CalcioMondiali di calcio FIFA 2026
A proposito di Mondiale – Restrizioni, divieti di accesso e sgomento internazionale per ciò che sta accadendo negli Stati Uniti d’America
Le storie che stanno emergendo in queste settimane svelano concreti dubbi sull’organizzazione del Mondiale; l’arbitro fermato ed escluso, la nazionale iraniana con una concessione di tempo, i giocatori e le intere delegazioni fermate e interrogate
Ha dell’incredibile la vicenda occorsa all’arbitro somalo Omar Artan: al suo arrivo all’aeroporto di Miami gli è stato respinto l’ingresso negli Stati Uniti d’America. Artan è stato premiato dalla CAF nel 2025 come miglior arbitro africano. L’arbitro era riuscito ad ottenere il visto, ma non è bastato a superare i controlli di frontiera e a ed entrare nel paese ospitante, per dirigere le partite del Mondiale 2026.
È arrivata nella giornata di ieri la protesta del governo somalo, mentre lo stesso paese africano risulta essere soggetto alle restrizioni ai viaggi introdotte dall’amministrazione Trump. Nonostante le difficoltà politiche e relazionali tra i due Stati, Artan era riuscito ad ottenere un passaporto diplomatico tramite l’ambasciata somala di Nairobi (capitale del Kenya). Tuttavia, i documenti non sono stati ritenuti sufficienti dalle autorità preposte al controllo e all’arbitro è stato impedito l’accesso negli U.S.A., respingendolo di fatto.
Il fatto più sconcertante è raccontato dal più autorevole quotidiano sportivo francese, L’Équipe. L’indiscrezione è arrivata nelle prime ore di stamane: la FIFA ha stabilito che l’arbitro Omar Artan non parteciperà al Mondiale 2026. Con un comunicato destinato all’agenzia di stampa AFP, la FIFA ha di fatto confermato la decisione degli U.S.A. allineandosi alle restrizioni del governo, discostandosi dalla precedente scelta dell’organo, che aveva eletto Artan nella squadra dei fischietti che avrebbe dovuto dirigere le partite.
Il comunicato
«La FIFA conferma che l’arbitro Omar Abdulkadir Artan non potrà allenarsi né arbitrare ai Mondiali del 2026, dopo che gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti. La FIFA non interviene nelle procedure di immigrazione del Paese ospitante, compresa la concessione dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non subirà modifiche al momento.»
La macchina diplomatica somala non è dello stesso avviso. Non è ancoro chiaro il motivo dell’espulsione. Secondo Ciise Aden Abshir, consigliere senior del Ministero della Gioventù e dello Sport somalo, Artan aveva un visto valido. La tensione tra le due nazioni è deflagrata all’inizio dello scorso dicembre. In una conferenza stampa, Donald Trump definì la Somalia «un Paese marcio».
A proposito di Mondiale – le altre situazioni
Non poteva non figurare anche la nazionale iraniana all’interno di questo calderone dal gusto poco sportivo. Nella giornata di domenica è arrivata la notizia che la nazionale persiana avrà 24 ore di concessione su suolo statunitense. Il che vuol dire che l’Iran (giocherà le tre gare del girone negli U.S.A.) dovrà rientrare al termine delle stesse in Messico. Alloggeranno a Tijuana, mentre il piano iniziale prevedeva Tucson (Arizona). Gli iraniani si alleneranno e dormiranno lì. Raggiungeranno le sedi delle tre partite solamente nei giorni dell’evento e ripartiranno a poche ore dal termine.
Non è andata meglio al capitano e uomo simbolo dell’Iraq, Aymen Hussein. La nazionale irachena è atterrata a Chicago e Hussein è stato fermato e interrogato per 7 ore. Dopodiché ha raggiunto nel ritiro i propri compagni. Non ha fatto lo stesso percorso il fotografo ufficiale dell’Iraq, Talal Salah, fermato e interrogato 12 ore presso l’aeroporto. Al termine dell’interrogatorio non gli è stato rilasciato il visto per proseguire la sua avventura negli Stati Uniti ed è stato rimandato in Iraq.
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