa manifestazione. Di cosa rappresenta questo torneo. Di cosa significa partecipare al Mondiale.
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