Bologna FC
Verso Bologna-Inter, Simone Biancofiore (TV Nerazzurra): «Palladino sa come fermare l’Inter, sarà partita molto tattica»
È il giorno di Bologna-Inter, e abbiamo affrontato l’avvicinamento al match intervistando un esperto del mondo Inter e direttore di TV Nerazzura: Simone Biancofiore
È il gran giorno del ritorno al Dall’Ara, è il gran giorno di Bologna-Inter. Un match che negli ultimi anni ha regalato gioie e dolori, più all’una che all’altra. Un match mai banale e, come da tradizione negli ultimi anni, nemmeno quello di oggi lo sarà. Un Bologna alla ricerca di continuità e un Inter, invece, alla ricerca di riscatto dopo una notte di Champions League alquanto deludente. Di tutto questo abbiamo parlato con il giornalista ed esperto delle vicende di casa Inter Simone Biancofiore, direttore responsabile di “TV Nerazzurra” e fondatore de “La voce degli interisti”.
Bologna-Inter, l’avvicinamento alla partita
Simone, Bologna-Inter non è mai stato un match banale negli ultimi anni, e questo sembra proseguire sulla stessa falsariga: i rossoblù hanno bisogno di una scossa, e l’Inter dopo la Champions, stranamente, pure: che partita vedremo oggi?
«Davvero difficile ipotizzare il tipo di partita che vedremo, molto dipenderà dall’atteggiamento dell’Inter. Mi riferisco soprattutto all’ approccio. In queste prime uscite, l’Inter non è stata impeccabile, ha spesso fatto fatica ed è andata più volte in svantaggio, ma ha poi avuto la cattiveria e la bravura per recuperare e ribaltare il risultato. In Europa, però, le cose non sono andate allo stesso modo. Lì sembra essere una storia totalmente diversa. Non escludo l’ipotesi di assistere a una sfida molto tattica. Palladino sa come fermare questa Inter e mi intriga vederlo sulla panchina dei felsinei. In questa prima fase, sta dando equilibrio e compattezza alla squadra. E non solo visto che i dati indicano che, con lui, il Bologna verticalizza di più rispetto al passato».
Conoscendo il suo avversario, seppur sia cambiato molto rispetto alla scorsa stagione, come pensi che Chivu abbia preparato questa partita? Lo scorso anno l’incrocio al Dall’Ara ci fu all’ultima giornata, quando ormai tutto era deciso…
«C’è la variabile Champions League a fare la differenza, oltre all’infortunio di Lautaro. Per un allenatore non è mai facile preparare tutte queste partite ravvicinate, e lo è ancora meno con il Bologna, perché la guida tecnica è cambiata da poco. Il modo di giocare dell’Inter è noto a tutti, anche se Chivu ci sta mettendo del suo. Sarà una partita completamente diversa rispetto a quella della passata stagione per tantissimi motivi. Forse il lavoro più faticoso che ha dovuto fare Chivu in questi giorni riguarda l’aspetto psicologico. Le critiche non sono mancate dopo la brutta sconfitta contro il Brugge».
I precedenti del match, e anche di Chivu
Si parla tanto di ciò che si porta dietro ogni anno Bologna-Inter, per la storia di questo match. I precedenti dello stesso Chivu con il Bologna da allenatore, però, sono quasi tutti positivi, con un’unica sconfitta ai rigori in Supercoppa: pensi che sia un bene per lui non avere certi fantasmi?
«Ci sono tanti numeri e curiosità interessanti legati a questa sfida. Il bilancio di Chivu contro il Bologna fa ben sperare i tifosi dell’Inter. Lo stesso Palladino, inoltre, non è mai riuscito a battere il tecnico rumeno nei tre precedenti. Un’altra curiosità riguarda anche il direttore di gara che sarà Doveri. Lo stesso di Bologna-Inter del 27 aprile 2022, una partita che costò ai nerazzurri punti pesantissimi nella corsa scudetto contro il Milan, complice il clamoroso errore di Radu. L’Inter, a Bologna, si è fatta spesso male. Più di recente, nell’aprile 2025, è arrivata la pesante sconfitta in pieno recupero, con l’eurogol di Orsolini, che contribuì a compromettere la corsa al titolo della squadra di Inzaghi a discapito del Napoli. Chivu non vedrà i fantasmi ma alcuni suoi giocatori si. Sarà determinante il suo supporto psicologico».
