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Racconti Rari – Rimettersi in gioco: Martina Allotta, quando non è tardi per ricominciare

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Ph: Paolo Tassoni
Martina Allotta (©Paolo Tassoni)

Racconti Rari – Certi amori fanno giri immensi, poi ritornano. Può essere proprio il caso di Martina Allotta, ventiseienne trapanese che, nell’ultima stagione, ha difeso la porta di serie A1 della Rari Nantes Bologna insieme ad Olimpia Sesena. Non la più banale delle storie, dato che la siciliana proveniva da un periodo di stop, dovuto ai fitti impegni lavorativi: la classe ’97, infatti, è tecnico radiologo, ed ha dedicato gli ultimi anni della sua vita proprio allo studio ed al lavoro, dovendo così sacrificare la sua più grande passione, la pallanuoto. Un avvio di carriera che sembrava proiettato verso grandi obiettivi, che ha subito però una deviazione per cause di forza maggiore, lo studio e gli impegni lavorativi.

Dopo aver salutato la sua isola, infatti, Martina ha progressivamente dovuto allontanarsi del suo sport, soprattutto a causa del basso numero di città in giro per l’Italia dove la pallanuoto femminile sia concepita come una disciplina di alto livello: un “inseguimento” durato a lungo, che tuttavia è riuscito ad avere, finalmente, un lieto fine. Nel 2022, infatti, qualcosa è cambiato: l’approdo nel capoluogo emiliano ha portato con sé anche il rientro all’attività pallanuotistica della trapanese che, con impegno e costanza, è riuscita a dimostrare a tutti, ma in primis a sé stessa, che non ci sono limiti se si ama tanto qualcosa e ci si investono tempo, passione e dedizione, anche dopo un’intera giornata (o nottata) di lavoro.

«La mia esperienza è iniziata nell’Aquagym Trapani, nella mia città, quando mi sono stufata dei corsi di nuoto» racconta Martina. «La squadra era appena nata, eravamo tutte molto piccole ed alle prime armi, ma io mi sono innamorata subito della pallanuoto: man mano, crescendo, ho dedicato sempre più energie alla piscina, concentrandomi però anche sulla scuola, perché altrimenti mia madre mi avrebbe subito fatta smettere» scherza. «Quando è arrivato il momento di scegliere l’università, ho cercato in tutti i modi di entrare in una facoltà dove in città fosse presente una squadra di buon livello. Il caso ha voluto che finissi a Perugia, dove esisteva una formazione femminile, ma era appena nata e composta da ragazze molto giovani. Per i primi due anni ho disputato il campionato insieme a loro, allenandomi la sera con i maschi a causa degli orari universitari. Il terzo anno invece ho deciso di smettere con la prima squadra, la serie B, perché sentivo una mancanza soprattutto sul piano degli allenamenti e delle motivazioni: volevo allenarmi seriamente, con un obiettivo preciso che mi stimolasse. Ho continuato ad andare in piscina per tenermi in forma e divertirmi, ma avevo voglia di riprendere a giocare in maniera più concreta. Finita l’università, mi sono dedicata ai concorsi: ho sperato, anche questa volta, di capitare in una città pallanuotistica, ma la fortuna ancora non ha girato. Sono finita infatti a Trento, dove le realtà pallanuotistiche sono molto ridotte: lì ho deciso di appendere la calottina al chiodo, a malincuore, e di buttarmi sul lavoro».

Una vita dedicata esclusivamente agli impegni in ospedale che, però, è mutata improvvisamente nel momento in cui il lavoro ha portato Martina a doversi spostare a Bologna: «Ero arrivata in città da qualche giorno quando ho ricevuto la chiamata dalla Rari Nantes: ho detto di sì immediatamente, perché era finalmente l’occasione giusta per rimettermi in gioco in una categoria importante, che implicasse non solo divertimento ma soprattutto impegno e dedizione. È iniziata così una nuova fase della mia vita, nella quale sostanzialmente mi allenavo, lavoravo e dormivo» ride. «Devo dire che all’inizio è stato tremendo, perché non ero più abituata fisicamente ai ritmi che la pallanuoto di alto livello impone: capitava che, dopo aver lavorato tutta la notte, andassi direttamente in piscina nell’allenamento della mattina, per poi ributtarmi in vasca la sera. Il tutto era da conciliare coi miei turni in ospedale: da questo punto di vista devo dire che i miei colleghi sono stati un aiuto e supporto importantissimo, tanto che spesso capitava che gestissero la turnazione sulla base delle mie partite e dei miei allenamenti. Nel corso dell’anno però, mi sono abituata ai ritmi che il lavoro e la piscina mi imponevano, fino a che non è diventata una vera e propria routine che non mi pesava nemmeno più. Nonostante sia stata dura, non mi sono affatto pentita del mio sì di settembre, ed anzi rifarei tutto questo altre mille volte! Ho potuto riprendere lo sport che amo dopo due anni di stop, immergermi nella massima categoria che esista in Italia e, soprattutto, creare dei legami bellissimi che mi hanno permesso di amare ancora di più Bologna».

Martina non vestirà più i colori della Rari Nantes Bologna nella prossima stagione. Un vero peccato, perché oltre ad essere un’atleta seria e capace, si è dimostrata un elemento importante anche nello spogliatoio, mettendo a diposizione della squadra la propria maturità e perenne allegria. «Dovendo fare delle scelte, ho deciso di riappendere la calottina al chiodo: avrei tantissima voglia di continuare a giocare alla Rari, ma ho bisogno di ottenere una maggiore stabilità che mi permetta di raggiungere i miei obiettivi, per cui ho dovuto operare un taglio importante nei miei impegni quotidiani dando priorità ad altro. Non ho però intenzione di smettere completamente: continuerò ad andare in acqua ad allenarmi appena posso, perché amo questo sport e quello che mi ha dato in tutti questi anni, soprattutto nell’ultima stagione qui a Bologna».

 

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