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Calcio

La tragedia di Adam e Jahwar – 21 Apr

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La situazione israelo-palestinese, è una situazione estremamente complessa e problematica, in cui non vogliamo entrare a livello di discorsi politici o affini, ma ci sono storie, che non possono e non devono passare sotto silenzio e che chiunque ami il calcio (ma non solo) dovrebbe sapere, per dare quanto meno un appoggio morale a coloro i quali vivono situazioni di grave disagio, per non dire di drammatica disperazione.

La nazionale Palestinese, è una di quelle nazionali senza nazione, che però è riconosciuta dalla FIFA e gioca nell’AFC, la confederazione asiatica della FIFA. Dal 2008 gioca su suolo “Palestinese” ed i giocatori giocano e si allenano, facendo avanti ed indietro dai numerosi check-point che delimitano gli accessi di passaggio tra i confini dei territori a gestione palestinese e quelli israeliani. I disagi ed i problemi di questa situazione, sono molteplici anche per chi gioca a calcio, ovviamente.

Succede così che il 31 gennaio 2013, in un check-point vicino ad Al-Ram (Cisgiordania), i militari israeliani di guardia al passaggio hanno sparato a due delle migliori promesse del calcio palestinese: Adam Abd al-Raouf Halabiya (17 anni) e Jawhar Nasser (19 anni), che da quel giorno, hanno dovuto dire addio alle loro speranze di diventare calciatori professionisti (ed addirittura di camminare senza problemi), viste le ferite invalidanti che hanno riportato in questa sparatoria.

I due giovani calciatori, di rientro da un allenamento al campo Faisal Al-Husseini della città di Al-Ram (dove dal 2008 gioca la nazionale palestinese), hanno dichiarato di aver subito l’aggressione armata dei militari senza neppure essere avvertiti che questi avrebbero aperto il fuoco. E che una volta a terra, i militari li abbiano picchiati e fatti aggredire anche dai loro cani. D’altra parte, i militari che hanno sparato hanno affermato che i due stavano assaltando il check-point. Uno dei portavoce della polizia di frontiera, ha poi aggiunto che i due passavano davanti al check-point a breve distanza da un lancio di bombe da parte di qualche gruppo terroristico, rincarando poi la dose contro la Nazionale Palestinese, che sarebbe rea di utilizzare i calciatori per spostare armi che poi finiscono ai terroristi.

Solitamente la verità sta nel mezzo, quindi possiamo pensare che tutto sia successo per uno sfortunatissimo caso, ovvero che i due ragazzi non fossero terroristi ma che, arrivando subito dopo un attacco alla postazione, siano stati attaccati perché scambiati per terroristi. Tralasciamo il fatto che siano o meno corrieri, perché comunque se qualcuno di non armato e pericoloso viene fermato a ragion veduta, potrebbe essere arrestato senza bisogno di sparargli addosso, e ragioniamo un secondo solo pensando che davvero sia stata una fatalità. Qualcuno aggredisce il check-point, i militari al confine (che spesso sono giovani) vedono poco dopo arrivare qualcuno e sparano pensando che siano nuovamente dei terroristi.

Siamo in uno stato che si ritiene costantemente in guerra, potrebbe succedere. E’ credibile. Quello un po’ meno credibile è la casualità delle ferite ai piedi… Adam è stato colpito da due pallottole: una al piede destro ed una al piede sinistro. Jawhar invece, è stato raggiunto da 11 colpi: sei ad un piede e cinque all’altro. Possibile che nella casualità di un conflitto a fuoco possa succedere qualcosa di simile? Gli israeliani evidentemente sostengono di si, mentre la federazione palestinese, memore anche del fatto che non sono i primi giocatori a finire nel mirino dell’esercito israeliano, la pensa diversamente. Forte del fatto che alcuni calciatori della nazionale palestinese sono in galera da anni, senza capi d’accusa e senza subire processi, dopo  essersi incontrata con Blatter il 14 marzo, tramite il proprio presidente Al-Rajoub, sta preparando una mozione da presentare il prossimo giugno al Congresso della FIFA che precede i Mondiali di Brasile 2014, con cui chiederanno l’estromissione dalla FIFA della nazionale israeliana.

Hanno già annunciato di sottoscrivere questa mozione una serie di federazioni mediorientali e del nord africa. Difficile pensare che però altri si uniranno a loro, visto che il nostro calcio europeo non si è speso neppure per un precedente caso in cui il giocatore palestinese Sarsak venne incarcerato “preventivamente” (in Israele i palestinesi anche solo sospettati di essere vicini a certi movimenti, possono essere incarcerati “preventivamente”) e detenuto e torturato per anni, e liberato solo dopo uno sciopero della fame che lo aveva portato vicino alla morte, e che ne ha compromesso per sempre alcuni organi. Per Sarsak si mobilitarono personalità del calcio mondiale tra cui Blatter e Cantona… ma le federazioni europee non dissero nulla, così come non diranno nulla, probabilmente, questa volta.

Come siano andate davvero le cose non lo sapremo probabilmente mai, ed ognuno purtroppo continuerà nel professarsi sempre e comunque innocente. Non è nostro compito né nostra volontà dare giudizi, ma solo riportare una storia: infatti, quello che resta al netto di tutto, sono due giovani che sognavano di diventare calciatori e che avevano probabilmente i numeri per farlo, ma che sono dovuti rimanere mesi in ospedale (ad Amman in Giordania) e che non solo non riusciranno mai più a giocare a calcio, ma che forse avranno addirittura difficoltà a camminare.

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