C’è una “questione portieri” anche in nerazzurro?
A Bologna si parla tanto dei portieri, ma anche, quantomeno, tra i tifosi nerazzurri: pensi che oggi vedremo schierato titolare Provedel al posto di Josep Martinez? Sarebbe giusto?
«Attorno a Josep Martinez c’è tanto rumore. Da una parte è giustificato, dall’altra meno. Lo spagnolo è stato protagonista in negativo con alcune leggerezze evitabili e su questo c’è poco da dire. Tuttavia, almeno in questa fase della stagione, le sue qualità non possono essere messe in discussione. A far ben sperare sono le parate con cui riesce a riscattarsi subito dopo un errore. Spesso sono interventi determinanti e importanti. Dimostra tanto questo aspetto.
L’Inter non subisce tanti gol soltanto per colpa sua. Il problema riguarda la fase difensiva nel suo complesso. Contro il Brugge, prima della sua leggerezza, ci sono stati diversi errori da parte dei compagni. Certo, resta da chiedersi che cosa volesse fare Martinez con quella uscita. Gli errori tecnici sono stati pochissimi, prevalgono quelli legati alla mancanza di attenzione e alla sottovalutazione del pericolo. Ma questo è un problema che riguarda tutta l’Inter, non soltanto lo spagnolo. Semplicemente, quando sbaglia un portiere, tutto viene amplificato. Se Chivu confermerà la linea adottata finora, dovrebbe puntare ancora su Martinez. E sarebbe giusto così, perché, una volta trovata la giusta quadratura in difesa, anche il portiere ne beneficerà».
Il mercato e quegli interessi per gli ormai ex-Rossoblù
L’Inter, a differenza del Bologna il quale ha impostato un mercato completamente diverso, non ha ancora mostrato a pieno tutto il potenziale dei nuovi acquisti, e anche oggi, nomi alla mano, non dovrebbero vedersene “tanti”: ti aspettavi un impatto più immediato, al di là degli infortuni?
«Mi aspettavo di più da Curtis Jones. Non sembra essersi ancora ambientato in un campionato molto diverso da quello inglese. Attorno a lui si sono create tante aspettative, anche perché l’Inter lo ha seguito a lungo. Ed è stata una trattativa troppo mediatica e questo nemmeno lo sta aiutando. Bisogna avere pazienza, perché si sta inserendo in un contesto tattico già consolidato.
Su Stones, invece, non sono sorpreso. E’ ormai noto per i problemi fisici che si ripresentano costantemente. Secondo me, è stato preso più per alzare il livello mentale della squadra e per essere un’alternativa ad Akanji, che non ha iniziato al meglio questa stagione. Spence è arrivato già infortunato e anche lui ha bisogno di tempo per integrarsi. Mi aspettavo forse più spazio per Stankovic. È un ragazzo con un bel potenziale, ma penso che Chivu stia centellinando il suo utilizzo perché all’Inter, se sbagli una partita, tutto il mondo esterno diventa tossico e distruttivo. Non vuole bruciarlo, ma avrà il suo spazio. Spenderei infine qualche parola per Pavard, rientrato a Milano dopo l’esperienza al Marsiglia. È un ragazzo che merita una seconda chance e che, finora, non ha mai deluso».
Quest’estate si è parlato molto di ex-Rossoblù come Lucumì, ai tempi ancora sotto le Due Torri, e Ndoye come possibili pedine di rinforzo per l’Inter: a livello di impatto pensi avrebbero potuto dare un qualcosa in più subito, a differenza di chi è arrivato in difesa e sull’esterno?
«Sono due giocatori interessanti e, quando sono stati accostati all’Inter, mi sono sempre interrogato sul loro possibile inserimento in un contesto tattico così consolidato. Lucumí, forse, avrebbe fatto più fatica, considerando la concorrenza in difesa, mentre Ndoye mi intrigava maggiormente. Era quel giocatore che poteva dare qualcosa in più in termini offensivi, soprattutto nell’uno contro uno. Nell’Inter non ci sono calciatori con quelle caratteristiche e, forse, con lo svizzero sarebbe stato necessario apportare anche qualche modifica tattica. È un giocatore che avrei preso, ma il modo di giocare dell’Inter avrebbe potuto creargli qualche difficoltà».
