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Amarcord – Ibson, Felsner e quel particolare che (quasi) li accomuna

C’è un piccolo dettaglio che avvicina Ibson e Felsner, due persone che hanno ottenuto risultati decisamente diversi in rossoblù, ma entrambi sono parte del lungo cammino del club

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Amarcord - Ibson e Felsner

Se qualcuno vi dicesse che c’è qualcosa che (quasi) lega Hermann Felsner, storico e vincente allenatore del Bologna, e la meteora brasiliana Ibson Barreto da Silva tanto da scrivere un amarcord sui due, ci credereste?

Effettivamente è davvero un piccolo particolare che, incredibile o meno che sia, fa in modo che la loro avventura bolognese inizi in modi similari. Arrivati in Italia non trovarono nessuno ad attenderli. Le similitudini tra Ibson e Felsner, però, iniziano e finiscono qui. Non solo per la differente storia che hanno avuto in rossoblù, ma anche perché i tempi erano completamente differenti e le situazioni non sono paragonabili se non, appunto, per questo piccolo particolare.

Ibson Barreto da Silva, e il piccolo ritardo

Partiamo dall’evento più recente, che molti ricorderanno. Nel gennaio 2014 e praticamente negli ultimi minuti disponibili il Bologna ufficializzava l’acquisto di Ibson Barreto da Silva dal Corinthians.

Sconosciuto ai più, ma con una buona esperienza in Portogallo ed una più recente in Russia, con Alessandro Diamanti dato per partente e che da lì a poco sarebbe davvero andato in Cina, il brasiliano era l’unica speranza a cui una tifoseria sempre più preoccupata ed arrabbiata poteva aggrapparsi. La piazza era fortemente scettica, anche perché i tifosi brasiliani sui social ringraziarono il Bologna per essersi portati via il giocatore. Non un bel biglietto da visita.

La Speranza è sempre l’ultima a morire dice il proverbio ma, ahinoi, a volte è destinata a comunque a soccombere. Questa fu una di quelle volte.

La storia racconta che il giocatore arrivò all’aeroporto e non trovò nessuno ad attenderlo. Nessun dirigente o uomo di spicco della società rossoblù era pronto ad accoglierlo al suo atterraggio in Italia. Non è chiarissimo né come né cosa sia davvero successo, e onestamente poco ci interessa, fatto sta che Ibson venne raggiunto dopo poco dal personale della società.

Il piccolo contrattempo su superato immediatamente ma Ibson sul campo non ingranò mai. E i tifosi del Bologna capirono presto perché i loro colleghi del Corinthians, alla notizia della cessione del giocatore, inondarono i social network con ringraziamenti. Una meteora che non portò nulla alla società di allora ma che offre un parallelo, per quanto un po’ forzato, con qualcuno che invece fece davvero la storia del Bologna.

Ibson Barreto da Silva

Ibson Barreto da Silva

Amarcord – Hermann Felsner, l’allenatore che risponde a un’inserzione

Tutt’altra storia quella di Herman Felsner. L’allenatore austriaco vinse 4 Scudetti col Bologna (oltre che una Coppa Italia col Genoa ed una Serie B con la Sampierdarenese) ma soprattutto ebbe il grande merito di dare al Bologna dell’inizio degli anni ’20 un metodo di allenamento e di gioco.

Il Bologna fino a quel momento non aveva avuto un vero e proprio allenatore ed il ruolo era stato ricoperto un po’ da giocatori e un po’ dai dirigenti. Ma il Bologna aveva delle ambizioni e si decise di cambiare strategia.

Serviva un allenatore, e ne serviva uno bravo, ma soprattutto serviva qualcuno che venisse da una città che fosse l’attuale riferimento per il bel gioco ed il metodo calcistico europeo: doveva venire dall’Austria, e più precisamente da Vienna.

Ecco allora che su un giornale viennese apparve l’inserzione “allenatore cercasi” da parte del Bologna Football Club. Arrivarono tante risposte e l’ex capitano Arrigo Gradi venne mandato a Vienna per incontrarne alcuni, con una discreta somma da poter mettere sul piatto. E la scelta cadde in modo decisamente appropriato ed opportuno su Hermann Felsner.

Hermann Felsner

Hermann Felsner

L’arrivo alla stazione e le differenze tra le due storie

La società cerca un allenatore, ne trova uno e decide di pagarlo decisamente bene… con queste premessi ci si aspetterebbe un arrivo in pompa magna, ed invece no.

Nel settembre del 1920 Hermann Felsner scende dal suo treno alla stazione di Bologna e non trova nessuno ad attenderlo.

Altra differenza yta Ibson e Felsner: l’austriaco non ha un cellulare con cui nel caso avvisare qualcuno. La sede del Bologna però era in centro città e così, l’allenatore del Bologna, chiede dove si trovi il Bar del Corso, e si incammina verso quello che era il punto di ritrovo della squadra.

Entrava in questo modo in città un uomo allampanato, con un vestito elegante e pantaloni alla zuava, incorniciati da una bombetta, un pince-nez ed una sigaretta montata su un lungo e sottile bocchino. Un uomo come tanti, a spasso per Bologna, che però avrebbe fatto fare al Bologna un salto di qualità davvero inimmaginabile. E che segnò in modo indelebile la storia del Bologna Football Club.

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