Palladino e l’assenza di Lautaro: le chiavi di Bologna-Inter
Palladino ha quasi sempre messo in difficoltà l’Inter durante la partita nelle sue precedenti esperienze, al di là dei risultati al triplice fischio: ti aspetti un qualche tipo di contromossa particolare anche oggi da parte del suo Bologna?
«Sì, non mancheranno le contromosse. Mi aspetto una partita attenta e una squadra molto compatta. Rispetto alle esperienze precedenti, Palladino ha a disposizione giocatori diversi in questo Bologna, ma studierà sicuramente qualcosa di diverso. Mi aspetto un lavoro senza palla molto importante, accompagnato da tanta intensità. Non si sbilancerà, ma non sarà nemmeno una partita di sola attesa quella del Bologna, anche perché lì davanti ha giocatori di qualità quando ripartono».
L’Inter arriva a Bologna senza il suo capitano, Lautaro Martinez: qual è secondo te la coppia migliore tra i tre a disposizione di Chivu oggi, visto e considerato un Bologna che andrà con la difesa a tre e che sta cercando di registrare del tutto i propri meccanismi?
«Forse quella composta da Thuram e Pio Esposito. Hanno caratteristiche diverse, ma che si sposano perfettamente. Bonny meriterebbe maggiore spazio. Quando è entrato, ha sempre fatto bene e ha dimostrato di avere la giusta mentalità. Ha una media di un gol ogni 69 minuti, un dato che dimostra come possa dire la sua. L’Inter è una squadra che non fa fatica a trovare il gol. Sulla carta ha quattro attaccanti e ha già mandato a segno ben dieci marcatori diversi. Un ulteriore dato che conferma la forza offensiva di questa squadra e che tutti possono essere attaccanti in questa squadra».
Chi pensi possa mettere in difficoltà maggiormente la retroguardia nerazzurra oggi? Ovviamente, a livello di caratteristiche e per quanto hai visto finora sia dell’Inter, che non sembra ancora impenetrabile…
«Oggi, considerando come subisce l’Inter, penso che tutti possano mettere in difficoltà i nerazzurri. Oltre a dover migliorare alcuni meccanismi difensivi, la squadra ha bisogno di mantenere alta l’attenzione e di non sottovalutare mai gli avversari. È un errore che si ripete spesso e che, in Europa, paga a caro prezzo. Avrei preferito che nel Bologna ci fosse Orsolini, proprio per una questione di atteggiamento. Un giocatore con le sue caratteristiche avrebbe forse costretto i nerazzurri ad accendere subito l’interruttore e a restare concentrati dal primo all’ultimo minuto. O meglio, li avrebbe messi nelle condizioni di allenarsi a farlo. Il Bologna, però, può contare su diversi elementi interessanti. Citare Bernardeschi sarebbe scontato, ma Cambiaghi potrebbe essere quello in grado di creare i maggiori grattacapi».
Darmian, prima uomo e poi giocatore
L’ultimo pensiero che ti chiedo è su Darmian: pilastro nello spogliatoio dell’Inter negli ultimi sei anni, ma anche fattore determinante in campo. Palladino lo ha lanciato subito contro il Lecce: quanto pensi sia importante il suo arrivo in un Bologna che ha bisogno di punti di riferimento, anche al di là del rettangolo verde?
«Prima ancora che un calciatore, direi che è un uomo straordinario. Mai una parola fuori posto, sempre a disposizione del gruppo e con la massima umiltà. È il tipo di giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere in squadra. Direbbe di sì, pur di aiutare la squadra, a giocare in porta. Grazie alla sua duttilità, sarà sicuramente utile a questo Bologna, anche all’interno dello spogliatoio. All’Inter ha lasciato ricordi bellissimi, oltre a nove trofei. Forse gli manca soltanto una Champions League, quella persa contro il Manchester City. Sarebbe stata la giusta conclusione».
Continua a leggere le notizie di 1000 Cuori Rossoblu e segui la nostra pagina Facebook
